Potere, successo, competitività senza etica, denaro: le autostrade del conformismo


di Nicola Sajeva

L’ATTEGGIAMENTO DELLA MISERICORDIA È DIFFICILE DA INDIVIDUARE NEI MODELLI E NELLE TIPOLOGIE CHE EMERGONO DAL NOSTRO VISSUTO CONTEMPORANEO. NON A CASO PAPA FRANCESCO INSISTE SUL TEMA!

Esibito per mostrare alcune coordinate della nostra identità, distribuito per far conoscere un traguardo raggiunto, il biglietto da visita cerca sempre un posto, possibilmente strategico e privilegiato, in tutte le infrastrutture del tessuto sociale.

Ci sono biglietti da visita completi di tutti i recapiti necessari per un’eventuale contattazione e ci sono biglietti da visita che usano altri mezzi per partecipare qualcosa che riguarda la sfera intima e profonda della nostra personalità, per dichiarare un’appartenenza, una convinzione, un credo politico o religioso.

Tutto quanto riusciamo a manifestare, attraverso il nostro modo di essere, va a formare questo ideale biglietto da visita, specchio della nostra personalità, riflesso chiaro delle nostre convinzioni, programma per la promozione dei valori in cui fermamente crediamo e che aspiriamo ad incarnare.

Proprio su questo biglietto da visita intendo soffermarmi per tessere le lodi della misericordia che, oltre a rappresentare una prerogativa, spesso elusa, dei credenti, può raggiungere tutti gli altri per costituire, anche per loro, tesoro da scoprire e da trafficare. Sappiamo infatti che emergendo da ogni confronto umano inevitabili differenze culturali o economiche, sarà necessario ricorrere ad uno dei tanti processi di compensazione indispensabili per iniziare un vero dialogo costruttivo e, cosa importantissima, rispettoso per la reciproca dignità.

Vedremo, nel prosieguo, come la misericordia riesca ad orientare bene ogni rapporto accogliendo e trasformando in gesti d’amore ogni diversità, valorizzando il bene e rendendo difficoltosa la germinabilità dei semi della discordia. Seguendo questi schemi fiorisce spontaneamente la tolleranza, la comprensione, la sopportazione, la consolazione, l’amore, il perdono: la convivenza diventa più facile e la pace più a portata di mano.

Queste ultime considerazioni prendono le mosse dal VII capitolo della lettera Enciclica “Dives in misericordia” che San Giovanni Paolo II ci fece arrivare nel 1980.

Recentemente il sermone sulla misericordia di Sant’Agostino è riuscito a farmi andare oltre a quanto avevo memorizzato fin dai primi anni di catechismo: ho scoperto nella misericordia impensabili meccanismi da mettere in moto sia nella testimonianza cristiana sia nella costruzione di quei rapporti interpersonali che scelgono di rivestirsi di laicità. Purtroppo dobbiamo convenire che l’atteggiamento della misericordia è difficile da individuare nei modelli e nelle tipologie che emergono dal nostro vissuto contemporaneo. Oggi altre stelle guidano il cammino di molti uomini: il potere, il successo, l’affermazione condita abbondantemente con il compromesso, la competitività senza etica, il denaro affollano le invitanti autostrade del conformismo e vanno a trovare comoda collocazione sulla sponda opposta a quella dove la misericordia tenta di costruire faticosamente la sua tenda.

Nel suo sermone sulla misericordia Sant’Agostino spiega come essa sia “una miseria raccolta nel cuore”; una condizione di disagio materiale o spirituale che, oltrepassando la soglia del nostro cuore, riesce a suscitare un’adeguata risposta d’amore. L’entità dello spazio che saremo disposti a concedere alle carenze del nostro prossimo segnerà, sulla scala al cui vertice c’è la Carità, la caratteristica del gesto che saremo capaci di esprimere: distratta partecipazione, episodico interessamento, ipocrita accoglienza, pietismo, forme varie di elemosina, filantropia, disponibilità, solidarietà: poca roba, questa, rispetto alla vera compassione che definisce in pieno lo splendore della Carità.

In ogni rapporto umano questo concetto di misericordia riesce a costruire ponti per superare ogni vallata, riesce a raddrizzare le curve della diffidenza, riesce a spegnere sul nascere ogni strisciante arroganza. La miseria del mondo entrata nel cuore di Cristo lo ha portato a scrivere sulla croce la più grande storia d’amore.

La consapevolezza dei limiti umani nostri e altrui, la reciproca determinazione all’accoglienza per superare ogni miseria, ci portano a vedere nella misericordia la caratteristica peculiare che, sul biglietto da visita, ci qualificherà come credenti, come uomini di buona volontà, come costruttori di giustizia.


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