Conseguenze economiche della guerra e delle sanzioni per Stati Uniti ed Europa


di Stefano Gubbiotti

LA GUERRA IN UCRAINA HA UN TERRENO DI SCONTRO MILITARE CHE HA LE SUE LOGICHE, MA LA VERA PARTITA GLOBALE È QUELLA CHE SI STA SVOLGENDO SUL PIANO ECONOMICO. LA SVALUTAZIONE DELL’EURO LO STA GIÀ DIMOSTRANDO

Stiamo osservando come la guerra in Ucraina sta avendo effetti economici asimmetrici sugli Stati Uniti e l’Europa. Le sanzioni economiche imposte dall’Occidente certamente incidono negativamente sull’economia del Vecchio Continente, potrebbero invece portare vantaggi agli Stati Uniti. Prima della guerra e dell’imposizione delle sanzioni commerciali e finanziare imposte a Mosca, l’Europa aveva un interscambio commerciale con la Russia di circa 240 miliardi, mentre gli Stati Uniti circa un decimo (25 miliardi).

Già questo ci dà una misura del differente danno economico che l’Europa subirà.  L’Europa dipende per circa un 40% dalle fonti energetiche russe, mentre gli Stati Uniti hanno praticamente una autonomia energetica totale. È stato facile, pertanto, per loro rinunciare al solo petrolio russo, mentre, per quanto riguarda il gas, erano già totalmente svincolati dall’offerta russa, avendone anzi una eccedenza.  Hanno pertanto già concluso un accordo con l’UE per esportare 15 miliardi di metri cubi all’anno di gas liquido che andrà quindi a sostituire un 10% (l’UE attualmente importa circa 150 miliardi di metri cubi di gas all’anno dalla Russia) del gas attualmente importato dalla Russia.

In definitiva le sanzioni alla Russia determineranno addirittura un guadagno per gli Usa dal punto di vista delle esportazioni energetiche, mentre per l’UE sarà un danno certo. In termini di costi, i consumatori americani stanno sopportando prezzi più alti alla pompa di benzina e più in generale sull’approvvigionamento energetico, dato che il Brent e il gas quotati alla borsa di Chicago sono cresciuti rispettivamente del 30% e 100% per effetto della guerra e delle sanzioni: sanzionare la Russia, ridurre drasticamente l’approvvigionamento energetico, quindi tentare di escludere dal commercio mondiale il  primo produttore mondiale di gas e il secondo di petrolio, ha determinato una impennata dei prezzi, con conseguenze negative anche sul consumatore americano. Ma come detto, per gli Stati Uniti l’effetto complessivo di queste misure, ha effetti ambivalenti: i consumatori americani ci perdono, ma le aziende energetiche fanno affari d’oro vendendo gas e petrolio a mercati di sbocco ora preclusi alla Russia, in primis, l’Europa.

L’Europa ci perde solamente, perché ne soffre il consumatore, ne soffrono le aziende, ne soffrono in generale i Paesi che sono grandi importatori di petrolio e gas, che dovranno sostituire gradualmente il gas russo, a buon mercato, garantito da contratti a lungo termine, con il più caro gas e petrolio acquistato sul mercato a prezzi molto più alti (il gas americano costerà circa il 50% in più).

Più in generale, per effetto delle sanzioni, gli Stati Uniti dovranno rinunciare a circa 25 miliardi di interscambio con la Russia, ma beneficeranno di maggiori esportazioni energetiche, in particolare in Europa.

Un altro vantaggio che avranno dalla guerra sarà una crescita esponenziale delle vendite di armi. Il paese che ha la più grande produzione al mondo di armi e velivoli militari avrà un esponenziale crescita delle vendite, da destinarsi soprattutto ai paesi membri Nato. Infatti, la guerra in ucraina gli ha consentito di ottenere ciò che da anni sollecitava ai partner Nato: l’aumento della spesa militare al 2% del PIL.

L’aumento delle spese militari da parte del governo federale avrà l’effetto di sostenere il PIL statunitense, in un periodo in cui la FED, per contenere l’inflazione, è costretta a fare una politica restrittiva. Ciò costituisce un ulteriore beneficio per gli Stati Uniti perché una politica fiscale espansiva avrà l’effetto di mitigare le spinte recessive derivanti da una politica monetaria restrittiva.

Anche se, ad oggi, non è possibile prevedere se il prolungarsi della guerra spingerà anche gli Usa verso una recessione, recessione che sarebbe comunque molto più severa in Europa, soprattutto se darà seguito a politiche sanzionatorie anche nel settore energetico.

Un altro vantaggio che stanno registrando gli Stati Uniti è originato dalla forza del dollaro. Il dollaro si apprezza sempre nelle fasi di crisi, di guerra. Anche questa volta non fa eccezione, la forza del dollaro mitiga l’inflazione per i consumatori e le imprese americane.

Le sanzioni relative al congelamento delle riserve della banca centrale russa, potrebbero rivelarsi invece un enorme boomerang, per la peculiarità del dollaro come “valuta di riserva”. Per un paese che ha un enorme deficit commerciale e pubblico, “deficit gemello”, possibile grazie al fatto che il dollaro è stato fino ad ora imposto come unica “valuta di riserva” mondiale, il fatto di congelare dollari ad un Paese, potrebbe ingenerare sfiducia da parte di altri Paesi che potrebbero decidere di disfarsi di grandi quantità di dollari. E gli Stati Uniti hanno dimostrato di essere disposti a tutto pur di evitare che qualcuno possa mettere in discussione la supremazia del dollaro.

L’aspetto forse più importante da sottolineare è che la guerra nel cuore dell’Europa, da una certa “élite” americana è vista cinicamente in termini positivi, come strumento per allontanare definitivamente la Russia dall’Europa. In certi consessi si discute del fatto che la supremazia degli Stati Uniti potrà essere minacciata dalla Cina. Una Europa forte che ha rapporti amichevoli con la Russia potrebbe diventare un terzo polo che potrebbe spostare il baricentro dei rapporti economici in Eurasia, marginalizzando gli USA.

Una Europa forte, unita, sarebbe il primo blocco economico mondiale (supererebbe il PIL degli Stati Uniti), soprattutto se continuasse a sviluppare sempre di più rapporti commerciali con la Russia, che è ricca di materie prime e che quindi completerebbe e rafforzerebbe l’economia dell’Europa occidentale, che ha carenze di materie prime. La guerra in Ucraina sembra allontanare e scongiurare la possibilità che il baricentro mondiale possa spostarsi in Eurasia, fatto che metterebbe in discussione anche la supremazia del dollaro e favorirebbe la creazione di un sistema valutario multipolare. Questo forse viene considerato dagli Stati Uniti il più grande beneficio a medio lungo termine da ottenere dalla guerra in Ucraina, sembra che per ora ci stiano riuscendo, dato l’attuale allineamento dei partner europei alla linea del Pentagono.

Ma è possibile che qualcosa vada storto, dato che sembra impensabile che l’Europa possa suicidarsi senza avere ripensamenti. Ovviamente non si auspica che l’Europa rinneghi la storica amicizia con gli Stati Uniti, partner sicuramente da mantenere, ma che maturi la consapevolezza che non tutti gli interessi coincidano con quelli degli americani. È interesse vitale dell’Europa impedire che la Nato diventi uno strumento espansionistico volto a realizzare i citati gli obiettivi degli Stati Uniti, non si deve allargare ad altri Paesi, deve mantenere una natura prettamente difensiva, di deterrenza in caso di attacco ad uno Stato membro, per lo scopo per cui era stata concepita.


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