I BRICS organizzano il mondo multipolare, a prescindere dalla guerra


di Matteo Castagna

LA SCELLERATA POLITICA DELLE SANZIONI, OLTRE A COLPIRE PESANTEMENTE I BILANCI FAMILIARI DEGLI EUROPEI, METTE, DI FATTO, LA RUSSIA IN BRACCIO ALLA CINA

George Orwell sosteneva che “nel tempo dell’inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario“. Siccome noi siamo per la verità, è evidente che oltre alla menzogna, anche tacerla sia funzionale all’inganno universale. Certa comunicazione pubblica, del resto, è consapevole della sua prezzolata faziosità.

Sapevate che lo scorso 19 maggio i ministri degli Esteri dei Paesi BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa) si sono incontrati, in via telematica, per discutere della situazione strategica globale e per promuovere il loro processo di cooperazione e d’integrazione? I BRICS rappresentano più del 40% della popolazione mondiale e ben il 20% del Pil del pianeta, eppure i telegiornali dedicano maggior spazio alle sparate della Littizzetto. Non è strano? Certo, ma è anche tacendo argomenti importanti che si lascia la gente nell’ignoranza e il mainstream la fa da padrone. Ebbene sappiate che i cattivoni hanno sottoscritto una dichiarazione finale in cui “sostengono i negoziati tra Russia e Ucraina. Hanno anche discusso le loro preoccupazioni per la situazione umanitaria in Ucraina e dintorni ed hanno espresso il loro sostegno agli sforzi del Segretario generale delle Nazioni Unite, delle agenzie Onu e del Comitato Internazionale della Croce Rossa per fornire aiuti umanitari in conformità con la risoluzione 46/182 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite“.

Enorme importanza ha assunto la sessione separata del gruppo “BRICS Plus”, che ha incluso l‘Argentina, l’Egitto, l’Indonesia, il Kazakistan, la Nigeria, gli Emirati Arabi Uniti, l’Arabia Saudita, il Senegal e la Tailandia in rappresentanza dei Paesi emergenti e di quelli in via di sviluppo. E’ in considerazione un possibile allargamento dei BRICS. Se ne discuterà a giugno in Cina al 14° summit annuale, dedicato a una “Nuova era di sviluppo globale”. In pratica, se l’Occidente, ad oggi preferisce la guerra in Ucraina, pur di ostinarsi a non voler neppure considerare di dover attivare negoziati finalizzati ad un mondo multipolare, l’Oriente si muove per vie di fatto e cerca di ampliare il suo raggio d’azione ed influenza.

I BRICS stanno ribaltando l’Heartland teorizzato da Halford Mackinder, che mirava all’accerchiamento della Russia per bloccare la Cina, utilizzando un metodo simile, nei confronti di Stati Uniti ed Europa? La Dichiarazione fa del multilateralismo l’idea portante della politica dei BRICS. Ribadisce il ruolo guida del G20 nella governance economica globale e sottolinea che esso “deve rimanere intatto per fronteggiare le attuali sfide globali”. Evidentemente l’aggettivo “intatto” indica la volontà di avere anche la Russia nei meeting del G20, che, dopo l’Indonesia, nei prossimi tre anni saranno presieduti rispettivamente dall’India, dal Brasile e dal Sud Africa.

L’ex presidente brasiliano Lula Da Silva, candidato alle elezioni di ottobre, propone esplicitamente la creazione di una nuova valuta, il Sur, da usare nel commercio latinoamericano per non continuare a dipendere dal dollaro. A marzo diverse società cinesi hanno acquistato carbone russo pagando in yuan. E’ il primo acquisto di merci russe pagate in valuta cinese dopo che la Russia è stata sanzionata dai Paesi occidentali. Crediamo che sia il momento non solo di valutare meglio gli interessi dell’Unione europea ma anche di accentuare il ruolo di maggiore autonomia per contribuire a realizzare un assetto multipolare perché la Cina si è trasformata nell’ago della bilancia geopolitica mondiale.

L’investitore americano Kyle Bass ha evidenziato un profilo inquietante, indicando come l’autarchia di Pechino si stia attestando su precisi programmi, piani, scadenze. Nel gennaio 2020, prima dello scoppio della pandemia, la Cina aggiornava “la sua legge sugli investimenti esteri, che conferisce il potere di nazionalizzare beni ed investimenti esteri, in circostanze speciali, che includono la guerra“. Inoltre, mentre in Europa si frigna per propaganda russofoba, Bass ci informa che “Pechino sta accumulando cereali da oltre un anno. si stanno gettando le basi per il completo sequestro di beni esteri e investimenti in Cina“. Inoltre, Xi Jinping, di cui, in Italia, qualche ministro manco sa pronunciare il nome, sta proseguendo nell’attuazione di una politica di radicale calo delle importazioni, incentivando il mercato interno, formato da oltre un miliardo di persone. Non è difficile dedurre che la scellerata politica delle sanzioni, oltre a colpire pesantemente i bilanci familiari degli europei, mette, di fatto, la Russia in braccio alla Cina, proprio per difendersi da esse.

Tirando le somme, oggi scopriamo finalmente a cosa è servita l’Unione Europea. Lo abbiamo visto con la pandemia e ne abbiamo la conferma con la guerra: “siamo ufficialmente, tutti una colonia continentale della talassocrazia americana. Per molto tempo ho creduto anch’io che la costruzione europea fosse una grande cosa. Ma cerco di tenere gli occhi aperti e quello che vedo oggi non ha nulla a che vedere con questo. Vedo un’Europa che è diventata un mero vassallo degli Stati Uniti e che è dominata da interessi economici e finanziari, con grandi problemi di corruzione” (tratto dall’ intervista di Massimo A. Cascone al sociologo francese Laurent Mucchielli, per ComeDonChisciotte.org).

E’ difficile, umanamente parlando, uscire da una condizione simile, che ci destina alla sconfitta, con tutte le conseguenze del caso. La classe politica che abbiamo espresso è, probabilmente, la più mediocre dal dopoguerra. Ma, forse, anche questo, era nei piani dei grandi burattinai e dei giocatori sulla scacchiera globale, come direbbe Brzezinski, che hanno bisogno di sole pedine, perché Re, Regine e fanti hanno in mano il gioco sulla pelle dei Popoli dal 1945.


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