Il convertito Silvio Pellico voleva coniugare il desiderio di unità nazionale con l’identità Cattolica

di Paola Liberotti*

SILVIO PELLICO: DAL PATRIOTTISMO ALLA CONVERSIONE

Chi di noi non ricorda il famoso poeta, scrittore e patriota Silvio Pellico (1789-1854), celebre per il drammatico resoconto della sua detenzione nei “Piombi veneziani” dai quali scrisse “Le mie prigioni”?

Egli, però, fu anche autore de “I doveri degli uomini – Quale eredità per le nuove generazioni?”, un breve ma interessantissimo saggio ora riproposto dall’Editore Fede & Cultura (pagg. 128, euro 14): un’opera poco nota, che presenta al lettore moderno gli insegnamenti morali di Silvio Pellico all’indomani della sua conversione, tesi a coniugare il desiderio di unità nazionale con l’identità Cattolica.

Si tratta di un ideale “discorso a un giovane” che, all’epoca, ebbe una diffusione prodigiosa e fu poi rilanciato, nell’Italia unita, da un’edizione con la prefazione nientemeno che di san Giovanni Bosco. I temi sono ovviamente morali: la necessità e il pregio del dovere, l’amore alla Verità, il valore della Religione, l’importanza della carità, il rispetto per la donna e per gli anziani, l’amore della Patria. Ma sono presenti anche osservazioni sull’amore filiale e quello fraterno, sull’amicizia, l’umiltà, il coraggio e il perdono: principi di comportamento esistenziali validi in ogni tempo.

Quale gradita sorpresa, dunque, scoprire il vero volto del patriottismo di Silvio Pellico, al di là di una lettura semplicemente superficiale di questo eroe risorgimentale, il quale affrontò degnamente la pagina più dura della sua vita riavvicinandosi al dono inestimabile della Fede, che gli donò la forza soprannaturale necessaria per vincere la battaglia decisiva della sua esistenza: un esempio per tutti noi, ancora oggi.

 

* Legio Mariae – Roma

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