Il vescovo Ricchiuti: “L’Italia è in guerra ma il popolo italiano non lo ha deciso…”

Il vescovo Ricchiuti: “L’Italia è in guerra ma il popolo italiano non lo ha deciso…”

di Bruno Volpe

MONSIGNOR GIOVANNI RICCHIUTI, PRESIDENTE NAZIONALE DI PAX CHRISTI E VESCOVO DI ALTAMURA-GRAVINA: “LA SOLA VIA DI USCITA DAL CONFLITTO TRA RUSSI E UCRAINI È IL DIALOGO, NON SONO LE ARMI”

“Russia-Ucraina: la sola via di uscita è il dialogo, non le armi”: lo dice in questa intervista che ci ha concesso Monsignor Giovanni Ricchiuti, presidente nazionale di Pax Christi e vescovo di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti.

Eccellenza Ricchiuti, il conflitto tra Russia e Ucraina sembra intensificarsi…

“L’altra sera in tv ho sentito nel corso di una trasmissione televisiva, il giornalista Santoro il quale sembrava parlare il linguaggio espresso ormai da tempo da Pax Christi. Ovviamente non posso essere contento di quanto accade, ma è la controprova che stiamo sbagliando tutto, che dopo otto mesi di guerra, seguendo questi criteri, non è cambiato niente ed anzi la situazione si è incancrenita, si è fatta ancor più pericolosa”.

Che cosa invocate?

“Che tacciano le armi e si scelga la via del negoziato e del dialogo. Non ha senso fornire in continuazione armi ad uno dei contendenti. Ci uniamo alla voce autorevole del Papa. Ovviamente massima solidarietà al popolo ucraino vittima della situazione e martoriato, è pacifico che qui ci sia un aggredito ed un aggressore, ma è saggio che sia l’Europa che l’America la smettano di inviare armamenti. Se davvero si vuol fare una cosa di buon senso bisogna, tappandosi il naso, invitare il presidente Ucraino a scendere a patti, a negoziare al posto di fomentare inutili e dannose prese di posizione che non portano da nessuna parte. Se il Capo di Stato dell’ Ucraina davvero vuol bene al suo popolo la finisca di mantenere atteggiamenti di orgoglio e negozi, inizi a trattare. Che senso ha dire non voglio incontrare Putin? Nessuno”.

Che cosa vuol dire?

“Che bisogna seguire la via della concretezza. Appunto tapparsi il naso senza fare inutili discettazioni sulle colpe, e invogliare le parti al dialogo. Invece l’atteggiamento di Europa e, soprattutto, Usa non favorisce questo approccio. Bisogna seguire la via maestra del negoziato e non del conflitto che in fin dei conti arricchisce solo i mercanti di armi”.

Che cosa pensa della manifestazioni anti russe?

“Sono profondamente sbagliate. Se sta accadendo questo non è sicuramente colpa del popolo russo. Bisogna evitare di scivolare in questa logica del tutto sbagliata. Occorre semmai manifestare tutti assieme, e nelle piazze, per la pace, senza colpevolizzare nessuno”.

Che cosa imputa all’Europa?

“La stessa cosa che imputo agli Usa. Una posizione squilibrata e questo assurdo invio di armamenti. Da vescovo non nascondo oggi la mia preoccupazione, siamo entrati in un tunnel del quale non si vede la luce di uscita e non sappiamo che conseguenze, anche economiche, questa guerra potrà ulteriormente portare. In quanto all’Italia la mia idea è che siamo entrati in guerra senza saperlo, o meglio senza un voto del Parlamento. Il popolo italiano questo non lo ha deciso, è stata una scelta imposta, eppure ce lo vieta la Costituzione e soprattutto la logica del Vangelo. Perché andare pedissequamente dietro le volontà di altri?”.

Che cosa auspica?

“Io spero, perché alla fine dobbiamo da cristiani essere gente che coltiva la speranza, che alla fine possa prevalere il buon senso che per otto mesi è stato assente. Spero nel potere e nella persuasione delle piazze, mi auguro che tutto questo serva a scuotere la politica”.

Lo scorso 16 Ottobre è stata celebrata, soprattutto nella sua diocesi, la giornata Mondiale del Pane. Che significato ha questo alimento?

“Il pane è strabiliante, viene dal duro lavoro delle semina, poi dal lavoro nei campi. Il pane ci dice che dobbiamo essere compagni, ci sollecita alla condivisione, da compagni la cui etimologia è cum-panis, coloro che dividono fraternamente il pane. Il chicco di grano caduto nel suolo, morto e rinato alla vita, ci dice che dobbiamo saper morire a noi stessi per ripartire, per creare nuove realtà solidali. Ecco il senso del pane”.

 

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