La macchina del fango dei “sinistri” contro Giorgia Meloni


di Angelica La Rosa

LA SINISTRA CAMBIA L’OBIETTIVO DA DIFFAMARE: DA MATTEO SALVINI SI PASSA ALLA LEADER DI FRATELLI D’ITALIA

Dopo la netta vittoria alle ultime elezioni amministrative molti esponenti politici, che forse si sono resi conto dell’inarrestabile ascesa nei consensi della leader della destra italiana, hanno continuato ad attaccare con foga l’on. Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, il partito, almeno secondo le intenzioni di voto, che sarà votato alle prossime elezioni politiche da un quinto degli italiani.

La responsabile Esteri del Pd Lia Quartapelle (nella foto sotto), oltre alle “consuete” accuse di impresentabilità alla Meloni (“parole d’ordine fasciste e un passato che non è mai passato”, ha detto Quartapelle all’Adnkronos sulla Meloni, dopo un discorso che la leader di FdI ha tenuto in Andalusia a sostegno di una candidata di Vox), la Quartapelle ha accusato la leader di FdI di far parte di un’internazionale nera che prende soldi dalla Russia: “questa internazionale di destra, sostenuta finanziariamente dalla Russia, legata alla destra trumpiana che sta dietro all’assalto del Congresso americano del 6 gennaio”.

Un’accusa che la Meloni, in un video postato sui social, ha definito “gravissima” e che non è disposta a lasciar passare. “Pretendo di sapere da Enrico Letta se condivide queste affermazioni”, ha commentato Meloni, sfidando Quartapelle a sostanziare le sue accuse. “Mi aspetto che Quartapelle dica esattamente a cosa fa riferimento o dovrà dirlo – ha avvertito Meloni – ai giudici della giustizia italiana”.

La Quartapelle era stata anticipata dal vicesegretario del Pd Giuseppe Provenzano (nella foto sotto) che aveva definito la destra di Meloni come “reazionaria e xenofoba”.

Come è oramai sempre più evidente la sinistra italiana ha cambiato l’obiettivo da diffamare: da Matteo Salvini si è passati alla leader di Fratelli D’Italia. Se non basterà la verbosità volgare e qualunquista si passerà all’utilizzo del braccio armato del PD, quella parte dei magistrati che risponde ai diktat di Letta e compagni senza colpo ferire.

 


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