Draghi, dopo aver affondato l’Italia, si dimette. Ma si rischia un “Draghistan bis”!


di Angelica La Rosa

SONO ALMENO QUATTRO LE IPOTESI DOPO L’ANNUNCIO DELLE DIMISSIONI DI MARIO DRAGHI 

Durante una trasmissione di qualche anno fa, condotta da Luca Giurato su Rai1, l’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga disse le seguenti parole nei confronti di Mario Draghi, allora Presidente della Banca d’Italia: “È un vile, un vile affarista non si può nominare presidente del Consiglio dei Ministri chi è stato socio della Goldman & Sachs, grande banca d’affari americana. E male, molto male, io feci ad appoggiarne, quasi a imporne la candidatura a Silvio Berlusconi, male molto male“.

Non contento Cossiga poi rincarò la dose: “È il liquidatore dopo la famosa crociera sul “Britannia” dell’industria pubblica, la svendita dell’industria pubblica italiana quand’era direttore generale del tesoro e immaginati che cosa farebbe da presidente del Consiglio dei Ministri svenderebbe quel che rimane: Finmeccanica, l’Enel, l’Eni e certamente i suoi ex comparuzzi di Goldman & Sachs“.

Oggi pomeriggio quel Draghi che nel frattempo era diventato davvero Premier, ha annunciato in  Consiglio dei Ministri che rassegnerà le dimissioni.

“Stasera mi dimetto. Non c’è più la maggioranza che mi ha sostenuto. E’ venuto meno il patto di fiducia alla base dell’azione di governo”.

Augurandoci che almeno nelle dimissioni Draghi mantenga la parola data, adesso le strade che si aprono sono diverse.

La prima, molto quotata dagli analisti, è che Mattarella lo re-incarichi per un “Draghi-bis”. Il Presidente  del Consiglio dei Ministri uscente, peraltro, si è detto di essere “orgoglioso dei risultati raggiunti in un momento così difficile, nell’interesse degli italiani“, ignorando le numerose problematicità emerse in Italia negli ultimi mesi, per colpa anche delle sue sciagurate scelte economico-finanziarie e politico-sociali, per non parlare di quelle in politica estera.

Un’altra ipotesi è che mercoledì prossimo alle Camere Draghi comunichi che andrà avanti, rimangiandosi la parola e togliendosi dai piedi i 5 Stelle di Conte, continuando ad andare avanti con una maggioranza comunque consistente (e il colpevole sostegno di Berlusconi e Salvini).

Un’altra ipotesi, subito calcata dalla leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, è quella di andare immediatamente alle elezioni, ma a parte la leader di FdI non ci sono altri gruppi parlamentari desiderosi delle elezioni, perché tutti gli altri perderebbero, vista la diminuzione del numero dei parlamentari, molti seggi.

Una quarta ipotesi è la costituzione di un governo elettorale fino alla fine della legislatura, affidato alla Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati o a qualche personalità di rilievo.

Intanto, la prudenza suggerisce di aspettare cosa dirà e farà Mattarella stasera. Mentre si cominciano a riposizionare molti giornalisti Rai, Mediaset, La7 e Sky che, con i paraocchi, hanno sostenuto in questi mesi il “Draghistan”.

 


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Draghi parte integrante di quella cabina di regia da tempo diretta dalla politica Neocon americana, tesa a globalizzare i mercati comunque sempre sotto l’egida degli stati uniti e a tutela degli interessi nazionali.