Il Giubileo, l’immenso tesoro delle indulgenze, la meta del Paradiso


di Nicola Sajeva

IL PROSSIMO GIUBILEO SARÀ NEL 2025 E C’È GRANDE ATTESA TRA I FEDELI DI TUTTO IL MONDO. L’ULTIMO GIUBILEO È STATO QUELLO STRAORDINARIO DEL 2015 VOLUTO DA PAPA FRANCESCO (DUNQUE PRE-COVID). MA IN MOLTI NON SANNO ESATTAMENTE COSA SIANO UN GIUBILEO, LE INDULGENZE, PERFINO IL PARADISO…

GIUBILEO, INDULGENZA, PARADISO. Sono tre parole da considerare molto legate ma che passando attraverso i canali dei mezzi di comunicazione perdono la loro unità e mentre il primo termine si dibatte in un groviglio vischioso di significati, di manifestazioni e di interpretazioni, più o meno aderenti al messaggio che la Chiesa desidera proporre all’umanità di oggi, gli altri due vengono quasi ignorati.

Giubileo è un anno di grazia e di profonda conversione per ogni peccatore. L’indulgenza è la manifestazione dell’infinita misericordia di Dio. Il Paradiso è la meta ultima e desiderata dove incontreremo il Padre. Queste sono le coordinate lungo le quali tenterò di muovermi cercando di non precipitare in qualche incomprensione.

Il termine Giubileo deriva dalla parola ebraica “Jobel” che significa “corno di capra” e proprio il suggestivo suono di questo corno ha raggiunto tutti i telespettatori, collegati in mondovisione, suscitando in ognuno di essi interesse e profonde emozioni e ha segnato, anche questa volta, l’inizio del Giubileo con l’apertura della Porta Santa. Chi ha varcato, anche idealmente, quella porta ha iniziato il suo pellegrinaggio personale, ha deciso di rimettere in discussione la propria vita, le proprie certezze e i propri traguardi raggiunti . Questo è l’invito pressante e ineludibile che la Chiesa rivolge a chi si propone di vivere, nel migliore dei modi, il Giubileo.

Sull’indulgenza cade l’attenzione critica di chi purtroppo, spesso volutamente, ignora le conclusioni del Concilio di Trento (1545-63) che non condannava l’indulgenza svuotandola del suo contenuto portatore di grazia, ma aboliva quell’abuso che consisteva nella vendita delle indulgenze giustificata dalla necessità di reperire somme da destinare a scopi anche nobili (costruzione di nuove chiese, opere di carità).

E importante però sottolineare che, anche durante questi periodi di abuso, la Chiesa non escludeva dal beneficio dell’indulgenza chiunque avesse soddisfatto quelle condizioni spirituali che sono valide ancora oggi (preghiere, opere di carità, con versione del cuore). Oggi la Chiesa ci invita ad uscire da questa palude e a considerare l’indulgenza come un grande invaso di grazia dal quale tutti possiamo attingere a piene mani. L’indulgenza è patrimonio spirituale di chi è portato a perdonare sempre, di chi è pronto a concedere ancora possibilità di risalita, di chi allarga le braccia per poi stringerle e comunicare calore, fiducia, coraggio, speranza.

L’indulgenza è manifestazione della misericordia di un Padre che desidera coprire, quasi ignorare, le nostre mancanze. Icona stupenda di questo paterno atteggiamento resta l’ineffabile parabola del figliol prodigo. L’indulgenza, che nella luce del Giubileo diventa plenaria, cioè totale, cancella e annulla tutto ciò che rimane a nostro carico dopo aver ottemperato al Sacramento della Confessione. Il peccato confessato è una ferita che rimargina ma che sempre lascia una cicatrice che possiamo eliminare con l’accettazione della sofferenza, con le buone opere, con l’indulgenza.

Paradiso deriva dall’iranico e significa “parco ricco di acque e di vegetazione”. Il termine entra nella Bibbia per indicare un posto talmente bello da procurare grande felicità. Il Catechismo della Chiesa Cattolica tratta del Paradiso nella prima parte, riguardante il Credo, in corrispondenza dell’articolo “Credo la vita eterna”, ai numeri 1023-1029: «Coloro che muoiono nella grazia e nell’amicizia di Dio e che sono perfettamente purificati, vivono per sempre con Cristo. Sono per sempre simili a Dio, perché lo vedono “così come egli è” (1Gv 3,2), “a faccia a faccia” (1Cor 13,12)» (n. 1023). La vita eterna beata è “comunione di vita e di amore con la Santissima Trinità, con la Vergine Maria, gli angeli e tutti i beati” (n. 1024), è “pieno possesso dei frutti della redenzione compiuta da Cristo, il quale associa alla sua glorificazione celeste coloro che hanno creduto in lui e che sono rimasti fedeli alla sua volontà” (n. 1026). La visione di Dio non è attingibile per vie naturali, perché Dio è trascendente: essa avviene nel Paradiso perché “egli stesso apre il suo mistero alla contemplazione immediata dell’uomo e gliene dona la capacità”, e tale visione è detta visione beatifica (n. 1028).

Il Giubileo, con la sua indulgenza, mette le ali al nostro desiderio, alle nostre possibilità di raggiungere questo “parco ricco di acque e di vegetazione” dove si realizzerà il nostro incontro con Dio. Tutto ciò si concretizzerà se riusciremo a verificare l’autenticità della nostra fede sul banco di prova del contesto sociale in cui viviamo. La nostra salvezza (Paradiso) è subordinata al l’impegno speso nella costruzione di una società migliore. Una salvezza quindi non solo affidata alle preghiere e alle devozioni, ma a quelle opere che vedranno come destinatari i deboli, i dimenticati, gli emarginati, gli ultimi.

Questa è la carica rivoluzionaria del Giubileo. Fuori da questa ottica, tale grande ricorrenza, con l’immenso tesoro dell’indulgenza, non potrà scrostare la mediocrità della nostra testimonianza cristiana.


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