Promuovere il dialogo sociale confessando sempre Gesù Cristo…


di Don Gian Maria Comolli*

UNA PARTE NOTEVOLE DELLA SOCIETÀ CIVILE, ALMENO IN ITALIA, È APERTA ALL’EDIFICAZIONE DEL BENE COMUNE E, PER QUESTO, LA DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA HA AMPI ORIENTAMENTI E INSEGNAMENTO DA OFFRIRE. CON UN’ATTENZIONE PRELIMINARE, PERÒ, NEL DIALOGO I CATTOLICI RICORDINO SEMPRE DI “CONFESSARE GESÙ CRISTO

Il sociale è il settore nel quali tutti possono dialogare e collaborare, credenti e non, comunità cristiane, civili e politiche. Per questo la Dottrina Sociale della Chiesa si presenta come «uno strumento adatto a promuovere e ad ispirare atteggiamenti di corretta e feconda collaborazione, secondo modalità adeguate alle circostanze» (Compendio DSC, n. 534).

Una parte notevole della società civile, in effetti, è aperta all’edificazione del bene comune e la Dottrina sociale ha ampie direttrici da offrire, con un’attenzione preliminare, però: “confessare sempre Gesù Cristo”.

È questo il primo invito che Papa Francesco rivolse ai cristiani il giorno seguente la sua elezione a Vescovo di Roma. Nell’omelia della Messa concelebrata con i cardinali alla chiusura del Conclave affermò: «noi possiamo camminare quanto vogliamo, noi possiamo edificare tante cose, ma se non confessiamo Gesù Cristo, la cosa non va. Diventeremo una ONG assistenziale, ma non la Chiesa, Sposa del Signore. Quando non si cammina, ci si ferma. Quando non si edifica sulle pietre cosa succede? Succede quello che succede ai bambini sulla spiaggia quando fanno dei palazzi di sabbia, tutto viene giù, è senza consistenza. Quando non si confessa Gesù Cristo, mi sovviene la frase di Léon Bloy [(1846-1917)]: “Chi non prega il Signore, prega il diavolo”. Quando non si confessa Gesù Cristo, si confessa la mondanità del diavolo, la mondanità del demonio» (14 marzo 2013).

Ebbene, dialogo con tutti come san Paolo nell’Areopago di Atene, ma senza smarrire la specificità cristiana. Un dialogo che va esteso al campo ecumenico (cfr. Compendio DSC, n. 535) e agli Ebrei (cfr. Compendio DSC, n. 536). In altre parole, nello “spirito di Assisi” «la Chiesa continua a invitare i credenti delle altre religioni al dialogo e a favorire, in ogni luogo, un’efficace testimonianza dei valori comuni a tutta la famiglia umana» (Compendio DSC, n. 537) a partire dalla pace e dallo sviluppo integrale dell’uomo.

Questa missione, come più volte affermato, rammenta il Compendio DSC, riguarda “tutti i cristiani” (cfr. Compendio DSC, nn. 538-540) che guidati dai Vescovi, coadiuvati dai sacerdoti, dai religiosi e dalle religiose e dai fedeli laici devono «agire individualmente, o variamente coordinati in gruppi, associazioni e movimenti, sapersi proporre come “un grande movimento per la difesa della persona umana e la tutela della sua dignità”» (Compendio DSC, n. 538).

Il Compendio DSC, inoltre, attribuisce ai presbiteri un importante ruolo di educazione e di formazione affermando: «Con la programmazione di opportuni itinerari formativi, il presbitero deve far conoscere la dottrina sociale e promuovere nei membri della sua comunità la coscienza del diritto e dovere di essere soggetti attivi di tale dottrina. Tramite le celebrazioni sacramentali, in particolare quelle dell’Eucaristia e della Riconciliazione, il sacerdote aiuta a vivere l’impegno sociale come frutto del Mistero salvifico. Egli deve animare l’azione pastorale in ambito sociale, curando con particolare sollecitudine la formazione e l’accompagnamento spirituale dei fedeli impegnati nella vita sociale e politica. Il presbitero che svolge il servizio pastorale nelle varie aggregazioni ecclesiali, specie in quelle di apostolato sociale, ha il compito di favorirne la crescita con il necessario insegnamento della dottrina sociale» (Compendio DSC, n. 539).

La seconda parte del capitolo è dedicato al fedele laico e ai vari “servizi” che è chiamato a svolgere nei vari settori del contesto societario.

«Con il nome di laici si intendono… tutti i fedeli ad esclusione dei membri dell’ordine sacro e dello stato religioso riconosciuto nella Chiesa, cioè i fedeli che, in quanto incorporati a Cristo con il battesimo, costituiti Popolo di Dio e a loro modo fatti partecipi della dignità sacerdotale, profetica e regale di Cristo, per la loro parte adempiono la missione di tutto il popolo cristiano nella Chiesa e nel mondo» (Concilio Vaticano II, Costituzione dogmatica Lumen gentium, 21 novembre 1964, n. 37). «Tutte le realtà umane secolari, personali e sociali, ambienti e situazioni storiche, strutture e istituzioni, sono il luogo proprio del vivere e dell’operare dei cristiani laici» (Compendio DSC, n. 543).

Il laico è sollecitato ad agire con prudenza (cfr. Compendio DSC, nn. 547-548) definita «la virtù che dispone a discernere in ogni circostanza il vero bene e a scegliere i mezzi adeguati per compierlo».

«La prudenza – prosegue il Compendio DSCrende capaci di prendere decisioni coerenti, con realismo e senso di responsabilità nei confronti delle conseguenze delle proprie azioni» (n. 548). Ebbene, la prudenza consente di progettare e pianificare i percorsi più adeguati e i mezzi più idonei per partecipare, come esortò san Tommaso d’Aquino, «alla sapienza divina, che fornisce luce e forza per compiere il bene» (Summa Theologiae, op. cit., I-II, q. 57, a. 5). La prudenza che oggi è spesso offuscata dall’astuzia, dalla scaltrezza o dal calcolo utilitaristico mostra il bene come un dovere e rivela le modalità per compierlo. «Essa – ricorda il Compendioè, in definitiva, una virtù che esige l’esercizio maturo del pensiero e della responsabilità, nell’obiettiva conoscenza della situazione e nella retta volontà che guida alla decisione» (n. 548).

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*sacerdote ambrosiano, collaboratore dell’Ufficio della Pastorale della Salute dell’arcidiocesi di Milano e segretario della Consulta per la Pastorale della Salute della Regione Lombardia. Cura il blogwww.gianmariacomolli.it.


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