Evangelizzare è una scelta controcorrente

di Diego Torre

COSA FARE PER RESTAURARE TUTTO IN CRISTO, “RILANCIARE” IL CRISTIANESIMO E LA CHIESA?

Il fine anno è tempo di bilanci e programmi. Il covid ci ha immesso in un clima di insicurezza da cui non ci siamo ancora liberati e le “emergenze” successive (guerre, crisi energetica, inflazione, caro vita …) ci mantengono in tale condizione non permettendoci una visione più ampia del panorama ecclesiale. Eppure è nella percezione di tutti che c’è stato un “calo” alla partecipazione della vita pubblica nonché della frequenza della S. Messe e delle attività associative in genere.

Non è facile ripartire; prendiamo virilmente atto che la situazione storica della cristianità come l’abbiamo conosciuta è ormai al crepuscolo. Non il cristianesimo (che pur non gode di ottima salute) ma la cristianità! Il primo è la nostra religione. La seconda è quell’insieme di cultura, costume, strutture ed istituzioni che ha determinato la vita della società sotto l’influsso del primo, e di cui è evidente il progressivo declino.

Certo, “vi fu un tempo in cui la filosofia del Vangelo governava la società: allora la forza della sapienza cristiana e lo spirito divino erano penetrati nelle leggi, nelle istituzioni, nei costumi dei popoli, in ogni ordine e settore dello Stato, quando la religione fondata da Gesù Cristo, collocata stabilmente a livello di dignità che le competeva, ovunque prosperava, col favore dei Principi e sotto la legittima tutela dei magistrati; quando sacerdozio e impero procedevano concordi e li univa un fausto vincolo di amichevoli e scambievoli servigi. La società trasse da tale ordinamento frutti inimmaginabili, la memoria dei quali dura e durerà, consegnata ad innumerevoli monumenti storici, che nessuna mala arte di nemici può contraffare od oscurare. Il fatto che l’Europa cristiana abbia domato i popoli barbari e li abbia tratti dalla ferocia alla mansuetudine, dalla superstizione alla verità; che abbia vittoriosamente respinto le invasioni dei Maomettani; che abbia tenuto il primato della civiltà; che abbia sempre saputo offrirsi agli altri popoli come guida e maestra per ogni onorevole impresa; che abbia donato veri e molteplici esempi di libertà ai popoli; che abbia con grande sapienza creato numerose istituzioni a sollievo delle umane miserie; per tutto ciò deve senza dubbio molta gratitudine alla religione, che ebbe auspice in tante imprese e che l’aiutò nel portarle a termine” (Immortale Dei, Leone XIII).

Cosa è rimasto di tutto ciò? Cosa fare per restaurare tutto in Cristo, “rilanciare” il cristianesimo e la Chiesa, ricostruire il tessuto culturale, politico e civile della cristianità?

La prima soluzione è sempre il ricorso ai mezzi sovrannaturali (preghiera, sacramenti, sacrificio).

Bisogna poi riprendere ad evangelizzare le persone, una per una, amandole e conoscendole, e dando loro quella “verità che rende liberi” (Gv 8,32) e che riempie il cuore.

Usiamo tutto quanto la tecnologia ci offre, ma “La buona novella del Vangelo si è diffusa nel mondo grazie a incontri da persona a persona, da cuore a cuore. Uomini e donne che hanno accettato lo stesso invito: “Vieni e vedi”, e sono rimaste colpite da un “di più” di umanità che traspariva nello sguardo, nella parola e nei gesti di persone che testimoniavano Gesù Cristo”(Papa Francesco, 23.01.2021).

Di pari passo bisogna creare o ristrutturare “ambienti”: ovvero associazioni, famiglie, comunità (parrocchie?), strutture sociali, legislazioni, nazioni in cui sia possibile veicolare la fede che cambia i cuori, ma anche la dottrina e la morale che modificano i comportamenti e i rapporti, dando così vita a micro-cristianità.

È il percorso di San Benedetto di 15 secoli fa, che iniziò cercando Dio; poi aiutò altri in tale ricerca e nacquero spontanee aggregazioni di uomini liberi. Queste divennero poi il modello trainante della società civile a cui forniranno i parametri spirituali, culturali e financo psicologici. L’abazia divenne tavola rotonda. Tale fermento mutò il volto del mondo, suscitando dopo la caduta dell’impero romano una nuova unità spirituale e culturale: la Cristianità romano-germanica, ovvero l’Europa.

Infine va mantenuto, difeso e promosso quanto sta ancora in piedi di cristiano e autenticamente umano nella società, opponendosi a tutti gli sforzi di desacralizzazione e di disumanizzazione.

Ciò è possibile con un’adeguata formazione. «La sintesi tra cultura e fede non è solo un’esigenza della cultura, ma anche della fede… Una fede che non diventa cultura è una fede non pienamente accolta, non interamente pensata, non fedelmente vissuta» (San Giovanni Paolo II, 16.1.1982).

Quante volte i pontefici hanno incoraggiato i laici ad impegnarsi sui “fronti sociali” della politica, dell’economia, del lavoro ….? Anche se fossero battaglie di retroguardia di una cristianità in declino, da esse quante anime possono ancora trarre salvezza (ed in qualche caso anche i corpi; come per aborto ed eutanasia ormai entrati nelle legislazioni)?

Serve infine uno stile missionario; prendere atto della crisi e affrontarla senza subalternità culturale alle ideologie del nostro tempo, con fiducia e parresia, con coraggio che non sia arroganza, con entusiasmo e senza superficialità. «La Chiesa più che preoccuparsi di ciò che deve fare per venire incontro al mondo deve preoccuparsi di essere sé stessa. Ecco: non si tratta di essere più credibili. Dobbiamo diventare più credenti. Se saremo più credenti saremo anche più credibili, nel senso più vero. Altrimenti rischiamo di fare della Chiesa un’istituzione che deve stare attenta a tutti gli “input” che vengono da tutte le parti. Così la Chiesa non diventa strumento di salvezza: si aggrega solo al disorientamento generale».(Se Cristo è risorto ed è vivo cambia tutto”, card. Giacomo Biffi).

 

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