Il Sacerdote ben illuminato e padre accogliente cinge di difesa l’anima impaurita


di Padre Giuseppe Tagliareni*

IL SACERDOTE DEV’ESSERE UN ALTRO CRISTO, UNO CHE LO IMPERSONA NELLA CURA SPIRITUALE DEI FEDELI CHE GLI SONO STATI AFFIDATI. IN LUI SI DEVE REALIZZARE L’ANTICA PROMESSA DI DIO AL SUO POPOLO: “VI DARÒ PASTORI SECONDO IL MIO CUORE, I QUALI VI GUIDERANNO CON SCIENZA E INTELLIGENZA” (GER 3,15)

“Esorto gli anziani che sono tra voi, quale anziano come loro, testimone delle sofferenze di Cristo e partecipe della gloria che deve manifestarsi: pascete il gregge di Dio che vi è affidato, sorvegliandolo non per forza ma volentieri secondo Dio; non per vile interesse, ma di buon animo; non spadroneggiando sulle persone a voi affidate, ma facendovi modelli del gregge. E quando apparirà il pastore supremo, riceverete la corona della gloria che non appassisce” (1 Pt 5,1-4).

San Pietro, primo Papa, nella sua prima lettera ai fedeli in Cristo, ha un pensiero particolare per gli “anziani”, i presbiteri o capi di comunità, a cui era affidato l’ufficio di presiedere. Egli ha davanti agli occhi Gesù, “Pastore supremo”, che darà la corona di gloria ai suoi servi fedeli. Immediato e spontaneo è rifarsi all’esempio di Gesù stesso, “buon Pastore” che dà la vita per le sue pecorelle, come egli stesso ebbe a dire (cfr. Gv 10,11) e come fece realmente immolandosi sulla croce.

Il Sacerdote dev’essere un altro Cristo, uno che lo impersona nella cura spirituale dei fedeli che gli sono stati affidati. In lui si deve realizzare l’antica promessa di Dio al suo popolo: “Vi darò pastori secondo il mio cuore, i quali vi guideranno con scienza e intelligenza” (Ger 3,15). Tutto il Nuovo Testamento mostra in Gesù prima e poi negli Apostoli e loro successori la realizzazione di questa promessa. Gesù si commosse al vedere le folle che lo seguivano affamate della parola di Dio ed esortò i suoi a pregare il Padre per mandare nuovi “operai nella sua messe” (Mt 9,38).

Dio è il Sommo Pastore: è suo compito provvedere a nutrire e custodire quei figli che pur amandolo sono infermi, indeboliti, stanchi e sfiniti. Egli si prenderà cura delle sue pecorelle: della grassa e della malata, della debole e della forte e le condurrà in ottime pasture, sui monti alti d’Israele, togliendole dalle mani dei cattivi pastori, che le hanno trascurate, disperse e abbandonate agli animali selvatici (cfr. Ez 34,1-16).

Imitando Gesù “buon Pastore” l’anziano o presbitero preposto al gregge deve farsi modello per loro nella sequela di Cristo e saperli condurre ai pascoli della vita eterna, perché la vita divina guadagnata da Cristo arrivi abbondantemente ad ognuna delle sue pecorelle. In lui esse devono poter trovare guida sicura e alimento divino. Volendo specificare e semplificare: pane, luce, acqua, medicina, riposo, difesa: ecco di cosa hanno bisogno le anime. A sua volta il sacerdote troverà la fonte del suo sostentamento nella divina liturgia da lui celebrata (la Santa Messa) e nell’abbracciare la croce che il Padre dei cieli gli da’ ogni giorno. La piena sua comunione con Gesù buon Pastore è il segreto della sua santità e della sua fecondità pastorale. Passiamo brevemente in rassegna questi aspetti concreti della cura pastorale, tenendo davanti l’esempio di Gesù, Maestro perfetto.

Il pane, che il sacerdote deve ammannire ogni giorno alle anime affamate di Dio, è l’Eucaristia. Qui c’è tutto, perché è la stessa presenza divina del Dio fatto uomo che viene offerta quale cibo e bevanda spirituale. È il cibo che dura per la vita eterna e che completa l’altro cibo, quello della Parola di Dio. Entrambi si trovano nella Santa Messa. Il Sacerdote non ha da fare altro che spezzare questi due “pani”, moltiplicandoli e distribuendoli alla folla dei fedeli, sicuro che c’è Gesù che presiede al tutto. La Parola di Dio è la fonte di quella luce di cui hanno bisogno le anime per camminare nella retta via; tocca al sacerdote donarla ed applicarla ai casi concreti con santo discernimento, sì da dare il giusto e sicuro orientamento.

Altro dono sacerdotale è “l’acqua che disseta e che purifica. Da una parte indica il Sacramento della riconciliazione (Confessione), che toglie i peccati e conferisce la grazia di Dio, purificando le coscienze; dall’altra parte indica le consolazioni di Dio, che dissetano le anime deluse e le rinvigoriscono nella volontà di cercare sempre di più Dio. Nell’incontro dell’anima col Sacerdote si possono ricevere entrambe le grazie: quella del perdono dei peccati mediante l’assoluzione sacramentale e quella della divina consola-zione, mediante il colloquio, l’apertura del cuore, la fiducia nel sacro ministro, l’atto di fede in Dio.

A questo si connette la medicina per le malattie e le ferite dell’anima, che Dio vuole fare scendere nel cuore del fedele che si accosta al Sacerdote suo ministro. “Io le curerò”, dice il profeta Ezechiele a riguardo delle pecore malate e ferite. E quale anima non ha pene, debolezze, lacerazioni interiori, blocchi, impedimenti, offese, rimorsi, oscurità e tenebre? Il Sacerdote deve saper versare l’olio della consolazione e il vino della speranza, riaccendere la fiducia in Dio e la voglia di portare a termine la propria missione. Egli deve dare comprensione alle anime e farsi strumento di Cristo.

Infine, le anime devono poter trovare nel ministro di Dio il riposo e la difesa che cercano per poter vivere in serenità e fiducia. Ciò che affatica l’anima è l’attivismo, la dissipazione, l’agitazione tra mille problemi. Il Sacerdote rimette l’anima nel seno di Dio, l’assoluto a noi vicino (Dio con noi) e l’unico Amore indefettibile e onnipotente: solo lì c’è riposo. D’altra parte in lui si trova la vera difesa dai pericoli mortali, quali certe tentazioni e certi assalti maligni, quali le calunnie, i malefici, la depressione, la spinta al suicidio e alla disperazione. È il Sacerdote ben illuminato e padre accogliente che cinge di difesa l’anima impaurita e la pone nel Cuore di Cristo e della Mamma celeste.

La sorgente della vitalità spirituale del Sacerdote non può essere altri che Gesù, presente nel sacramento eucaristico e nella Santa Messa, attinto mediante la fede, l’amore, la fiducia, la medita-zione, l’adorazione, l’accettazione della croce quotidiana che il Padre dei cieli dispone per lui, ad imitazione di Cristo. A tutto ciò coopera meravigliosamente la Vergine Maria, voluta da Gesù come Madre dei discepoli: “Donna, ecco tuo figlio” (Gv 19,26). È lei che genera nell’animo del discepolo quelle disposizioni che lo rendono più simile al Figlio suo Gesù, sommo Pastore e medico delle anime.

L’antica promessa: “Vi darò pastori secondo il mio cuore” viene ad attuarsi passando per i due sacri Cuori di Gesù (trafitto in croce) e di Maria, addolorata e immacolata. Passa infine, per un altro cuore: quello del Sacerdote preposto dal Signore a dare cura alle sue pecorelle.

Gesù ci mette in guardia dai cattivi pastori: sono coloro che cercano se stessi e non Dio, il proprio profitto e non quello delle anime; sono quelli che non conoscono le pecore intimamente e lavorano da mercenari, pronti a fuggire se viene il lupo; essi non difendono il gregge e non danno la vita per esso; non lo fanno pascolare e fruttificare come si dovrebbe. Per questo le pecore si sbandano, si ammalano e periscono in gran numero, preda delle bestie feroci e dei dirupi in cui cadono.  Tanti Sacerdoti oggi sono luci spente e falsi pastori, che disperdono il gregge. 7Infatti le labbra del sacerdote devono custodire la scienza e dalla sua bocca si ricerca l’istruzione, perché egli è messaggero del Signore degli eserciti” (Mal 2,7). Egli non deve dimenticare di essere solo un inviato, non di certo superiore a Chi lo ha inviato. “Sapendo queste cose, sarete beati se le metterete in pratica” (Gv 13,17).

 

 

 

 

* Padre Giuseppe Tagliareni
(29 luglio 1943 – 25 gennaio 2022),
è il fondatore dell’Opera della Divina Consolazione


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