«Dammi dei figli se no io ne muoio» (Gn 30,1): il grido di Rachele


di Mario Zaja

«Cos’è che desideriamo quando desideriamo un figlio?»: questa la domanda a cui risponde il nuovo libro di Enzo Vitale “Dammi dei figli, se no io ne muoio” (Gn 30,1). Dal desiderio di maternità alla maternità surrogata (Tau Editrice, 2022) da oggi disponibile in libreria e on line.

«Cosa veramente desideriamo quando desideriamo un figlio?». La magna quaestio declinata dall’autore, padre Enzo Vitale icms nel testo “Dammi dei figli, se no io ne muoio” (Gn. 30,1). Dal desiderio di maternità alla maternità surrogata edito dalla casa umbra Tau Editrice (e da oggi disponibile on line e in libreria) mira ad indagare in profondità il desiderio che spinge a intraprendere “omnibus modis” il percorso accidentato alla ricerca di un figlio quando esso non arriva. L’indagine parte dall’episodio del grido di dolore di Rachele per la propria sterilità narrato nel libro della Genesi.

Il saggio di bioetica del Vitale – introdotto dall’ampia e profonda prefazione del prof. Stephan Kampowski – ha un approccio dichiaratamente “personalista”, dando al lettore le coordinate per orientarsi correttamente nell’ambito del dibattito bioetico. Partire dal termine “persona” permette, a chi si accosta alla lettura, da un lato di non svuotarne di significato la portata antropologica – intendendo cioè la persona come individuo della specie umana –, dall’altro di tener conto anche della sua dimensione ipostatica, spirituale, tendente alla pienezza relazionale-esistenziale verso una perfezione che lo trascende. Si tratta, dunque, di un approccio che si oppone alla bioetica cosiddetta “laica”, che tiene in considerazione piuttosto esasperatamente la qualità di vita della persona e non la sua sacralità. Questa contrapposizione (ideologica) nasce dalla pretesa della bioetica laica di avere una visione ritenuta “aperta” e rispettosa delle scelte di tutti, fondata su una coscienza che ragiona come se Dio non ci fosse. L’autore E. Vitale, invece, nel proprio libro, imposta una linea comunicativa che permette di superare l’impasse riduzionista nella quale potrebbe incorrere chi guardasse alla persona esclusivamente dal punto di vista della responsabilità morale del soggetto agente, senza considerare né la sua contingenza creaturale, né il suo ruolo di detentore di un’intrinseca dignità ontologica ricevuta.

La riflessione dell’autore conduce anche una sintesi delle moderne e innovative tecnologie riproduttive artificiali nell’alveo dell’ampia “famiglia” della fecondazione artificiale che consentono da qualche anno la pratica della cosiddetta maternità surrogata, ossia quella situazione in cui una donna, a titolo gratuito o remunerativo, si impegna a portare a termine una gravidanza per conto di persone “single” o di coppie di committenti, siano essi sterili oppure omosessuali, ai quali verrà consegnato immediatamente il bambino appena nato.

Spicca sin dalle prime pagine del libro un’interessante osservazione che può essere utile a comprendere i risvolti sociali e psicologici dati dalla stessa espressione “maternità surrogata”. Essa, infatti, si è diffusa nel linguaggio comune moltiplicandosi in forme nominali eterogenee quali utero in affitto, gestazione per altri, gravidanza solidale, ecc., come se “cambiar nome alla rosa consentisse di mutarne il profumo”, parafrasando la tragedia shakespeariana di Romeo e Giulietta. Questa pluralizzazione terminologica, in realtà, non ha fatto altro che svelarne in filigrana l’indefinitezza di base e il sotteso tentativo, da parte dei funzionari del business della surrogazione di maternità, di riabilitarla agli occhi del mondo, soprattutto in quegli Stati dove essa è considerata reato per l’ inevitabile mercificazione a cui è sottoposta la donna la quale, concedendo in locazione il proprio utero, diventa un vero e proprio oggetto di scambio sia dietro compenso, sia in “comodato d’uso gratuito” (nel caso di ingenue donne, per quanto generose, motivate dal pensiero di poter regalare un gesto d’amore a chi desidera un figlio a tutti i costi).

Questa pratica medica ha così messo in crisi il significato e l’essenza stessa della “maternità”, sia dal punto di vista giuridico, sia da quello filosofico. Chi è madre? Per la giurisprudenza italiana, ad esempio, non ci sono mai stati dubbi: madre è colei che partorisce il bambino, mentre nella decina di Stati dove è consentito ai centri abilitati di realizzare i programmi di maternità surrogata notiamo come la plurisecolare e granitica certezza data dal noto adagio mater semper certa est cominci adesso a traballare. Chi è madre? Può essere considerata “madre” colei che fornisce le cellule riproduttive deputate alla fecondazione? Oppure colei che porterà avanti la gravidanza? O la madre committente che preleverà il bambino al momento della nascita per crescerlo ed educarlo?

Si può dedurre da ciò che il termine stesso “maternità”, in questo passaggio forzato dal singolare al plurale, viene come depotenziato della sua unicità: le maternità non sono la maternità, così come le verità non sono la Verità.

Scorrendo le pagine del libro si può individuare il leitmotiv che consegna al lettore la chiave di lettura che permette di rispondere ai quesiti esistenziali che inevitabilmente sorgono quando si sceglie di ricorrere all’utero in affitto, ossia il valore intrinseco e sostanziale – né giustapposto né accidentale – dato dalla relazione comunicativa che nasce a più livelli, anzitutto a quello biologico, sin dal concepimento fra la madre e il nascituro.

Presentazione del libro:

Un saggio di bioetica alla portata di tutti sul tema della maternità surrogata.

Il desiderio di maternità nelle parole di Rachele rivolte a suo marito Giacobbe «Dammi dei figli se no io ne muoio», rivelano la sofferenza di ogni cuore di donna che desidera essere madre ma che non può. Cosa può provocare la frustrazione di questo desiderio e la sua mancata elaborazione? Il ricorso alla maternità surrogata è una via che pone degli interrogativi e merita un’analisi che l’autore, partendo da dati scientifici, propone in questo saggio. Per orientarsi bisogna chiedersi se sia sufficiente portare un figlio in grembo per dirsi madre, se il desiderio di avere un figlio possa essere sempre assecondato e, soprattutto, ragionare su chi sia una vera madre. L’autore ha già pubblicato L’assistente sessuale per le persone disabili. Analisi dei profili bioetici (Armando Editore, 2021).

Enzo Vitale

«DAMMI DEI FIGLI, SE NO IO NE MUOIO» (Gn 30,1)

Dal desiderio di maternità alla maternità surrogata

Prefazione di Stephan Kampowski

TAU EDITRICE

Anno 2022, € 14,00, pagg. 134

(ISBN 9791259751553)

 


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