Il giudeocristianesimo. Fedeli o sudditi?


di Pietro Madeo

CON IL LORO ATTACCAMENTO ALLA LEGGE MOSAICA I “GIUDAIZZANTI” CREARONO VERE DIFFICOLTÀ ALL’ESPANSIONE CRISTIANA

Per giudeocristianesimo si intende quella corrente del cristianesimo primitivo i cui aderenti sostenevano la necessità, per tutti i credenti in Gesù Cristo, di osservare le prescrizioni legali del giudaismo; e quindi, per i pagani convertiti al cristianesimo, di diventare prima ebrei mediante la circoncisione. Avversato già da s. Paolo, il giudeocristianesimo sopravvisse in alcuni gruppi fino al 4° secolo.

Il nome di giudeo-cristiani, quindi, si applica a tutti i convertiti al cristianesimo di nazionalità giudaica, ma più particolarmente alle comunità di Gerusalemme e della Palestina formate quasi totalmente di Giudei.

Quelle comunità ebbero decenni di vita florida per numero e per spirito. Gli Atti degli apostoli descrivono il loro periodo aureo, durante il quale si accrebbero tra persecuzioni discontinue che fecero martiri come S. Stefano e S. Giacomo.

Nella rivolta dell’anno 66 i cristiani di Palestina si ritrassero per la maggior parte a Pella, città della Decapoli, a oriente del Giordano, mentre altri si rifugiavano nella Basanitide e a Berea (Aleppo).

Ricostituitesi le comunità dopo il 70, si chiusero sempre più in un isolamento materiale e spirituale, che le inclinò alla mentalità di setta e a dottrine particolaristiche. Le sette degli Ebioniti e dei Nazarei si formarono un proprio Vangelo, come sorse anche un Vangelo secundum Hebraeos: di essi possediamo solo pochi frammenti.

Di quell’isolamento fu causa prima il loro attaccamento alla Legge giudaica, rimasto nonostante le scomuniche e le persecuzioni del giudaismo. I legami tradizionali alla forma d’una religione millenaria, la venerazione per i libri sacri, le necessità stesse della vita e dell’apostolato avvinsero al giudaismo quei convertiti.

Vivendo i grandi apostoli che avevano la visuale di un apostolato mondiale, le tendenze particolaristiche erano combattute o mitigate. Sin d’allora però alcuni elementi, distinti ora più propriamente col nome di giudaizzanti, crearono col loro attaccamento alla Legge mosaica vere difficoltà all’espansione cristiana.

Essi esigevano non solo dai cristiani ebrei di nascita la fedeltà alle prescrizioni mosaiche, ma ai convertiti stessi dal paganesimo imponevano la circoncisione, come necessaria per la salvezza, ovvero, secondo idee più mitigate, come coronamento della nuova vita. Dalla circoncisione, considerata come rito d’aggregazione al popolo ebraico, scendeva poi l’obbligo d’osservare la Legge mosaica intera.

San Paolo fu il più rigoroso sostenitore della nuova libertà dalla Legge in Cristo. Egli sentiva che i pagani non si sarebbero convertiti al cristianesimo se questo importava un assoggettarsi alle pratiche mosaiche. D’altronde veniva in questione il significato stesso del Vangelo e dell’opera di Cristo. Di tali contrasti abbiamo le lettere di S. Paolo ai Galati e ai Romani, gli Atti degli apostoli, XV, e un riverbero se ne trova pure nella lettera di Giacomo.

 


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