Uno sguardo sereno su uno dei pontificati più criticati

di Daniele Trabucco

DIRITTO POSITIVO E DIRITTO NATURALE NEL MAGISTERO DI PAPA PIO XII

Un grande pontefice dimenticato, visto dai più come espressione di un cattolicesimo intransigente, pre-conciliare. È questo il destino del venerabile Servo di Dio, Papa Pio XII, che guidò la Chiesa cattolica dal 1939 al 1958 durante gli anni drammatici della Seconda guerra mondiale e della ricostruzione.

Se, da una parte, é giusto e doveroso non affrettare le tappe, dall’altra quell’aurea negativa proveniente da certi ambienti che insiste sui presunti (in realtà infondati) silenzi di Pacelli di fronte alla Shoah preclude uno sguardo ed uno studio sereno su uno dei pontificati più importanti e più lunghi del ‘900.

Pio XII fu il primo pontefice mediatico, il Papa delle grandi adunanze, delle riforme liturgiche (pensiamo a quella della Settimana Santa) che, per certi aspetti, anticiparono il Concilio Ecumenico Vaticano II (1962-1965) dove il magistero pacelliano é tra i più citati. In particolare, si deve a Pio XII la riflessione sul giusto rapporto tra il diritto naturale (il “diritto delle genti”) ed il diritto positivo degli Stati.

Nel “Discorso ai giuristi cattolici” del 06 dicembre 1953 Pacelli svincola il diritto dal volontarismo giuridico e, dunque, dalla concezione della legge quale espressione della volontà dell’ordinamento giuridico statale per pervenire ad una sovranità non intesa come “divinizzazione o onnipotenza dello Stato quasi nel senso di Hegel o a modo di un positivismo giuridico assoluto”, ma quale capacità di utilizzare la legge positiva, la legge scritta, in funzione ordinatrice dello ius naturae, adattandolo alle concrete esigenze della comunità statale.

Questo comporta due conseguenze di cui la seconda completa la prima: 1) ciò che non risponde alla Verità e alla norma morale, ricavabile dall’essere, non ha oggettivamente alcun diritto né all’esistenza, né alla propaganda, né all’azione; 2) il non impedirlo per mezzo di leggi statali e di disposizioni coercitive può nondimeno essere giustificato nell’interesse di un bene superiore e più vasto.

Sulla scia dell’insegnamento del suo grande predecessore, Papa san Pio X (pontefice dal 1903 al 1914), per cui deve essere sempre sostenuto e rivendicato “il supremo dominio di Dio sugli uomini e su tutte le altre creature” (Cfr. San Pio X, Lettera Enciclica “E supremi” del 04 agosto 1903), Pio XII ha lottato fino alla fine per affermare quella “giusta pace” tra gli uomini e tra i popoli che sola si erge vittoriosa sui “latenti germi di discordia” (Cfr. Pio XII, Lettera Enciclica “Meminisse iuvat” del 14 luglio 1958).

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