Chiesa come “location”: la triste realtà di non pochi battesimi, matrimoni e funerali

Chiesa come “location”: la triste realtà di non pochi battesimi, matrimoni e funerali

di don Antonio Nuara 

I DIVORZIATI CONVIVENTI O RISPOSATI NON POSSONO PROCLAMARE LE LETTURE DELLA MESSA

Il liturgista della Rivista “Vita Pastorale” Don Silvano Sirboni per rispondere alla domanda se un divorziato risposato convivente possa leggere le letture a Messa rimanda alla Introduzione del Messale, dove vien detto che, se la persona crea disagio o scandalo nell’Assemblea, è più opportuno non sceglierla.

Gesù dice: “imparate da me“. Chi sale all’Ambone per proclamare la Parola di Dio, gli presta la sua voce e i sentimenti che da essa scaturiscono. Non è questione di “dignità”, ma di opportunità. Gesù dice: “voi siete la luce del mondo… Vedano le vostre opere buone e glorifichino il Padre che è nei cieli“.

Papa Francesco nelle sue aperture parla sempre di discernimento. Non si può parlare solo di “diritti”, ma anche di doveri.

Nel Vangelo ci sono dei valori che non sono negoziabili e il vero credente ad essi deve attenersi.

Giovanni Battista ad Erode disse chiaramente: “non ti è lecito avere in moglie la moglie di tuo fratello Filippo“.

Gesù parla di seguirlo, ma non come vogliamo noi. Perciò dice: “chi vuole essere mio discepolo, rinneghi sé stesso, prenda ogni giorno la sua croce e mi segua“.

Il problema nostro di fondo è: ma noi abbiamo veramente fatto la nostra scelta di fede per seguire Gesù? Oppure ci diciamo cristiani perché col Battesimo ci hanno scritto nell’anagrafe parrocchiale?

San Paolo scrive: “coloro che non hanno lo spirito di Cristo, non gli appartengono“. Le nostre “rivendicazioni” dovrebbero partire da questo presupposto. E non dal fatto che, essendo battezzati, facendo quello che ci pare e piace, la Chiesa deve avallare ogni nostra situazione.

A mio giudizio bisognerebbe rivedere la prassi dei Sacramenti. Personalmente celebrando i Battesimi trovo imbarazzo chiedere ai genitori se vogliono impegnarsi ad educare cristianamente il proprio figlio. Il Rito prevede “SÌ” come risposta, ma tutti siamo consapevoli che non sarà così.

Purtroppo, per molti la chiesa parrocchiale è solo una “stazione di servizio”: si ci va quando si ha bisogno o per opportunità. Non è la “comunità” dove si vive la fede. Riguardo ai matrimoni in chiesa, diciamocelo chiaramente: il 90% sono già nulli, perché non si celebrano per scelta di fede, ma perché, come location, dà più visibilità.

Un non credente che entra in chiesa, durante un matrimonio, vedendo che i presenti fanno di tutto, tranne che pregare e che la chiesa sembra più una piazza e non un luogo di culto, se ne esce contento di non essere cattolico. Non parliamo, poi, degli abiti della sposa e di molti dei partecipanti.

Anche nei riti funebri: tre quarti di chiesa, parenti compresi, sono come le “sagome” che durante il Covid riempivano gli studi televisivi e le tribune degli stadi: assenza totale alla celebrazione. Parliamo di cristiani, che sono molti, ma di credenti che sono pochi. A volte trovo difficoltà a comprendere i Documenti della Chiesa: mi sembra che parlino a un’ “isola che non c’è”.

Credo che l’istanza fondamentale presente in tutti i Documenti del Concilio Vaticano II sia quella della scelta consapevole di Cristo e quando essa manca, non possiamo parlare di fede, di cristianesimo, di Sacramenti.

È su questo campo, prima ancora della possibilità o no di proclamare una lettura o di chiedere un Sacramento, che dobbiamo confrontarci. Il Vangelo con le sue istanze dovrebbe essere la regola fondante del nostro credere. Il resto viene di conseguenza.

Il Documento di Papa Francesco, Amoris laetitia (19 marzo 2016) non ha sdoganato la convivenza post divorzio, ma indica percorsi di conversione per rientrare nella sequela di Cristo, che condanna con chiarezza il peccato, ma mostra misericordia per il peccatore. Per mettere insieme i propri cocci c’è tutto un cammino di conversione che necessariamente occorre fare, non sentendosi esclusi, ma bisognevoli di cure, per rifarci all’immagine di Papa Francesco dell’Ospedale di campo.

Perciò non parlerei mai di “rivendicazioni” o di “sdoganamento”, ma di riscoperta del Vangelo e delle sue istanze, ove collocare la nostra vita con i suoi cocci che sempre fanno parte di quell’uomo che Dio “ha creato a sua immagine e somiglianza“.

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