Stiamo andando verso una nuova guerra fredda?

di Pietro Licciardi

CON L’ANALISTA STORICO MILITARE MIRKO CAMPOCHIARI CHERCHIAMO DI CAPIRE QUALI SARANNO LE CONSEGUENZE DELL’ATTUALE CONFLITTO RUSSO-UCRAINO

Con Mirko Campochiari, analista storico-militare e collaboratore della rivista Limes vogliamo tornare sul conflitto russo-ucraino cercando di capire cosa rimarrà dopo l’attuale bagno di sangue, che sembra ancora ben lontano dal concludersi

Personalmente ho avuto l’impressione che Zelensky nell’affrontare la crisi sfociata in guerra sia rimasto un po’ col cerino in mano: ha creduto alle promesse americane ed europee per un pieno sostegno impegnandosi in una guerra che non sta vincendo e che rischia di diventare un disastro per una Ucraina già povera, mentre le forniture militari sembrano arrivare col contagocce. Lei che ne pensa?

«Su questo ho scritto un articolo per Limes circa un mese fa cercando di capire quanto è stato promesso e quanto è arrivato davvero. Ebbene circa il venticinque per cento delle richieste ucraine, che erano il minimo per riuscire a reggere la lotta, è stato consegnato, anche se non è stato consegnato in una unica soluzione ma in piccole tranche e questo è il motivo per cui gli ucraini non sono in grado di mettere assieme quella che si chiama una riserva strategica da utilizzare in una eventuale controffensiva. Questi, che ho chiamato “aiuti zoppi” –  pensiamo ad esempio alle artiglierie M777 mandate senza la stazione digitale di tiro o ai pochi Himars – denotano inoltre che l’Occidente si è reso conto che le guerre moderne hanno un livello incredibile di attrito e che gli eserciti professionali letteralmente si distruggono ad una velocità mai vista prima. Del resto negli ultimi trent’anni sono state combattute solo guerre asimmetriche, contro eserciti molto deboli. A ciò si aggiunge il fatto che non abbiamo economie di scala in grado di mantenere una produzione continua, al punto che per rifornire gli ucraini gli americani e la Nato si sono trovati a dover attingere ai loro depositi. E consideriamo anche che questa guerra alla fine è combattuta da poco meno di cinquecentomila uomini, mentre nella seconda guerra mondiale su quello stesso fronte erano impegnati tre milioni di soldati».

Speriamo che almeno dopo questa costatazione qualcuno ci pensi due volte prima di scatenare un nuovo conflitto…

«Non so se si arriverà a riconsiderare il reclutamento e l’addestramento di massa. I russi ad esempio hanno grosse difficoltà a reclutare soldati e i loro bandi vanno quasi deserti. Credo che in questa guerra ci si sia resi conto anche delle difficoltà che derivano dal dipendere da certe componentistiche strategiche, come i semiconduttori o i microchip. Ogni paese sta tornando ad una sorta di autarchia».

Questa guerra, iniziata malino per i russi, che conseguenze avrà per Putin?

«Ultimamente ho letto un analista russo secondo il quale se continua così la Russia si dissanguerà rischiando un cambiamento totale interno o la caduta in un baratro tipo quello degli anni Novanta. Anche se nel migliore dei casi i russi riescono a prendere tutto il Dombas e tenersi anche Kerson comunque non avranno guadagnato molto, perché le sanzioni rimarranno probabilmente molto a lungo, in una situazione tipo Iran, le zone conquistate sono completamente devastate e internazionalmente hanno perso ogni credibilità. Non vedo un futuro roseo per Putin ma neppure per Zelensky che sta tenendo una linea dura: “ci riprenderemo tutto, anche il Dombass”, con i russi dall’altra parte che non mollano l’osso e quando si hanno linee di condotta così intransigenti è difficile capire dove è possibile trovare un punto di incontro. Non vedo quindi la possibilità di una soluzione politica ma piuttosto l’esaurimento del conflitto per sfinimento di uno dei due contendenti. Quando un esercito non esiste più la politica deve prenderne atto».

Sempre che al tappeto non ci finisca prima l’Europa, C’è chi teme che il rincaro dell’energia, l’inflazione a due cifre e la penuria alimentare possano scatenare rivolte sociali importanti

«Sono i danni secondari della globalizzazione. Quando il mondo è strettamente interconnesso anche una guerra percepita come remota, sui confini più esterni dell’Europa, in realtà ci tocca nel vivo. Come dico sempre: se non ti occupi della geopolitica e della geostrategia saranno loro ad occuparsi di te. E qui lo abbiamo visto».

San Giovanni Paolo II, il papa polacco, ovvero di una nazione che storicamente ha più di un motivo per essere diffidente nei confronti della Russia, diceva che l’Europa deve tornare a respirare con due polmoni: quello dell’Occidente e quello dell’Oriente. Una prospettiva contro cui hanno sempre lavorato l’impero britannico prima e gli Stati uniti poi. Questa guerra per caso è il tentativo americano di far tramontare definitivamente l’eventualità di una Russia “europea”?

«Il peggior nemico della Russia è la Russia stessa. Non ha mai esercitato un soft power, un appeal verso i paesi. L’animosità di Estonia, Lettonia, Polonia e tutti gli ex blocco sovietico è vera a causa di quello che hanno subìto ed è ovvio che è l’Occidente ad attrarre di più. Certamente farebbe molto meglio all’Europa avere una Ue e una Russia unite e che collaborano ma questo sicuramente non fa il favore degli americani. I documenti della Cia degli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso dicevano che dividere la Germania, con le sue conoscenze e capacità tecnologiche, dalle risorse della Russia era di primaria importanza per evitare la nascita di un gigante tecnologico e industriale che avrebbe messo in ombra l’America. Per l’America oggi è facile risvegliare certi “appetiti di pancia” dei paesi dell’Est, che hanno da sempre certi conti in sospeso con la Russia. Pensiamo ai polacchi che geopoliticamente e geostrategicamente, come del resto gli ucraini, non si sono mai trovati in una posizione troppo fortunata, stretti tra Russia, Impero austroungarico e Prussia, e di sicuro non vogliono la storia si ripeta. E’ per questo che i polacchi in questo periodo sono quelli che stanno acquisendo più equipaggiamento militare; a breve avranno la più grande forza corazzata in Europa e anche molto moderna. Siamo di fronte ad una situazione che non si risolverà nel breve termine e rischiamo una seconda guerra fredda o tra blocchi. Lo vediamo con i Brics – Brasile, India, Argentina che cercano di organizzarsi da una parte, Russia e Cina dall’altra. Si stanno un po’ definendo i blocchi e sembra questa una fase di preparazione di qualcosa di più grosso per il futuro».

 

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