Le politiche migratorie sbagliate causano l’ennesima strage


di Gian Piero Bonfanti

ONDATA MIGRATORIA DI PROPORZIONI MAI VISTE A MELILLA (SPAGNA)

Giungono immagini terribili e notizie approssimative in merito a quanto sta accadendo a Melilla, città autonoma spagnola situata sulla costa orientale del Marocco nell’Africa del Nord, nei pressi del porto marocchino Beni Ensar.

Questa città, che ricordiamo essere un porto franco e che percepisce le sovvenzioni spagnole e dell’Unione europea, è stata interessata da una ondata migratoria di proporzioni mai viste.

Dai vari paesi Africani giungono a frotte persone che vorrebbero scappare da persecuzioni e fame, ma si ritrovano in questa località dove la polizia ha notoriamente la “mano pesante”.

E’ infatti dei giorni scorsi la notizia dell’ennesima strage che si è consumata in questa località di frontiera: alcune fonti parlano di almeno 37 morti più un’innumerevole quantità di feriti.

Chi ha potuto visionare le immagini particolarmente violente può ben comprendere che le notizie che trapelano non possono essere precise.

In Italia questa notizia non è stata diffusa.

Considerato il fenomeno dell’immigrazione che colpì l’Italia negli anni passati ed il problema negli Stati Uniti dell’ormai arcinoto “muro di Trump” (che in realtà era stato eretto dai presidenti precedenti al tycoon americano…) ci chiediamo dove siano finiti tutti coloro che manifestavano indignandosi per i giustissimi diritti dell’uomo.

Sicuramente può risultare scomodo muovere critiche a Pedro Sánchez, il capo del governo di Spagna e segretario del Partito Socialista Operaio Spagnolo (PSOE).

In Italia si vive con la concezione che solamente la destra è violenta e opprimente e nelle scuole, durante le lezioni di storia, non vengono trattati gli avvenimenti in maniera oggettiva.

Viviamo ancora con questa ancestrale convinzione che la sinistra sia sempre dalla parte del popolo al contrario della destra.

Sembra che le varie dittature del passato non abbiano insegnato nulla.

Infatti le stragi effettuate da Stalin e Pol Pot, giusto per fare un paio di esempi, non sono ricordate con lo stesso orrore di altre dittature che sono quotidianamente sulla bocca di tutti.

Ebbene, seppur in forma minore, in questo caso sta accadendo la stessa cosa.

Vi ricordate chi si sbracciava contro Salvini o Trump che chiedevano di regolarizzare il flusso migratorio?

In questo caso gli attori hanno un’altra appartenenza politica e magicamente sembra non ci sia la necessità di difendere la vita di persone che cercano di scappare da situazioni di miseria e di stenti.

Va ancora una volta ricordato che i vescovi africani hanno sempre chiesto di aiutare la loro gente nei loro paesi di origine.

Lo sfruttamento dei flussi migratori non è certo una pratica cristiana e troppe vittime ci sono state tra coloro che non sono riuscite a partire, tra coloro che hanno trovato la morte in viaggio e tra coloro che giunti a destinazione sono caduti “dalla padella alla brace”, finendo in contesti di malavita e violenza.

Con gli stessi investimenti stanziati nei nostri paesi per controllare e risolvere il problema dell’immigrazione, si sarebbero potute costruire città ed avviare vere e proprie politiche di sviluppo.

Ma questa situazione fa comodo a qualcuno, c’è sempre alle spalle chi ne trae profitto.

E allora continuiamo ad osservare con orrore le poche immagini che ci giungono, continuiamo a pensare che il problema è causato da coloro che “sbarcano”, continuiamo a pensare che la soluzione sia questa incontrollata ed incondizionata accoglienza sbandierata ai quattro venti.

Questa parola ci dà la sensazione di fare la cosa giusta, ci fa stare bene con noi stessi.

Ma quante vittime ancora ci vorranno prima di comprendere che la strada praticata non è quella giusta?


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