Con il DDL Zan vogliono davvero promuovere la “cultura del rispetto”?


di Alessandro Villa

DDL ZAN E VIOLENZA SULLE PERSONE DISABILI: SICURO CHE LE PRETESE LGBT SERVANO DAVVERO ALLA PROMOZIONE DELLA “CULTURA DEL RISPETTO” VERSO TUTTI?

Ho quarant’anni e sono portatore di deficit fisio-visivi fin dalla nascita. Se questo da una parte mi ha precluso diverse opportunità sociali, dall’altra mi ha dato modo di crescere (anche nella fede Cristiana) consapevole che al mondo non siamo tutti uguali. Insomma, ogni persona, a prescindere dalle “caratteristiche” che, nel bene o nel male, la contraddistingue, ha diritto di vivere la propria vita come meglio crede purché non crei problemi al prossimo.

Non mi permetterei mai l’arroganza e la saccenza di dire di avere la verità in tasca ma, nel corso degli anni, mi sono spesso domandato se è normale così o se non la debbano spuntare piuttosto coloro che hanno la faccia abbastanza tosta da prevaricare anche a costo di schiacciare il prossimo.

Non sarei mai capace di manifestare l’orgoglio di essere disabile ostentando le mie fragilità sfilando – magari – ad una manifestazione “categorizzata”. Mi metterebbe a disagio perché, per come sono fatto, desidero che gli altri mi percepiscano semplicemente come persona e non per la mia disabilità. Come non sarei mai capace di stare al posto dei vari Matano, Malgioglio, Luxuria, Signorini e compagnia bella ed arrogarmi il diritto a pretendere privilegi e persino la conduzione di un programma televisivo…

Ora non sarò di certo io a lamentarmi del monopolio mediatico della lobby LGBTQIA+ e filo gender ma, perlomeno, spero che in futuro si possa ipotizzare di dar spazio anche a qualche soggetto portatore – come me e tante altre persone come me – di disabilità… Perché non esistono solo le persone sane o LGBTQIA+ e gender fluid, il panorama mediatico ne è ormai saturo! E questo non lo dico per cattiveria o per “omofobia” ma perché spero davvero tanto in un riequilibrio delle parti.

Personalmente non mi sono mai considerato per quello che è la mia disabilità ma è proprio grazie al mio percorso di crescita in un contesto “ad hoc” che ho potuto capire cosa vuol dire essere categorizzati e sezionati…

Questo non è progresso ma un’involuzione che non potrà che portare problemi ulteriori a chi, come me, è disabile. Il perché è facile intuirlo, la “categorizzazione” crea una disinformazione che non serve ad altro che a far odiare alle persone il proprio status

Ma intanto in Italia non si fa che parlare del DDL Zan… Non che io abbia nulla contro le proposte di legge che vengono fatte per la tutela di tutti, anche se avrei delle perplessità sulla buona fede di chi l’ha steso, ma questo è un altro discorso che per ora non c’entra. Credo però che provvedimenti come il DDL Zan stiano portando a storture che si riflettono anche sui disabili. Ci sono per esempio dei gay che rivendicano che «essere Lgbt non vuol dire avere qualcosa in meno come i disabili», puntando l’accento sul metro di giudizio in favore della loro “superiorità”.

Di recente mi è capitato di farmi dare sui social del “fascista omofobo” da un trans solo per aver espresso il mio parere critico verso la “categorizzazione” delle persone Lgbt. Non è giusto giudicare senza sapere e certe persone che si sentono giudicate o mi danno irremovibilmente dell’ignorante in materia che rispetto pretendono? Forse non come trans ma come persone sono di una superbia e saccenza senza eguali! Poi vogliono promuovere la “cultura del rispetto” e il gender nelle scuole?!


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