La gioiosa speranza della gloria che ci accompagna e attende


di Giuliva Di Berardino

LA SOLENNITÀ DELL’ASCENSIONE DEL SIGNORE 

La solennità dell’Ascensione, celebrata il giovedì della VI settimana di Pasqua fin dai secoli IV e V, è stata assegnata alla domenica VII di Pasqua dopo gli accordi intercorsi tra la Santa Sede e il Governo italiano nel 1977. Questo mistero è celebrato dalla liturgia in un’intima connessione con la Pasqua, e sotto un duplice aspetto: in quanto glorificazione di Cristo e in quanto inizio della glorificazione della Chiesa, Corpo di Cristo.

Le parole della preghiera di colletta, la preghiera che racchiude le intenzioni dell’assemblea che celebra l’Ascensione del Signore, ci indicano proprio il senso di questa festa: “Esulti di santa gioia la tua Chiesa, o Padre, per il mistero che celebra in questa liturgia di lode, poiché nel tuo Figlio asceso al cielo, la nostra umanità è innalzata accanto a te, e noi, membra del suo corpo, viviamo nella speranza di raggiungere Cristo, nostro capo, nella gloria.”

La Chiesa dunque celebra, nella Solennità dell’Ascensione, la glorificazione di Cristo perché si sottolinea che è salito al cielo colui che discese dal cielo (Gv 3,13; 6,62).

Il riferimento biblico più evidente si trova nel testo di Atti 1,1-11 che racconta come Gesù si sottrae agli sguardi dei suoi discepoli, avvolto nella nube di gloria, come nella trasfigurazione, mentre, per i suoi discepoli, giunge l’ora d’incominciare la loro missione per aver ricevuto il mandato ad andare in tutto il mondo per annunciare il Vangelo ad ogni creatura.

Nel ciclo degli anni che la liturgia dispone, troviamo rispettivamente Marco (Mc 16,15-20) nell’anno B e Luca (Lc 24,46-53) nell’anno C che accennano all’Ascensione, mentre Matteo (Mt 28,16-20) nell’anno A  descrive l’ultima manifestazione di Gesù avvenuta, non a Gerusalemme, bensì in Galilea, come avevano predetto le donne (cfr. Mt 28,10). Diremo quindi che Matteo e Marco mettono in maggior rilievo l’invio degli apostoli al mondo intero, mentre Luca racconta la promessa dello Spirito Santo, in parallelo con il racconto della Pentecoste che troviamo in Atti 1.

L’aspetto cristologico, inoltre, appare in modo anche più evidente nell’Ufficio divino, che usa una serie di salmi tradizionali applicati a Cristo nell’Ascensione, come il salmo 46: «Ascende Dio le acclamazioni», o il salmo 67: «Sei salito in alto conducendo prigionieri» (cfr. Ef 4,8), il salmo 109: «Siedi alla mia destra» (cfr. Mc 16,19); il salmo 112: «Su tutti i popoli eccelso è il Signore». Sono, però, le antifone a dare  maggior rilievo agli accenni di questi salmi, mentre la lettura patristica — un discorso di sant’Agostino — in perfetta sintonia con la lettura biblica, invita a contemplare il mistero di colui che è salito al cielo per spargere doni sugli uomini, e il dono per eccellenza  è lo Spirito Santo, che rende gli uni apostoli, gli altri profeti, altri dottori, ecc. per l’edificazione del Corpo di Cristo.

In sintesi possiamo comunque affermare che tutta la liturgia vuole fissare la nostra attenzione non solo sulle conseguenze che ha avute per noi l’Ascensione del Signore, ma anche sul significato ecclesiologico più profondo di questo mistero che celebriamo.

E, in effetti, come ci trasmette la preghiera di colletta che è stata riportata come incipit, la glorificazione di Cristo testimonia, per l’umanità redenta, che una parte di noi è già stata introdotta nel santuario celeste. Cristo divide con la Chiesa, suo corpo e sua pienezza (Ef 1,17-23: II lett.), la ricchezza della sua gloria. Avviene un nuovo scambio, un «ammirabile commercio», per usare l’espressione di san Leone Magno, simile a quello che avvenne nell’Incarnazione, fra la divinità e l’umanità nella persona di Gesù, ora glorioso.

La liturgia della Solennità dell’Ascensione ci fa partecipare a questo scambio tra umanità e gloria. Così prega l’orazione sulle offerte: “...per questo santo scambio di doni, fa’ che il nostro spirito si innalzi alla gloria del cielo.”

Parole che ci presentano proprio il tema dello “scambio” come parallelo dell’Incarnazione: l’uomo ha dato a Dio la sua carne, e Dio dà  all’uomo la sua gloria divina. Così, alla fine della celebrazione, dopo aver ricevuto la comunione, l’orazione dopo la comunione ci indica il fine ultimo dell’intera celebrazione di questa solennità: “Dio onnipotente e misericordioso, che alla tua Chiesa pellegrina sulla terra fai gustare i divini misteri, suscita in noi il desiderio della patria eterna, dove hai innalzato l’uomo accanto a te nella gloria.” 

Celebriamo allora con fede la Solennità dell’Ascensione del Signore e lasciamo che cresca in noi, ogni giorno di più, la gioiosa speranza della gloria che ci accompagna e che ci attende. Buona e santa festa dell’Ascensione! 


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