Targhe, coppe e attestati di partecipazione: puro esibizionismo!

di Nicola Sajeva

TARGHE, COPPE, PREMI, ETC., INSOMMA LA FIERA DELLE VANITÀ…

Da un po’ di tempo vado riflettendo su un fenomeno che coinvolge sempre più gli organizzatori di pubbliche manifestazioni.

Nei bilanci di feste, convegni, ricorrenze varie e manifestazioni sportive, tra le uscite, ormai, viene messo in conto un certo numero di targhe, di coppe e di attestati di partecipazione. Il fenomeno, in quest’ultimo periodo, emerge con molta evidenza.

Le segreterie o le presidenze degli istituti scolastici offrono la visione di armadi stracolmi di coppe, targhe e attestati vari. Anche nelle nostre sagrestie purtroppo incomincia a far capolino qualche bella coppa.

In ogni eccesso c’è un difetto: l’antico adagio non sbaglia, il difetto lo ritroviamo in quest’atmosfera di vanità e di esibizionismo che coinvolge i protagonisti di queste manifestazioni. Si è falsata non poco l’intuizione del famoso barone francese Pierre De Coubertin (1863-1937) che invitava a considerare importante non vincere, ma partecipare. Con questa affermazione si mettevano in rilievo i valori dell’amicizia, dell’incontro, dello scambio di culture diverse.

Un sorriso, una stretta di mano, un abbraccio, uno scambio di lettere, lo stare insieme, il conoscersi era ciò che riempiva il cuore e sopravviveva nel tempo quando le luci venivano spente.

Le coppe, le medaglie, le targhe erano riservate a quei pochi che oltre a vivere intensamente le emozioni sopra citate, avevano dimostrato di possedere, nelle varie discipline, capacità superiori. Il volere sottolineare con qualcosa (coppa o targa) la partecipazione rappresenta una forma degenerativa perché non interpreta essenzialmente l’importante concetto coubertiniano.

Questa inflazione di riconoscimenti, da alcuni anni, non ha risparmiato nemmeno le manifestazioni religiose: stiamo assistendo ad ennesima passerella di targhe in occasione di anniversari di sacerdozio e via dicendo. È chiaro che non siamo qui a sindacare sulle egregie persone che ricevono le targhe. Puntualizziamo, invece, che il merito di organizzare, guidare, lavorare per la buona riuscita di una festa religiosa non può e non deve essere ricompensato dal luccichio del metallo più o meno nobile di una targa.

Abbiamo bisogno di riflettere, di andare alla ricerca dei veri valori e lavorare poi per realizzarli. Agire in profondità, riempire il cuore e non le mani e poi gli armadi.

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