Sesso e pornografia, rotti i tabù arrivano le patologie


di Pietro Licciardi

QUALI LE CONSEGUENZE DELLA SOVRAESPOSIZIONE AL SESSO E AL PORNO DI GIOVANI E BAMBINI? INTERVISTA AL PEDIATRA PIETRO FERRARA DEL CAMPUS BIOMEDICO DI ROMA

Nel mondo alla rovescia in cui viviamo guai a mettere in dubbio i dogmi del laicismo imperante e i luoghi comuni del soggettivismo. Uno di questi dogmi è la pornografia, ormai inscindibilmente legata al sesso, diventato libero dopo la rivoluzione sessantottesca che ha demolito ogni “tabù”. Sesso e pornografia sono ormai onnipresenti: nei film e telefilm, nella pubblicità, per strada ed è impossibile sottrarsi ai richiami espliciti o ammiccanti con conseguenze negative evidenti, anche se nessuno vuole ammetterlo, che vanno dalla dipendenza, a vere e proprie patologie, fino alla violenza esercitata nella coppia, sulle donne e perfino sui minori. E proprio di minori abbiamo parlato col dottor Pietro Ferrara, professore di pediatria al Campus Biomedico di Roma e segretario del gruppo di studio sui diritti dei bambini della Società italiana di pediatria.

Professore, quanto è consigliabile sottoporre i minori ad un approccio precoce a ciò che ruota attorno al sesso per il corretto sviluppo psicofisico dei minori?

«Al giorno d’oggi, i minorenni sono continuamente esposti senza riparo a immagini erotiche: nei film e nei trailer, nelle pubblicità, negli show televisivi. Spesso si tratta di messaggi sessuali frammentari, episodici, spesso decontestualizzati, a volte vuoti o persino violenti e perversi, incapaci quindi di “educarli” nel modo adeguato. Per gli adulti è facile separare la pubblicità dal mondo reale, mentre per i bambini quei messaggi vengono confusi con la vita reale, integrati nel loro sistema di valori. Un dato preoccupante è il numero sempre maggiore di bambini che accedono alla pornografia online: circa il 30% dei bambini e circa il 44% dei ragazzi tra i 14 e i 17 anni. Questa continua esposizione contribuisce alla ipersessualizzazione di ragazzi e ragazze modificando i loro comportamenti e rendendoli a tutti i costi esseri desiderabili ma non consapevoli del desiderio che suscitano e incapaci di gestirlo, col rischio di “bruciare le tappe”. Diversi esperti hanno evidenziato come quanto prima il bambino è esposto a immagini “pornografiche”, tanto prima sarà influenzato da un determinato immaginario, sopraffatto da emozioni che non è in grado di elaborare e metabolizzare».

Con quali conseguenze?

«E’ interessante notare come l’adolescenza inizi con sempre maggiore anticipo mentre lo sviluppo del cervello e del senso di responsabilità continua a seguire le consuete tempistiche, quando addirittura non risulta posticipato: si registra cioè una maturità del corpo molto precoce, alla quale non corrisponde la maturità relazionale e cognitiva, la consapevolezza della propria identità e della propria vita sessuale. Questo contrasto è preoccupante, perché i minori agiscono sessualmente, ma non si rendono conto di ciò che stanno facendo. Un altro problema della continua esposizione a immagini di tale genere è inoltre una sorta di “desensibilizzazione”, ossia una perdita di interesse verso altri piaceri».

Spesso si sente parlare di un calo del desiderio nei giovani, è corretto?

«Gli studi clinici hanno rilevato per i ragazzi la difficoltà ad eccitarsi nell’intimità con un partner, proprio perché gli stimoli non corrispondono alle immagini assimilate nell’utilizzo precoce e protratto della pornografia. Questo appare come sintomo di un condizionamento psicologico che viene messo in relazione allo squilibrio fra messaggio digitale e contatto con la realtà. Inoltre tale esposizione può sfociare in atteggiamenti controversi, aggressivi e autocentrati: studi recenti hanno riportato che il 70% dei ragazzi percepisce le ragazze come oggetti sessuali contro il 30% di chi non li guarda; il 34% dei ragazzi ha riconosciuto di aver fatto pressioni sulla partner per avere rapporti sessuali. Un calo dell’umore e dell’autostima, alterazioni del ritmo sonno-veglia, ansia e tensione che compromettono il desiderio sessuale e le relazioni reali sono altre gravi manifestazioni di questa sovraesposizione».

Secondo la sua esperienza e quella dei suoi colleghi, è vero che educare al sesso fin dall’infanzia è positivo e aiuta a non avere complessi o un approccio “morboso” o sbagliato una volta adulti?

«Iniziare una educazione sessuale precoce aiuta i bambini a costruire delle basi solide per una consapevolezza adeguata di sé stessi, della propria sessualità e dei rapporti interpersonali che essi costruiranno nel futuro. Una educazione sessuale olistica (1) fornisce ai bambini informazioni imparziali e scientificamente corrette su tutti gli aspetti della sessualità e contemporaneamente li aiuta a sviluppare le competenze necessarie ad agire sulla base delle predette informazioni, contribuendo così a sviluppare atteggiamenti rispettosi e responsabili che favoriscono la costruzione di società eque. Futuri atteggiamenti morbosi o sbagliati potranno essere evitati integrando la sessualità con gli altri aspetti della personalità, quali lo sviluppo dell’autostima, le competenze inerenti le relazioni e la costruzione dei legami in cui vi siano comprensione e rispetto per i bisogni e i confini reciproci, il tipo e l’appropriatezza del comportamento sessuale e le eventuali reazioni emotive».

Sempre più voci si levano per mettere in guardia dalla esposizione alla pornografia, che causa vera e propria dipendenza. E’ vero che la sovraesposizione alla pornografia altera alcune aree del cervello? Un po’ come avviene con le droghe…

«Diversi studi hanno ormai documentato gli effetti della pornografia sulle strutture cerebrali. Gli studi più importanti pubblicati fino ad adesso sono quello della dottoressa Valerie Voon, neuroscienziata dell’Università di Cambridge, che parla dei meccanismi di dipendenza condivisi tra porno e droga e quello dei ricercatori del Max Planck Institute for Human Development di Berlino, che alla stessa dipendenza riconducono anche una diminuzione della massa cerebrale in alcune aree del cervello. Nel primo caso, scansionando i cervelli di un gruppo di soggetti fruitori regolari di materiale pornografico, è stato documentato chele aree cerebrali attivate durante la somministrazione del materiale pornografico erano le stesse coinvolte nei meccanismi di dipendenza dalle più comuni droghe pesanti. Analogamente alle droghe o altri tipi di ricompense “naturali”, la pornografia induce alti livelli di dopamina, dinamica in comune con molte altre dipendenze. Quello che differenzia la dipendenza da pornografia da alte forme sembra essere anche una radicale modifica dei gusti sessuali, col rischio di deterioramento delle relazioni affettive. I ricercatori di Berlino hanno invece indagato il volume della materia grigia nel cervello rispetto all’uso di materiale pornografico su 64 soggetti maschi adulti considerati “forti consumatori di pornografia. I ricercatori hanno osservato che il volume della materia grigia nel nucleo caudato destro dello striato è più piccolo in coloro che fanno un uso eccessivo di video pornografici rispetto a chi, invece, non ne è un consumatore abituale. Un altro rischio è infine la “ipofrontalità”, ovvero una riduzione delle dimensioni e delle funzioni della corteccia cerebrale frontale, la sede delle funzioni più consapevoli e razionali, quali valutare i rischi, concepire piani d’azione a lungo termine e controllare gli impulsi».

A che età si cominciano a riscontrare patologie e disturbi legati ad una sovraesposizione a richiami di tipo erotico-sessuale?

«Curiosità di tipo erotico-sessuale si manifestano già dai 2 anni età in cui i bambini sono curiosi di capire come funziona il loro corpo e perché il loro corpo è diverso dagli adulti o perché quello femminile diverso da quello maschile; si pensi infatti che disturbi come la disforia di genere infantile già si presentano intorno ai 2 – 3 anni. Dai 6 anni le riposte alle proprie curiosità vengono ricercate su internet che non solo fornisce risposte ma, con tutto il materiale disponibile online, rappresenta anche uno stimolo per ricerche ulteriori; di fatto questa è una fascia di età molto delicata in cui il ruolo del genitore, del pediatra e dell’insegnante dovrebbe essere centrale nell’informazione su mestruazioni, eiaculazione, contraccezione etc.. per quanto possa essere difficoltoso dal momento che il bambino in questa fascia di età prova vergogna e imbarazzo nel confrontarsi con l’adulto».

L’età del primo rapporto sessuale tende ad abbassarsi sempre più. Cosa comporta una precoce pratica erotica per il fisico e la psiche dei bambini e bambine? L’erotismo è veramente un gioco innocente e perfino appagante come si cerca di far credere o lascia il segno?

«In effetti l’inizio dell’attività sessuale ormai si è spostata verso età sempre più precoci, a questo fenomeno hanno contribuito anche i media con messaggi sessualmente espliciti. Si è assistito a una vera e propria “adultizzazione” dei bambini che non conosce passaggi graduali: precoce il primo rapporto sessuale, come la prima sigaretta, come anche la prima bevanda alcolica. In particolare un rapporto sessuale precoce si associa a una serie di ripercussioni negative sullo stato di salute, come avere più partner sessuali, un errato utilizzo del preservativo con incremento sia del tasso di gravidanze indesiderate sia di malattie sessualmente trasmissibili. È inoltre riportato una maggiore probabilità di depressione nelle adolescenti nell’anno successivo al primo rapporto sessuale».

E’ vero che bambini e adolescenti che si accostano alla pornografia tendono ad avere comportamenti violenti?

«Si, in letteratura ci sono molteplici lavori che lo confermano. Il problema non è tanto la pornografia, ma la visualizzazione di materiale pornografico inappropriato per l’età. L’utilizzo di dispositivi mobili è in aumento a livello globale, comportando una più frequente esposizione della popolazione pediatrica a contenuti pornografici, anche in tenera età (5-8 anni). È stato dimostrato che tale esposizione determina effetti di tipo fisico e comportamentale nei soggetti esposti, che tendono ad essere più aggressivi e ad avere comportamenti rischiosi, oltre che ripercussioni sul rendimento scolastico e sulla salute mentale in età adulta. L’esposizione alla pornografia tramite dispositivi o anche tramite la semplice lettura è, infatti,  più frequente nei giovani autori di reati sessuali minorili o coinvolti in violenza sessuale attiva, rispetto a chi non lo è. Ciò può essere spiegato dal fatto che determinati contenuti  del materiale pornografico diventano parte integrante dell’idea che si ha dell’attività sessuale, fonte in alcune circostanze di un appagamento maggiore rispetto a ciò che spesso offre la realtà concreta,  inducendo a comportamenti trasgressivi  per ricevere le medesime sensazioni»

Tutto questo parlare di sesso ai giovanissimi – vi è una direttiva dell’Oms che raccomanda di parlare di sesso a bambini anche di 4 anni – non ha l’effetto di, come dire, abbassare quelle difese naturali che i minori hanno, rendendoli alla lunga consenzienti a pratiche che oggi sono ritenute ancora terribilmente immorali?

«Il sapere rende liberi, liberi di scegliere con la consapevolezza di ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Ignorare determinate tematiche riduce le occasioni di confronto in merito, determinando una scarsa informazione con il rischio di ritrovarsi coinvolti in pratiche che possono comportare importanti ripercussioni personali nella vita di chi ne ha preso parte. Molti bambini crescono con un’assenza totale di educazione sessuale da parte degli adulti, l’argomento per alcuni bambini rappresenta un vero e proprio tabù; i bambini quindi costruiranno le loro conoscenze e le norme sociali soprattutto sulla base della relazione con il gruppo dei pari e dei materiali disponibili nei media. Non a caso ci sono evidenze in letteratura che hanno valutato l’efficacia di interventi psicosociali diretti sia a genitori che bambini con lo scopo di prevenire situazioni, quali anche l’abuso sessuale. Purtroppo oggigiorno essendo precoce l’esposizione a determinati contenuti, deve esserlo anche la giusta informazione in merito. È importante un ruolo attivo non solo del genitore ma anche della comunità nel rendere i bambini informati in merito a malattie collegate al sesso, alla violenza sessuale, a metodi contraccettivi, insomma a conoscere la sessualità sia nel suo aspetto di rischio che nel suo aspetto di arricchimento. Bisogna promuovere la formazione su comportamenti sessuali sani e dannosi in tutte le scuole e prevenire che si verifichino situazioni poco piacevoli. Tra i fenomeni più pericolosi e prevenibili rientra il sexting: la pratica di scambiarsi contenuti hot via cellulare o e-mail».

(1) Olistiche tutte le pratiche inerenti la teoria dell’olismo che prevede una visione del tutto visto come un unicum e non come somma delle parti di cui è composto. La medicina olistica offre un intervento integrato verso il paziente, proponendo un percorso che comprenda aspetti fisici, aspetti mentali, aspetti emotivi ed aspetti spirituali.

 


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