L’umiltà: ingrediente fondamentale per ogni educazione umana


di Enzo Vitale

I TANTI FATTI DI CRONACA NERA, CON FACILITÀ E PRONTEZZA CONDANNATI DA TUTTI, NASCONDONO UN’ASSENZA EDUCATIVA CHE CI DEVE METTERE IN DISCUSSIONE 

Una delle discipline che ha sempre esercitato, nei miei riguardi, un fascino particolare è la storia. Non solo quella fatta di luoghi e date, ma anche quella che, in qualche modo, gli uomini “fanno” grazie alla propria “umanità”. Una storia, quindi, soggetta a volontà e intenzioni, sentimenti e passioni che, nonostante tutto, spesso la fanno da padrone, senza dare spazio ad altre possibilità o scelte. Allo stesso tempo, però, sono anche consapevole che – come qualcuno ha detto – “la storia è fatta da chi la scrive” e che, quindi, potrebbe essere soggetta a interpretazioni non conformi alla verità se non, addirittura, a vere e proprie contraffazioni. In ogni caso, chi la racconta, lo deve fare usando parole e termini, concetti che, paradossalmente, hanno una “storia”, una propria etimologia. Ed è proprio la “storia delle parole” che, in questi giorni, mi risuona forte nella mente. Due in particolare: violenza ed educazione. Una connotata da un alone di nobiltà: educazione; l’altra, violenza, intrisa da una scia di sangue.

Il motivo per cui ripenso unitamente a queste due parole è presto detto: i continui e ripetuti fatti di sangue che la cronaca segnala spingendo, anche il più accorto e scrupoloso, ad arroccarsi (quale “lettore di quotidiano” o “telespettatore di tg nazionali”) nel limbo del “è normale… capita sempre… non ci possiamo fare niente”.

Ciò che mi spinge a condividere queste povere riflessioni è, in particolare, un fatto di cronaca saltatomi agli occhi da una pagina social. Si tratta di un video che riprende un agente di polizia di una cittadina pugliese che, con toni esagerati e molto forti, usando un linguaggio poco comprensibile (il dialetto pugliese, a quanto pare) riprende un gruppo di ragazzi che, evidentemente, nel caldo delle serate estive, ha esagerato con il fare baldoria e disturbando per strada, di notte.

Quello che colpisce – ed è anche il motivo per cui il video è diventato virale – è il fatto che l’agente si rivolga, in particolare, ad uno solo dei ragazzi del folto gruppo (sembrano adolescenti). Si rivolge a lui perché lo conosce e sa che è il figlio di un carabiniere. E con lui, alla presenza degli altri, usa un tono fortissimo e – questo lo si comprende con chiarezza – lamenta il fatto che fra tutti i presenti lui, figlio di un militare, sia l’unico a rispondere alle rimostranze dell’agente. Più volte ripete, rivolgendosi al ragazzo, «Ma non ti vergogni?». L’agente appare furioso non tanto, evidentemente, per il fatto che i ragazzi avevano esagerato con il “far casino”, ma perché, quel ragazzo, figlio di un “collega” (anche se carabiniere, pur sempre un addetto alla pubblica sicurezza) si atteggia, sprezzante, e risponde a tono ad un giusto richiamo.

E pensavo, mentre guardavo il video, a quel povero genitore che, immagine di tanti genitori, sperimenta il fallimento perché il figlio è incapace di quel minimo di “educazione” davanti ad una autorità costituita. Sì, perché – qui il nesso – al richiamo dell’agente di polizia risponde con la logica della “violenza” anche se fatta solo di parole, incapace, magari, di “abbassare la testa”, in atteggiamento di umile scusa, di riconoscimento dell’errore. L’umiltà, virtù tipicamente cristiana, è la grande assente dell’educazione odierna e ci mostra come, invece di progredire nello sviluppo della società, si stia regredendo. Mi colpiva tempo fa, nei miei studi su San Tommaso, che nell’elenco delle virtù nella sua opera più famosa (la Somma Teologica), l’umiltà non ha un ruolo centrale. La spiegazione dell’assenza è dovuta al fatto che l’Aquinate nel predisporre gli elenchi e le suddivisioni delle virtù si rifà ampiamente ai testi dello stagirita Aristotele per il quale – come per tutti nell’antichità – l’umiltà non era considerata una virtù: anzi!

È stato Cristo che, tra le tante novità introdotte, ci ha segnalato l’importanza di questa virtù che trova la sua massima espressione e incarnazione, oltre che nel Verbo fatto Carne, nella Vergine Maria. Leggiamo, infatti nel vangelo di Luca (1,48) queste parole: «Ha guardato l’umiltà della sua serva».

Una vera educazione – dal verbo educare di etimologia latina “trarre fuori” – non può aversi se non nel segno di una profonda umiltà. Che deve durare nel tempo e non può essere ad intermittenza: tutti corriamo il rischio della superbia solo perché abbiamo letto qualche libro. Paradossale, in tal senso, che siano maggiormente superbi coloro che hanno letto pochi, o forse, solo un libro: fosse anche la Bibbia. L’umiltà ci pone in una condizione di ascolto, ci insegna a fare attenzione a ciò che viene detto e, guarda un po’, fa da contrasto alla violenza (ogni atto, atteggiamento o parola che mira a fare del male all’altro, a volte volutamente, altre volte per impeto e sfrenatezza, obnubilando l’uso della ragione). La persona umile, la persona “educata”, difficilmente farà uso di violenza: sarà, invece, spinta a ragionare, a capire, a confrontarsi in modo civile e garbato. Oggi, invece, si rischia di assistere, sempre più a manifestazioni di forza, verbale o fisica, che sembrano del tutto mancanti di quella prudenza che, tra le altre qualità, permetterebbe di pensare alle conseguenze delle proprie azioni. Manca, quindi, anche la capacità di pensare (atteggiamento tipico dell’uomo umile che si ferma per capire).

Potrei continuare all’infinito e trovare continue conferme di come violenza, umiltà, educazione, pensiero, siano atteggiamenti, moti dell’animo, che sembrano entrare in pista e danzare a ritmi diversi a seconda delle situazioni in cui ci si ritrova nel nostro quotidiano. Su una cosa però tutti possiamo essere d’accordo: la mancanza di educazione e di investimento in campo educativo è troppe volte manifestata da una assenza di umiltà svelata, a sua volta, da una ostentata violenza. Tutti, ma dico tutti, nessun escluso, dobbiamo interrogarci sulla nostra capacità di essere umili in ogni contesto perché, è vero, ci stracciamo le vesti quanto un bruto per strada uccide un povero malcapitato ma – questo è nostro dovere – se andiamo alle radici, andiamo in fondo, ci accorgeremo che ciò che è mancato al bruto è un’educazione profondamente umana, umile, capace – questa è la grandezza dell’umiltà – di scorgere nell’altro, fosse anche un nemico, i tratti di un volto pienamente umano.


Subscribe
Notificami
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments