La Commissione Europea continua a propagandare l’ideologia gender

La Commissione Europea continua a propagandare l’ideologia gender

di Daniele Trabucco* e Filippo Borelli**

L’UNIONE EUROPEA, IL DIRITTO «NEUTRALE» E LA FINE DELLA PERSONA

La Commissione europea ha recentemente approvato una proposta di regolamento funzionale a riconoscere in tutto il territorio dell’Unione i diritti riconosciuti da uno Stato membro ai figli di una coppia omosessuale.

Il regolamento, in caso di approvazione da parte del Parlamento e del Consiglio (qui sarà necessaria l’unanimità che difficilmente sarà ottenuta essendo note le posizioni di Paesi quali l’Ungheria e la Polonia), non necessiterà di una legge di recepimento da parte dei singoli Stati, ma avrà efficacia immediata e diretta in tutti i Paesi membri; in altri termini se una famiglia omogenitoriale è considerata tale in uno dei ventisette Paesi UE, sarà tale in tutta l’Unione affinché i bambini non perdano i loro diritti attraversando le frontiere interne.

Il testo del regolamento è stato presentato dalla Commissione come volto ad uniformare le norme di diritto internazionale privato dei singoli Stati membri; nella realtà è palese che dietro a tale fictio iuris si cela una vera e propria ingerenza nelle politiche familiari dei singoli Stati membri sulle quali, oltretutto, gli stessi hanno competenza esclusiva.

È evidente, poi, che si strumentalizzano i diritti dei bimbi per porre le premesse volte ad un graduale riconoscimento negli ordinamenti dei singoli Stati delle famiglie omogenitoriali.

Una questione nata a livello di Consiglio d’Europa (non organo UE) quando, il 14 dicembre 2021, la Corte EDU di Strasburgo si era pronunciata sul caso di una bambina nata in Spagna con «due madri», una delle quali bulgara, che la Bulgaria rifiutava di riconoscere come figlia di entrambe le donne.

La Commissione europea, sorda sulla questione migratoria e su tante altre questioni, ma prona all’ideologia del traffico insaziabile dei «nuovi diritti», ha colto l’occasione, con il pretesto di assicurare ai figli di coppie omogenitoriali i diritti di filiazione (ad esempio: diritto alla successione, agli alimenti etc.), per legittimare indirettamente il diritto alla assoluta autodeterminazione della volontà del soggetto che l’ordinamento comunitario si trova a dover riconoscere.

In questo modo, la modernità giuridica positivistica segna (e da tempo) l’inizio della fine del diritto non essendo più norma che disciplina le condotte sulla base di un ordine naturale dato ma regola che rispecchia passivamente e a-valutativamente le condotte umane impostesi nei costumi (Di Marco).

Detto diversamente, il concetto moderno di legge, che permea anche le fonti comunitarie e che si riscontra nella sua tragica grandezza nel pensiero di Jean Bodin (1529-1596) e di Thomas Hobbes (1588-1679), è indifferente ai contenuti, o meglio, per dirla con le parole del filosofo e giurista tedesco Carl Schmitt (1888-1985), è «neutrale» rispetto a principi e valori.

La società, con i suoi impulsi, i suoi bisogni, è regola e detta le norme per l’ordinamento e degrada la stessa democrazia in un quid meramente procedurale nel quale nulla si può contro la legge positiva (ce ne siamo accorti durante l’emergenza sanitaria ed alla luce della recente sentenza della Corte costituzionale sull’obbligo vaccinale), ma tutto si può con la legge.

La persona umana, dunque, in questa prospettiva, diventa una «convinzione», in cui tutto è relativo, cangiante, opinabile. Ora, l’ente uomo, in quanto sussistente, non può non essere persona nel senso classico, cioè libertà, spiritualità, apertura a ciò che è (un figlio è il frutto del concepimento di una donna ed un uomo e non di due persone dello stesso sesso), nel senso che è la sua natura attualizzata, il suo «spessore metafisico», all’origine di qualunque normatività, di qualunque scelta normativa. Gli uomini, però, parafrasando «Il Piccolo Principe», sembrano aver dimenticato questa Verità…

*costituzionalista
**avvocato

 

 

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