Rischio di una crisi alimentare senza precedenti


a cura di Angelica La Rosa

IN OCCASIONE DELLA GIORNATA MONDIALE DELLA FAME, CARITAS INTERNATIONALIS SOLLECITA SOLUZIONI SOSTENIBILI A LUNGO TERMINE PER SCONGIURARE LA MANCANZA DEL CIBO NEL MONDO

In tutto il mondo, circa 276 milioni di persone affrontano un’insicurezza alimentare acuta, mentre 811 milioni di persone vanno ancora a letto a stomaco vuoto. Nelle regioni del Sahel e del Corno d’Africa, molti milioni di persone stanno affrontando condizioni di siccità e carestia e si stima che 15-16 milioni di persone in Etiopia, Kenya e Somalia abbiano bisogno di assistenza alimentare immediata a causa della siccità. In Venezuela, dove la malnutrizione infantile è salita al 26% durante la pandemia di Covid-19, 9,3 milioni di persone sono insicure dal punto di vista alimentare e il 96% della popolazione vive in povertà, con meno di 3 dollari al giorno. In Siria, oltre il 55% della popolazione è considerato insicuro alimentare. Il numero di bambini siriani malnutriti – oltre 6,5 milioni – è aumentato del 7% solo nell’ultimo anno.

In occasione della Giornata Mondiale della Fame che si è svolta lo scorso 28 maggio, Caritas Internationalis ha denunciato il drammatico aumento della fame dovuto alla crisi climatica, all’impatto del COVID-19 e ai conflitti, evidenziando in particolare come la guerra in Ucraina stia avendo gravi conseguenze sull’intero globo, in particolare per quanto riguarda l’insicurezza alimentare.

La Caritas ha invitato i governi e le parti interessate chiave a impegnarsi a tutti i livelli ed ha sollecitato l’attuazione di strategie di ripresa sostenibile che si basino sull’affrontare gli impatti dei cambiamenti climatici e dei conflitti al fine di migliorare la resilienza della filiera alimentare ed evitare picchi di fame.

Secondo la Caritas sono molteplici i fattori di fame, tra cui povertà, instabilità socio-politica, guerra, accesso a opportunità di lavoro dignitoso, ingiustizia e cambiamento climatico.

Per scongiurare il rischio imminente di una crisi alimentare globale senza precedenti, c’è un urgente bisogno di soluzioni sostenibili a lungo termine, volontà politica e determinazione, che affrontino le radici del nostro sistema alimentare ingiusto che provoca la fame“, ha affermato il segretario generale di Caritas Internationalis Aloysius John, sottolineando il ruolo centrale che le comunità locali possono svolgere nella creazione di cambiamento e nel superamento dei problemi legati alla sicurezza alimentare e alla fame nel mondo. “Un mondo senza fame è possibile a condizione che le persone siano motivate e incoraggiate a diventare attori attivi nella produzione alimentare“.

Nell’ottica del giornalismo costruttivo e ricordando le parole di Papa Francesco nell’enciclica Fratelli tutti del 3 ottobre 2020 (“milioni di persone soffrono e muoiono di fame. Allo stesso tempo, tonnellate di cibo vengono gettate via. Questo costituisce un vero scandalo. La fame è criminale; il cibo è un diritto inalienabile“) si potrebbero esortare, unitamente alla Caritas Internationalis, i leader mondiali e i decisori politici ad assegnare più fondi ai programmi che cercano di combattere i fattori su esposti.

Solo incidendo su tali fattori strutturali che portano alla fame, infatti, si potrà contribuire efficacemente fornire assistenza ai sistemi economico-sociali locali, cercando di includere nelle scelte politiche alimentari i produttori e i consumatori dei vari territori. Promuovere l’adozione di pratiche sostenibili nel sistema alimentare consentirà di potenziare l’agricoltura ecologica e, questo, oltre ad attuare strategie adeguate di approvvigionamento alimentare che evitino “picchi di fame”, potrà permettere di investire nella trasformazione dei sistemi alimentari, in particolare nell’agroecologia, rendendo le nazioni più resilienti agli shock geopolitici che accelerano carestie e carenza massiva di alimentazione di base.


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