In India i cristiani sono perseguitati, ma i mass media occidentali tacciono

di Gian Piero Bonfanti

NELLO STATO INDIANO DEL PUNJAB ANCORA PERSECUZIONI PER CHI PROFESSA LA RELIGIONE CATTOLICA

Mentre nel nostro paese il cristianesimo raggiunge sempre di più note radical chic, in alcuni territori fuori dall’Europa si viene perseguitati a causa della propria fede. Abbiamo assistito a quanto è accaduto in Nicaragua, dove c’è stato un vero e proprio assalto alle chiese e dove le vessazioni nei confronti dei fedeli e dei sacerdoti sono oramai all’ordine del giorno. Mentre qualche notizia è riuscita a trapelare tra le fitte maglie del mainstream, ci sono paesi però dei quali pochi ne parlano, come se contassero meno di altri.

È importante tuttavia tenere i riflettori accesi su quanto accade nel mondo e non perdere di vista i nostri fratelli cristiani, seppur distanti sulla cartina geografica. Parliamo ancora una volta dell’India e di quello che è successo in questi giorni. Ci riferiamo ai fatti accaduti a Patti, un’antica città dello Stato indiano del Punjab, nella chiesa cattolica del Bambin Gesù, parrocchia che fa parte della diocesi di Jalandhar.

La città si trova nel distretto di Tarn Taran a circa 50 km a sud di Amritsar, la città santa dei sikh. Un gruppo di uomini non identificati al grido di “Siamo khalistani” (il movimento indipendentista dei sikh), ha fatto irruzione il 31 agosto nella chiesa vandalizzando una statua mariana che si trova nel complesso ed appiccando fuoco all’auto del parroco.

Questo accadimento giunge in seguito ad una reiterata persecuzione nei confronti delle minoranze religiose, quali la comunità cristiana cattolica e quella musulmana. I cristiani in India sono particolarmente perseguitati in quanto l’opera delle comunità dei nostri fratelli è molto intensa. Scuole ed ospedali garantiscono una condizione di vita superiore alla media ed il numero delle persone che si convertono alla religione cattolica è sempre maggiore. Purtroppo la crescita di una minoranza religiosa dà molto fastidio a coloro che professano la religione predominante.

A tal punto che ieri è stata convocata una congregazione sikh ad Anandpur Sahib per approvare una risoluzione contro le conversioni. “Se i governi non riusciranno a frenarle, verrà elaborato un piano d’azione”, ha minacciato Giani Harpreet Singh, uno dei loro leader. Sempre lo stesso ha affermato: “I cosiddetti missionari cristiani hanno convertito con la forza i sikh attraverso pratiche fraudolente. I sikh e gli indù del Punjab vengono fuorviati e convertiti. Questo sta accadendo proprio sotto il naso del governo. Sebbene ci siano disposizioni nella legge per prevenire pratiche superstiziose nel nome della religione, nessun governo è pronto ad agire contro di loro (i missionari) a causa della politica delle banche”.

Alla luce di ciò che sta accadendo in questi Paesi ed osservando il coraggio di coloro che rischiano quotidianamente tutto ciò che hanno, incluso la vita, dovremmo come minimo essere spinti verso una riflessione in merito al nostro rapporto con la religione. Quanto oggi siamo disposti a rinunciare per proclamare la verità ed i nostri valori? Siamo coscienti del fatto che, anche se con modalità per ora diverse, la fede a costo zero non esiste più neanche nel nostro paese? Spesso sentiamo anche che coloro che si recano a Messa la domenica prendono posizioni progressiste su temi etici come aborto ed eutanasia. Siamo convinti che tutto questo sia dovuto ad una voglia di compiacere al mondo.

Nella lettera di San Paolo apostolo ai Galati 1,10 leggiamo: “Infatti, è forse il favore degli uomini che intendo guadagnarmi, o non piuttosto quello di Dio? Oppure cerco di piacere agli uomini? Se ancora io piacessi agli uomini, non sarei più servitore di Cristo!”. Torneremo ad avere il coraggio di coloro che anche oggi sono perseguitati o dovremo continuare ad assistere ad un cristianesimo annacquato e sbiadito dai mali del mondo?

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