Fine libertà negli Stati Uniti, crollo dell’UE e dominio della Cina?

di Pietro Licciardi

GEOPOLITICA: QUALI SARANNO GLI SCENARI DEL DOPOGUERRA IN UCRAINA?

Man mano che la guerra in Ucraina va avanti si stanno delineando scenari abbastanza inquietanti.

Con il massiccio invio di armi, equipaggiamenti e munizioni gli Stati Uniti e i partner europei della Nato stanno svuotando i loro arsenali e indebolendo le loro capacità militari. Questo significa che gli Usa non potranno sostenere gli alleati europei e asiatici nel caso di nuove crisi internazionali e sappiamo bene cosa sta bollendo in pentola nel mar della Cina, in cui Pechino ha già manifestato la volontà di annettersi Taiwan, mentre militarizza le isole contese nel Pacifico con Giappone e Filippine o ne costruisce di nuove per estendere le aree di influenza. 

Per quanto riguarda il nostro continente un disimpegno americano era stato già preannunciato dall’amministrazione Trump, che aveva chiesto agli europei di investire di più nella difesa; da qui la recente decisione da parte dell’Italia di aumentare le proprie spese militari. Gli Stati Uniti del resto è fin dai tempi della guerra fredda che stanno chiedendo agli alleati europei di armarsi di più, ma questi hanno sempre fatto orecchie da mercante, preferendo spendere in burro invece che cannoni, confidando sul fatto che lo zio Sam non avrebbe lasciato il vecchio Continente alla mercé dell’orso sovietico. Ma adesso lo scenario è molto cambiato.

Gli Stati Uniti hanno capito molto bene che la loro potenza economica sta rapidamente declinando e il dollaro tra una ventina d’anni non sarà più l’arbitro dei mercati internazionali. Per rallentare il declino occorre rafforzare la banconota verde e questo non può avvenire che affossando l’Euro, il quale deve la sua fortuna più al fatto di essere diventato un concorrente del petrodollaro, che allo stato di salute economica di un continente privo di materie prime, senza una politica estera e commerciale comune e che ha smantellato buona parte delle sue manifatture delocalizzandole in Cina.

La guerra in Ucraina poi – dove siamo stati trascinati grazie alla Nato – ha ulteriormente indebolito la Russia e fatto tramontare la possibilità di una partnership che tanto bene avrebbe fatto alla prosperità politica ed economica del vecchio continente.

Ma se l’Euro cade, cade pure l’Unione europea, travolta dalle tensioni sociali che seguiranno la conseguente crisi economica mentre Germania e Francia proseguiranno con ancor più determinazione di oggi per la loro strada, alla faccia della retorica europeista alla quale sembrano credere solo gli italiani. 

Purtroppo la nostra classe politica inetta, inefficiente, sottomessa allo straniero e refrattaria ad ogni patriottismo – che è cosa ben diversa dal nazionalismo sciovinista – non sarà in grado né di difendere i nostri interessi né tantomeno di immaginare qualcosa che possa assicurare la sopravvivenza dell’Italia nello sconquasso prossimo venturo, il che fa presagire l’avvento di tempi molto cupi.

Pechino al contrario sta proseguendo la sua ascesa, rafforzata dall’alleanza siglata da Xi Jinping e Putin, economicamente debole ma con ancora rilevanti riserve di petrolio, gas naturale e minerali da offrire. Inoltre accresce la capacità militare come la presenza in aree chiave come l’Africa e non c’è dubbio che il vero vincitore dell’attuale conflitto europeo sarà proprio la Cina, la quale diventerà – ahinoi – il vero arbitro dei destini del mondo.

Ma anche gli americani non se la passeranno bene, perché anche negli Usa le sanzioni stanno impoverendo parecchia gente mentre l’amministrazione “democratica” di Joe Biden, con la complicità di una buona parte dei repubblicani, sta portando avanti la nazificazione del Paese. Si pensi alla strumentalizzazione dei nuovi movimenti di sinistra, Woke e Blak Lives Matter, usati come le camice brune naziste per creare disordini e intimidire gli avversari – come dimostrano le violenze di questi giorni contro i sostenitori della vita – o ai clamorosi brogli elettorali alle presidenziali del 2020, che molto probabilmente si ripeteranno in occasione delle elezioni di metà mandato e alle successive presidenziali del 2024. Non solo, ma come ci ha mostrato molto chiaramente il Canada di Justin Trudeau anche gli Usa stanno preparando la massiccia repressione del crescente dissenso interno.

In Ucraina i “democatici” stanno peraltro ripetendo la stessa operazione fatta in Afghanistan e in Siria, ovvero stanno sovvenzionando, armando e addestrando formazioni estremiste che oggi combattono i russi ma che domani potranno rivolgere le armi contro l’America.

Probabilmente non è affatto un caso che nell’acciaieria di Azovstal assieme ai soldati del battaglione Azov siano stati catturati istruttori della Nato mentre numerosi contractor americani, ex forze speciali, stiano addestrando altre formazioni ultranazionaliste e neonaziste ucraine. 

La determinazione americana a combattere la Russia fino all’ultimo ucraino porterà alla completa devastazione del Paese, già poverissimo, e farà sorgere in chissà quanti sentimenti di vendetta che presto o tardi sfoceranno in attentati sul suolo americano. A quel punto sarà un gioco da ragazzi definire chiunque manifesti un qualche dissenso con la politica della Casa Bianca un nazista e un terrorista, da sbattere in qualche gulag stile Guantanamo. 

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