E’ possibile vivere serenamente il Natale?

di Nicola Sajeva

LA VIOLENZA COMMERCIALE HA IMPARATO A CAVALCARE TUTTE LE RICORRENZE RELIGIOSE E NON

E’ possibile vivere serenamente il Natale? La violenza commerciale ha imparato a cavalcare tutte le ricorrenze religiose e non. Ha studiato gli approcci più sofisticati, è riuscita a corrompere tutti i mezzi di comunicazione, ha messo a punto le strategie più spregiudicate.

Le leggi del mercato hanno travolto sentimenti, tenerezze risonanze spirituali, scelte non succubi della convenienza. Il materialismo è salito in cattedra e sciorina il suo campionario dove la superficialità, la vanità, la tendenza all’apparire, vengono offerti a prezzi concorrenziali. Registriamo la massima idiosincrasia tra la grandezza dell’evento e il risvolto esistenziale del Natale che ci prepariamo a vivere.

Per trascorrere serenamente il Natale è necessario una radicale opera di restaurazione, occorre aggredire con determinazione e scrostare tutti i depositi che hanno reso non più individuabile l’originaria bellezza. E’ il momento di ritrovare nella contemplazione, nella trasparenza, nel silenzio magico della notte santa, la gioia di aver scoperto la cometa giusta.

Partiamo dal presepe semplice, essenziale, povero, per realizzare il cammino che la Chiesa ci invita a percorrere. La grotta, i pastori, le pecorelle, l’umiltà e la povertà di Gesù, di Maria e di Giuseppe devono conquistare il nostro cuore, lo devono portare delicatamente all’innamoramento totale, al disimpegno materiale, alla quiete spirituale, alla demonizzazione di ogni altro frivolo desiderio.

Oggi, nella preparazione del presepe, rimaniamo spesso coinvolti dalla tendenza a suscitare sterili consensi e, cedendo alla tentazione di mettere in atto congegni per animare le scene, non facciamo altro che alienare l’attenzione verso dettagli marginali: l’ammirazione prende il posto dello stupore e non riusciamo più a guardare il presepe con gli occhi innamorati di S. Francesco.

Sostando invece dinanzi al più povero dei presepi, il nostro cuore si aprirà alla riflessione, al dialogo d’amore, alla conquista del messaggio più importante. Fermarsi a soppesare l’amore di Dio per noi è operazione feconda, determinante per la comprensione della grandezza del Natale, determinante per prendere coscienza di tutte le banalità, di tutte le incoerenze con le quali barattiamo questo immenso tesoro.

Se vogliamo aggiungere ricchezza a ricchezza, se desideriamo rendere ancora più intensa e completa la nostra gioia, se vogliamo attivare e trasmettere motivazioni ancor più valide, non possiamo solo soffermarci alla contemplazione di questo fragile bambino che inizia la sua condivisione con tutti i nostri disagi, con tutte le nostre sofferenze: il Natale è punto di partenza per il nostro cammino spirituale e ciò ci fa sentire l’urgenza e la voglia di andare oltre, di togliere i confini del tempo, di approdare all’evento che sostanzia totalmente la nostra fede: la Risurrezione. Tutto ciò stupendamente viene espresso dall’affermazione di S. Paolo: «Se Gesù non fosse risorto sarebbe vana la nostra fede».

«Che sarà mai di questo bambino?» (Lc 1,66) Questa la domanda dei testimoni che aveva accompagnato la nascita di Giovanni, il precursore di Gesù. Oggi sembra che la stessa domanda possa partire dall’indifferenza, dal torpore incredulo degli uomini del nostro tempo che guardano con una certa sufficienza il presepe. Risorgerà è la risposta da seminare nel cuore di tutti; risorgerà vincendo la morte; risorgerà per anticipare la nostra risurrezione; risorgerà per donarci un’aurora senza tramonto.

 

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