In occasione della festa di san Josemaría un largo della città di Albano sarà dedicato al fondatore dell’Opus Dei


di Giuseppe Brienza

RICORRE OGGI LA FESTA DI SAN JOSEMARÍA ESCRIVÁ (1902-1975) E, TRA LE INIZIATIVE IN SUO ONORE, SEGNALIAMO LA MESSA SOLENNE CHE SARÀ CELEBRATA DOMANI NELLA CATTEDRALE DI ALBANO LAZIALE (ROMA) CON SUCCESSIVA DEDICAZIONE, DA PARTE DEL VESCOVO MONS. VINCENZO VIVA E DEL SINDACO MASSIMILIANO BORELLI, DI UN LARGO DELLA CITTÀ AL FONDATORE DELL’OPUS DEI

Si celebra oggi in tutto il mondo la festa liturgica di mons. Josemaría Escrivá (1902-1975), fondatore dell’Opus Dei, canonizzato da san Giovanni Paolo II il 6 ottobre 2002.

San Josemaría è nato nel 1902 in una cittadina dell’alta Aragona, Barbastro (Spagna) ed è morto nel 1975 a Roma, città dove ha vissuto gli ultimi trent’anni della sua vita e nella quale riposano le sue spoglie mortali, nella Chiesa Prelatizia di Santa Maria della Pace.

In Italia vi sono molte vie, piazze e luoghi intitolati al sacerdote spagnolo ma, da domani, se ne aggiungerà un’altra. Con la delibera n. 108 del 13 luglio del 2020, infatti, ad Albano Laziale, in provincia di Roma, sarà intitolato al fondatore dell’Opera un “largo” nel centro della pittoresca città dei Castelli romani.

Il programma prevede, al termine della Messa in onore di san Josemaría celebrata nella Cattedrale di San Pancrazio martire dal Vescovo di Albano Mons. Vincenzo Viva (piazza Vescovile 11, ore 19), l’intitolazione pubblica del largo alla presenza delle autorità civili e religiose. La cerimonia avviene con due anni di ritardo a causa della pandemia e, per questo, l’iniziativa è frutto di due amministrazioni comunali differenti. La delibera che ha deciso l’intitolazione è stata assunta con il precedente sindaco di Albano Nicola Marini, mentre l’attuazione la dobbiamo alla nuova giunta eletta nel settembre 2020 e presieduta da Massimiliano Borelli, sostenuto da una coalizione di 8 liste civiche più il Pd.

Dopo la decisione del Comune d’intestare la strada al fondatore dell’Opera sono emerse alcune obiezioni in sede locale circa una presunta mancanza di «connessione con la nostra cittadina» della figura di san Josemaría.

Oltre al fatto che sulla base di questo principio dovrebbero essere cancellati la stragrande maggioranza dei nomi apposti a piazze, vie e larghi di paesi e città nelle quali i rispettivi “titolari” non hanno mai messo piede, c’è da precisare che ciò non corrisponde al vero in quanto la storia del fondatore dell’Opera si è incontrata in più circostanze con Albano Laziale. Leggiamo ad esempio in una delle più diffuse e documentate biografie di san Josemaría: «un giorno del marzo 1964, uscendo dal paese di Albano in direzione di Ariccia, Escrivá scopre sulla sinistra una piccola immagine della Vergine, una di quelle Madonne che la devozione popolare ha disseminato lungo le strade. Nel passarvi davanti, fissa l’attenzione sulla breve scritta in latino che accompagna l’immagine e la legge a voce alta: “Cor meum vigilat”. Lo ripete varie volte come se assaporasse una ditata di miele. Questa frase “il mio cuore vigila” lo commuove e lo emoziona» (Pilar Urbano, Josemaría Escrivá, romano. Un ritratto del fondatore dell’Opus Dei, Leonardo da Vinci, Milano 1996, Cap. XI).

Da questo solo episodio si può facilmente dedurre come una parte dell’eccezionale carisma del santo romano, quella della virile ma tenera devozione alla Madre di Dio, sia maturata proprio nei pressi del lago di Albano. Una testimonianza ed un insegnamento che, ancora oggi, stanno generando frutti spirituali e vocazioni. Uomini e donne che contribuiscono così a diffondere il messaggio di fedeltà al Vangelo e di santificazione del lavoro che il «santo dell’ordinario», come lo ha definito Papa Giovanni Paolo II, ha diffuso rispondendo ad un chiaro invito divino.

Il suo nome, in definitiva, potrà ben figurare anche nel largo di una città come Albano Laziale il cui patrono, san Pancrazio, già nel suo nome richiama l’attitudine a lottare e non solo per conoscere e amare personalmente Cristo, ma anche per «farlo conoscere e farlo amare dagli altri» (J. Escrivà, È Gesù che passa, p. 182).


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