Attacco al sacerdozio sacramentale da parte di un esegeta “cattolico”

di Angelica La Rosa

LE FARNETICAZIONI DI UNO PSEUDO BIBLISTA AUSTRIACO

Il Bibelwerk Linz ha pubblicato nella sua newsletter un articolo di Martin Ebner, sacerdote e professore emerito di Nuovo Testamento alle Università di Münster e Bonn, in cui afferma ancora una volta che i sacerdoti non sono previsti nella Chiesa Cattolica e che il sacerdozio sacramentale, come inteso dalla Chiesa cattolica, non ha fondamento nel Nuovo Testamento.

Il Linzer KirchenZeitung, quotidiano della diocesi di Linz, aveva già pubblicato un’intervista a Ebner su queste teorie alla fine di aprile. Nell’articolo, Ebner (nella foto sotto) ha espresso sette tesi altamente problematiche (per non dire eretiche).

Infatti l’esegeta ha spiegato che i preti menzionati negli scritti del Nuovo Testamento non hanno nulla a che fare con i sacerdoti cattolici di oggi, e che i presbiteri erano solo membri di un consiglio di anziani, stabilito nell’amministrazione di ogni città o nelle associazioni. Ancora, Ebner ha dichiarato che i sacerdoti dell’antichità non erano altro che “direttori di culto” che offrivano sacrifici animali secondo certi riti a loro riservati. Nel caso dei sacerdoti ebrei c’era anche il fatto che potevano ottenere il perdono dei peccati offrendo il sacrificio.

A giudizio di Ebner nelle chiese del Nuovo Testamento non c’erano sacerdoti né sacrifici. Nelle chiese si teneva un pasto “secondo le usanze di un antico simposio”, ma con la differenza che si teneva “in memoria di Gesù”. Tutti i battezzati nell’area di influenza erano invitati e tutti ricevevano lo stesso cibo e tutti erano trattati allo stesso modo. Perché una caratteristica del cristianesimo primitivo era l’abolizione di tutti i confini di classe socialmente stabiliti, ha affermato Ebner nella quarta tesi. “Qualsiasi sovra-ordinazione o subordinazione delle persone sarebbe una contraddizione alla fede in Cristo”, ha scritto Ebner.

“La teologia del sacerdozio nelle prime comunità cristiane attribuiva il sacerdozio o a Cristo solo o a tutti i cristiani in comune”, riporta Ebner nella sua quinta tesi. L’espiazione per i peccati fu fatta una volta per sempre mediante la morte di Gesù Cristo sulla croce. “Il vero sacrificio”, secondo Ebner, sarebbe una “vita rivolta alle persone nel rispetto di Dio” e questo “sacrificio” può essere offerto da tutti, ha scritto ereticamente Ebner.

Nella sua settima tesi, Ebner afferma che la critica di Gesù al tempio ebraico è la base della fede cristiana, che rinunciava a un’istituzione del tempio e a riti riservati solo ai sacerdoti umani. Piuttosto, i primi cristiani intendevano se stessi come il nuovo tempio e Gesù come il suo centro designato da Dio.

Ebner rispondendo alla domanda su come sorsero i sacerdoti nel cristianesimo, ha argomentato (a suo dire) spiegando che alla fine del II e III secolo, gli episcopi (vescovi) e successivamente anche i presbiteri si consideravano i sacerdoti dell’Antico Testamento per poter chiedere la decima dai fedeli. Ma né i vescovi né i presbiteri offrivano sacrifici animali, quindi la designazione era simbolica. “Da questa metafora”, a giudizio di Ebner, “è nato il clero, che si oppone all’abolizione di tutte le differenze sociali”.

La Chiesa deve confrontarsi con questi “risultati scientifici” dell’esegesi e della storia della Chiesa, altrimenti, “non sarebbe veritiera sulla propria storia”, ha scritto in conclusione Ebner, augurandosi che il forum “L’esistenza sacerdotale oggi” del Cammino sinodale tedesco sia la base di tutte le successive riflessioni sul tema, altrimenti, “non ci può essere riforma della Chiesa cattolica degna di questo nome”.

Come ben si capisce dalle riflessioni esposte, o Ebner non ha capito nulla di esegesi ed ha sbagliato tutte le sue affermazioni oppure, e sarebbe ancor più grave, perché indicherebbe una forzatura notevole, ha piegato la sua esegesi al modernismo più estremo per trarre in inganno i fedeli cattolici e scivolare a sua volta nell’eresia. Ci si augura che intervenga l’autorità competente in materia (a cominciare dal suo vescovo) per togliere la facoltà di insegnamento nelle facoltà cattoliche ad un esegeta che opera in modo totalmente anticattolico.

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