Come celebrare Dio creatore attraverso la danza spirituale

di Giuliva Di Berardino

LA DANZA COME LINGUAGGIO DELLO SPIRITO IN NUOVO INTENSO EVENTO CHE SI TERRA’ PRESSO L’EREMO DEL CENTRO DI SPIRITUALITÀ “SAN FIDENZIO” DELLA DIOCESI DI VERONA 

La vita insegna a ciascuno un’arte, se non altro perché ogni situazione, ogni realtà che ci troviamo a gestire, dipendono, in parte, anche dalla nostra capacità di accogliere e dal nostro modo di ri-donare ciò che abbiamo accolto. Non sono mai stata una ballerina, ma posso dire che, se c’è un’arte che mi ha sempre affascinata, tra le tante alle quali mi sono approcciata da giovane, l’unica che mi ha messo in grado di accogliere e ri-donare vita è stata la danza. Vedo la danza come l’”arte del corpo in movimento”.

Basta osservare la realtà e scendere in profondità e subito ci si rende conto che nulla si muove senza un ordine, senza una forza. La materia stessa conserva in sé il grande mistero di una struttura relazionale, nelle interconnessioni, nelle reciproche comunicazioni degli atomi. Scrive il fisico F. Capra “Gli atomi sono composti da particelle e queste particelle non sono fatte “di un qualche materiale”. Quando le osserviamo, non vediamo mai nessuna sostanza, ma solo forme dinamiche che si trasformano incessantemente l’una nell’altra, in una continua danza di energia.[1]

Se così stanno le cose, allora il movimento è davvero una questione profonda, intercetta la vita stessa e pervade tutta la realtà. La danza quindi non nasce con l’uomo, ma grazie alla ragione umana essa diventa un mezzo di comunicazione e di espressione umana, uno tra i più antichi. Prova di tutto ciò, oltre ai diversi reperti archeologici che suscitano l’interesse di molti, è soprattutto il fatto che la danza è un linguaggio universale, presente in tutti i popoli, di ogni cultura ed etnia.

Studi interessanti di neuroscienza[2] e di antropologia[3] hanno cercato di cogliere come il movimento, in relazione allo spazio e al tempo, e quindi al ritmo che ne deriva, svolga una funzione fondamentale nella formazione della coscienza umana, fin dal suo nascere, e forse anche prima. Il corpo, infatti, muovendosi, descrive e fissa un proprio “paesaggio interiore“. Attraverso il movimento esso si determina nello spazio, acquisisce un susseguirsi di forme nel tempo, fino a manifestarsi pienamente in relazione con la collettività, qualificandola. Si tratta di processi ben riconoscibili in alcune determinate figure coreografiche che esprimono lo specifico di un popolo, ad esempio.

La danza fissa, attraverso passi e gesti, particolari situazioni in cui quel determinato popolo si trova a vivere. Oppure si possono cogliere le sequenze di una progressiva ricerca verso un adattamento di quel popolo, fino alla custodia dell’identità conquistata, nel tempo. Forse è per questo che esiste una  la mole di studi sulla danza in ambito filosofico e pedagogico[4]. Studi che hanno prodotto tutta una serie di applicazioni della danza nei diversi ambiti dell’educazione e della didattica.

Si tratta di percorsi che sicuramente daranno frutto, perché le giovani generazioni hanno sempre più urgenza di imparare a stare nella complessità con una flessibilità aperta alla creatività. Abbiamo tutti bisogno di ritrovare uno sguardo sul corpo che sappia porsi con libertà di fronte alle pretese di efficienza e, peggio ancora, davanti allo sfruttamento e alla violenza che tutti, in qualche modo, subiamo. Danzare ci può aiutare a entrare in una logica diversa di vivere: accogliere dolcemente, con gioia e libertà, l’estrema fragilità di ciascun vivente che ci circonda. Si danza davvero quando si arriva ad avvertire la fragile bellezza passeggera che ci abita, come un lieve soffio di vento che si percepisce appena ma che ci spinge e ci fa danzare insieme, mai da soli. È allora che percepiamo il movimento come il tocco di un artista che ci fa belli, perché ci muove insieme.

Ed è per questo che sono sempre più convinta che, come ogni arte, (anzi, forse anche più di altre arti), la danza ci parla di Dio. Nella Bibbia, infatti, la danza è considerata atto di culto. È stata l’arte che, insieme alla musica e al canto, ad essa sono strettamente legate, venne considerata sacra, capace, cioè, di immergere l’essere umano nell’esperienza della trascendenza. Non può che essere così, perché solo il movimento di un corpo verso un altro, (e, quindi anche verso Dio), realizza, nel suo compiersi, l’unità tra fragilità e desiderio di infinito.

Inizierà domenica 16 ottobre dalle 15 alle 18, nell’eremo del Centro di Spiritualità “San Fidenzio” della diocesi di Verona, un percorso per vivere la danza come dono, come preghiera.

Queste le date e i temi del corso: 16 ottobre = Il corpo come profezia di vita; 6 novembre = La comunicazione spirituale del corpo; 4 dicembre = La preghiera del gesto; 15 gennaio = La realtà spirituale della relazione; 12 febbraio = Celebrare Dio creatore attraverso la danza; 12 marzo = Farsi dono nella danza per offrire tutto se stesso; 14 maggio = comunicare la vita nello Spirito attraverso la danza.

Alcune indicazioni importanti date dagli organizzatori sono le seguenti: – Non si viene al corso per apprende un genere nuovo di danza, ma per vivere un percorso di ascolto della Parola di Dio “in modo dinamico”: lo Spirito Santo mette tutto in movimento! Lui vive in noi e ci rende vivi; – Non c’è bisogno di avere nessuna conoscenza di danza, nessuna tecnica, ma solo il desiderio di mettersi in ascolto della Parola di Dio e del nostro corpo, per imparare a pregare nella libertà dei figli di Dio, con tutto noi stessi; – È necessario portare la Bibbia e un abbigliamento comodo; – Verranno fornite dispense, materiale utile per chi vorrà riproporre nelle parrocchie o nelle strutture educative quanto vissuto nel corso. Per maggiori informazioni  e per iscriversi al percorso è necessario scrivere una mail all’indirizzo danzaepreghiera@gmail.com

[1] Fritjof Capra, Il Tao della fisica, Adelphi edizioni, 2001, pag. 235.

[2] Cfr. Francisco Valera e Humberto R.Maturana, Autopoiesi e cognizione. La realizzazione del vivente, Marsilio, Venezia 2001.  Shaun Gallagher e Dan Zahavi, La mente fenomenologica, filosofia della mente e scienze cognitive, Raffaello Cortina editore, Milano 2009.

[3] Cfr. Terrin A.N., Il rito. Antropologia e fenomenologia della ritualità, Morcelliana, Brescia 2015. Victor Turner, Antropologia della performance, Il Mulino, Bologna 1993. Roberto Tagliaferri, Ritmo, Ed. Messaggero, Padova 2009.

[4] Molti studi sulla filosofia della danza si possono trovare nel sito https://danzaericerca.unibo.it/

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