L’evoluzionismo fa acqua davanti alla scienza dell’“Intelligent Design”

a cura di Angelica La Rosa

LA SCIENZA ATTESTA UNA CAUSA DELLA REALTÀ, NON IL CASO

Se un’antenna radio rileva un segnale intellegibile, parliamo giustamente di una intelligenza che lo ha trasmesso. Se uno scavo archeologico scopre un manufatto, parliamo correttamente di una intelligenza che ne è l’artefice. Perché allora davanti alla complessità irriducibile della vita si ha timore di parlare di una intelligenza?

Nessuna paura, in realtà, se ci si muove sul piano del rigore scientifico, come ha fatto nei giorni scorsi, nell’Hotel NH di Torino, il primo convegno scientifico italiano sull’“Intelligent Design”, cioè l’ipotesi scientifica secondo cui, non il caso, bensì una causa stia all’origine dell’universo e della vita.

Organizzato dal Centro Italiano per l’Intelligent Design (CIID), in collaborazione con il Discovery Institute di Seattle (la più prestigiosa realtà scientifica per lo studio dell’“Intelligent Design” a livello internazionale, che ha partner e corrispondenti in tutto il mondo), il convegno “La scienza dell’Intelligent Design” ha affrontato l’argomento con esperti di fama internazionale: il fisico Ferdinando Catalano, vincitore del premio FAST (riservato ogni anno ai migliori progetti di ricerca scientifica) e consigliere scientifico del CIID; il paleontologo ed entomologo tedesco Günter Bechly, a cui si deve la descrizione di un nuovo ordine di insetti fossili (e in cui onore sono stati nominate diverse unità tassonomiche nella classificazione scientifica degli esseri viventi); e John G. West, vicepresidente del Discovery Institute, autore di numerose importanti pubblicazioni, fra cui il libro “Darwin Day in America” (2007).

L’“Intelligent Design”, dice il Presidente del CIID, Carlo Alberto Cossano, “non si basa sul ‘Dio tappabuchi’. Non è, cioè, l’invocazione forzata di un qualche fumoso motore soprannaturale escogitata quando non si riesca a spiegare un fenomeno complesso. È piuttosto un argomento positivo, basato sull’esperienza uniforme e ripetuta che ogni uomo, da sempre, ha del rapporto fra una causa e un effetto. Un concetto che sta alla base della scienza stessa. Non si fonda, cioè, su ciò che l’uomo non sa, ma al contrario, proprio su ciò che l’uomo sa. Ovvero che l’intelligenza è una condizione necessaria e sufficiente per la produzione di nuova informazione complessa e specificata”.

“L’Intelligent Design si appella anzitutto alla logica”, aggiunge, Marco Respinti, segretario del CIID. “Se, come attesta la scienza portata oggi a specialisti e pubblico al convegno di Torino, la realtà non è in grado di spiegarsi da sé, e se l’ipotesi del caso postulata dall’evoluzionismo non semplifica affatto le cose ma anzi le complica, è necessario, proprio sul piano logico, postulare un ordine non casuale”.

Affascinante, ricca di implicazioni, l’ipotesi dell’“Intelligent Design” inizia oggi la propria lunga strada in Italia dall’Accademia delle scienze di Torino. Visto il successo di pubblico al convegno, non è fatto una strada secondaria.

Per l’evoluzione dei viventi sulla Terra sono necessari centinaia di milioni di anni. È l’ipotesi classica, formulata dall’evoluzionismo darwiniano e neodarwinista che affida tali procedimenti incredibilmente lunghi a una selezione naturale dovuta al caso. Ma la scienza non ci sta. Lo ha spiegato il paleontologo ed entomologo tedesco Günter Bechly al convegno “La scienza dell’Intelligent Design”.

Bechly è un’autorità riconosciuta e stimata nel campo delle scienze della vita del passato geologico remoto. A lui si deve la descrizione di un nuovo ordine di insetti fossili e in suo onore sono stati nominate diverse unità tassonomiche nella classificazione scientifica degli esseri viventi. Difficile sottovalutare la portata delle sue osservazioni scientifiche. “Sul piano paleontologico”, ha detto il prof. Bechly, “le finestre di tempo disponibili sono molto, molto inferiori a quelle che sarebbero necessarie per innescare e poi fissare i mutamenti genetici postulati dall’evoluzionismo. Quelle finestre di tempo paleontologico sono fissate in maniera molto precisa dai reperti fossili di cui la scienza dispone e quindi non le si può ignorare con petizioni di principio”. Ma c’è di più. “I problemi insormontabili come questo non sono l’eccezione più unica che rara dell’ipotesi evoluzionista: sono piuttosto la regola”, ha concluso Bechly.

Una delle meraviglie della natura è l’occhio umano. Il prof. Ferdinando Catalano ha usato, durante il convegno “La scienza dell’Intelligent Design”, le capacità stupefacenti di quest’organo per mostrare come non possa essere il caso l’origine della complessità della natura.

“Il potere risolutivo di uno strumento ottico”, ha spiega il fisico Catalano, vincitore del premio FAST (riservato ogni anno ai migliori progetti di ricerca scientifica), “è la capacità di distinguere i particolari dell’oggetto osservato. Se si osservano due stelle molto vicine con un telescopio, le si vedono come punti luminosi distinti solo se la distanza angolare tra loro è superiore a un certo limite. Questa minima distanza angolare viene presa come misura del potere risolutivo”. “Ebbene, l’angolo di minima risoluzione e l’angolo anatomo-geometrico dell’occhio umano coincidono: perfettamente, incredibilmente, straordinariamente», ha detto il Prof. Catalano.

“È solo una fortunata coincidenza? Può essere il risultato di un lento, ma progressivo processo di evoluzione per selezione naturale”, si è domandato il prof. Catalano. «Il punto è», ha continuato il Prof. Catalano, “quali prove scientifiche si hanno dell’ipotesi di una evoluzione casuale dell’occhio? E se, come la scienza afferma, la spiegazione dovuta al caso viene esclusa, entra in gioco l’ipotesi di una causa intelligente”.

Con la sfida scientifica all’evoluzionismo portata dal Prof. Catalano è del resto d’accordo lo stesso padre dell’evoluzionismo, il naturalista inglese Charles Darwin, che nel celeberrimo “L’origine delle specie” (1859) scrive: “Supporre che l’occhio con tutti i suoi inimitabili congegni per l’aggiustamento del fuoco a differenti distanze, per il passaggio di diverse quantità di luce, e per la correzione dell’aberrazione sferica e cromatica, possa essersi formato per selezione naturale, sembra, lo ammetto francamente, del tutto assurdo».

“L’Intelligent Design”, ha spiegato il Presidente del CIID, Carlo Alberto Cossano, “sostiene che la migliore spiegazione scientifica possibile a fronte di alcune caratteristiche evidenti dell’universo e degli esseri viventi sia la postulazione di una causa intelligente e non un processo casuale”.

“L’Intelligent Design non è una qualche sorta di abracadabra”, ha aggiunto Marco Respinti, Segretario del CIID. “L’Intelligent Design si muove sul piano del rigore scientifico e per questo sfida altre ipotesi proprio sul piano scientifico. È dunque sul piano scientifico che si deve rispondere all’Intelligent Design, non con gli abracadabra”.

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