Archie Battersbee: noi non lo dimentichiamo!

Archie Battersbee: noi non lo dimentichiamo!

di Maria Bigazzi

CONTINUA SENZA TREGUA L’ATTACCO ALLA VITA E ALLA SUA DIGNITÀ, PURTROPPO MOLTE VOLTE NEL SILENZIO DEI MEDIA…

La narrazione attuale tende a dimenticare troppo velocemente le tristi vicende che ci circondano, molto spesso vi dedica pochissimo o nessuno spazio. Per questo, a distanza di qualche mese, dopo che le notizie hanno spaziato tra Covid, vaccini, guerra, gas, caro energia, elezioni e tutte le altre problematiche che il mainstream propone a scaglioni, vogliamo ricordare un’assurda vicenda che ha toccato molti cuori.

Il 6 agosto scorso un’altra vita, un altro bimbo, Archie Battersbee è stato condannato a morire perché “non degno di vivere”. Un’altra sentenza iniqua dell’Alta Corte di Londra che sostiene ancora una volta i medici del Royal London Hospital, i quali hanno tolto i sostegni vitali al 12enne Archie, in coma dopo un incidente domestico. I giudici che seguivano la vicenda hanno volutamente saltato varie procedure, cercando di facilitare la morte del bimbo considerata il suo “best interest“.

Ciò ci fa riflettere su come continui senza tregua l’attacco alla Vita e alla sua dignità, purtroppo molte volte nel silenzio di molti, troppi.

In questi ultimi mesi abbiamo sentito la parola “pace” in tutte le salse possibili, bandiere e manifestazioni, ma nessuno che si straccia le vesti quando nella quotidianità, accanto a ciascuno di noi, la Vita continua ad essere denigrata e violentata. Come si può parlare di pace se si continuano a portare avanti politiche che violano la dignità e l’integrità dell’uomo? Com’è possibile invocare pace e uguaglianza se nel grembo materno è ancora permesso l’omicidio; se il malato viene considerato un peso inutile da eliminare con le pratiche di fine vita; se la commercializzazione di embrioni avanza tra il plauso della società che si definisce all’avanguardia mentre getta tra i rifiuti vite umane considerate difettose; se la famiglia naturale viene completamente stravolta e l’avere un figlio diventa diritto di chiunque.

La vicenda di Archie riapre quel sipario della morte che già aveva scosso il mondo con la storia di Alfie e dei tanti altri bimbi come lui strappati alla vita per decisione di qualcuno che agisce nel loro “miglior interesse”. Queste vicende stanno diventando un amaro pane quotidiano in una società talmente abituata allo scorrere impetuoso delle notizie, da affrontare la vita con superficialità e grande egoismo. Il male stesso è diventato abitudine e non ci si stupisce quasi più di fronte ad esso. La normalità è stata talmente stravolta tanto da suscitare scalpore ella stessa quando tenta di fare capolino nel vortice delle vicende umane. Così la storia di Archie diventa anch’essa notizia di un istante, assorbita nello scorrere nevrotico del tempo di una società formata sì da persone, ma che non è più umana.

C’è ancora chi combatte per risvegliare le coscienze, e sono proprio quei bimbi malati che vengono scartati a gridare con il silenzio dal loro letto, contro la cultura della morte che avanza cercando di mostrare che ogni cosa è inutile e che non c’è più dignità se manca la salute, che se sei malato la vita non ha più valore, le cure diventano vane anche se continui a combattere, perché la Vita è più forte e dimostra che tutto ha un corso naturale che solo il Creatore può comandare.

Sappiamo infatti che fino a quando c’è scambio gassoso nei polmoni (anche con la respirazione assistita) e il battito cardiaco (anche se stimolato), il metabolismo generale si conserva, i vari sistemi funzionano (termoregolatorio e immunitario) e finché è presente l’omeostasi biologica; allora c’è vita, e soltanto la morte naturale potrà porvi fine.

Non spetta all’uomo decidere, mentre i medici hanno il dovere di fare tutto il possibile per conservare la vita e ciò prevede anche di evitare cure non sostenibili fisicamente dal paziente, ma di garantirgli gli strumenti necessari a mantenerlo in vita fino al momento della sua fine naturale.

Le parole della mamma di Archie sono state un invito purtroppo non accolto dai medici e dai giudici a riflettere su ciò che conta: «Finché Archie lotta per la sua vita, io non posso tradirlo. Finché Archie non si arrende, io non mi arrendo». «Non condividiamo l’idea della dignità della morte – ha aggiunto la donna-. Imporcela e accelerare la sua morte a questo scopo è profondamente crudele».

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