In certe zone del Medio Oriente i cristiani vivono anche peggio di quando c’era l’ISIS

a cura di John Pontifex, John Newton e Fionn Shiner*

LA MINACCIA ESTREMISTA PERSISTE IN TUTTA LA REGIONE MEDIORIENTALE. A PIÙ DI CINQUE ANNI DALLA SCONFITTA MILITARE DELLO STATO ISLAMICO, LA MINACCIA DI UNA SUA RINASCITA SU LARGA SCALA È TUTT’ALTRO CHE SCONGIURATA

Paradossalmente, diversi segnali indicano come in alcune aree del Medio Oriente i cristiani vivano in condizioni peggiori rispetto a quelle vissute durante l’occupazione da parte dello Stato Islamico (ISIS). Vi sono prove che dimostrano come la minaccia alla sopravvivenza di alcune delle comunità cristiane più antiche al mondo si sia notevolmente aggravata.

L’involuzione è particolarmente marcata in Siria dove, nel giro di un decennio, il numero di cristiani è crollato da 1,5 milioni (il 10 per cento della popolazione) del 2011, prima dell’inizio della guerra, ai circa 300.000 attuali (meno del 2 per cento della popolazione). All’indomani delle esplosioni avvenute a Beirut il 4 agosto 2020, il cui impatto maggiore è stato avvertito nel quartiere cristiano, i leader della Chiesa libanese hanno messo in dubbio la sopravvivenza a lungo termine della comunità. In Iraq, dove il ritmo dell’esodo è molto più lento, la comunità è scesa dai circa 300.000 fedeli presenti prima dell’invasione dello Stato Islamico del 2014 ai circa 150.000 rimasti nella primavera del 2022.

La ricerca di Aiuto alla Chiesa che Soffre ha mostrato che nelle aree dell’Iraq in cui i cristiani erano una forte minoranza, come la capitale Bagdad, la comunità si è ridotta all’ombra di sé stessa, con le chiese che lottano per rimanere aperte. Tuttavia, dei sette Paesi del Medio Oriente oggetto di questa revisione, l’Iraq è stato l’unico a registrare un pur lieve miglioramento. Il programma di stabilizzazione globale post-Stato Islamico, che prevede la ricostruzione di città e villaggi cristiani, case, scuole, chiese e altre strutture pubbliche, è stato coronato dalla tanto attesa visita del Papa nel marzo 2021. Eppure in Iraq, come in molti altri Paesi del Medio Oriente, la comunità cristiana continua a percepire il pericolo rappresentato dalla minaccia dei gruppi jihadisti.

Le continue violenze islamiste, ad esempio nel nord della Siria, hanno dimostrato come persino le denunce dell’estremismo da parte dei leader islamici di alto livello abbiano apparentemente uno scarso effetto concreto. In effetti, la minaccia estremista persiste in tutta la regione mediorientale. A più di cinque anni dalla sconfitta militare dello Stato Islamico, la minaccia di una sua rinascita su larga scala è tutt’altro che scongiurata.

Un risveglio del jihadismo è in grado di sferrare un colpo mortale alla cristianità nella sua antica culla. Questo non solo perché i numeri dei cristiani sono ora così modesti, ma anche perché la loro fiducia è molto fragile. Possono essere sopravvissuti al genocidio ma, in assenza di sicurezza, la spinta alla migrazione resta – per molti di loro – quasi irresistibile. Il desiderio di andarsene è amplificato in un contesto culturale che rimane avverso ai cristiani, i quali sono trattati come cittadini di seconda classe e discriminati a scuola e sul posto di lavoro. Inoltre, la scarsa retribuzione o la mancanza di impiego spinge molti di loro a cercare una vita fuori dal proprio Paese. Questa minaccia esistenziale si estende ad Israele e Palestina.

A quasi 75 anni dalla creazione dello Stato di Israele, i cristiani in Cisgiordania sono diminuiti dal 18 per cento a meno dell’1 per cento attuale. Anche in questo caso, i militanti sono una delle principali preoccupazioni. Gruppi come Hamas sono visti come fattori di spinta alla migrazione dalla Cisgiordania. Sebbene il numero complessivo di cristiani in Israele sia in crescita – con un aumento dell’1,4 per cento nel 2021 – i continui attacchi da parte di gruppi marginali hanno portato i leader della Chiesa a parlare di «un tentativo sistematico di allontanare la comunità cristiana da Gerusalemme e da altre aree della Terra Santa». In Arabia Saudita e altrove, manca la volontà politica di rispettare gli impegni costituzionali in materia di libertà religiosa.

La conformità alla legge della shari’a prevale sui diritti legali dei cittadini. In questi luoghi, i cristiani sono una minoranza silenziosa e invisibile, e vi sono pochi segnali di cambiamento all’orizzonte. In questi Paesi della regione vige ancora il divieto di costruire chiese, di esporre pubblicamente croci e altri simboli cristiani e di importare Bibbie e altri testi cristiani.

Mentre in Israele I cristiani continuano a subire attacchi da parte di gruppi estremisti ebraici. Le autorità sono accusate di non fare nulla per proteggere le comunità cristiane, in Turchia le attuali tensioni con lo Stato sono esacerbate dai progetti di re-islamizzazione di storici siti cristiani. In Iraq la visita del Papa nel 2021 ha consentito di celebrare la rinascita delle comunità cristiane decimate dall’Isis dal 2014 al 2016, ma la crescita di tali comunità è limitata dall’oppressione dello Stato e dall’azione dei gruppi armati. In Iran i cristiani continuano a subire un’estrema oppressione. Il codice penale prevede la pena di morte per “proselitismo” e tentativi, da parte di non musulmani, di convertire musulmani. In Qatar, nonostante alcuni miglioramenti, come la rimozione di taluni riferimenti anticristiani nei libri di testo scolastici, si è registrato un forte aumento delle segnalazioni di atti di intolleranza. In Egitto a fronte del maggior sostegno governativo che prevede il rilascio di autorizzazioni per la costruzione di nuove chiese, si registrano continui attacchi, rapimenti di donne e discriminazioni sociali. In Siria le comunità cristiane, fortemente ridotte, soffrono per le conseguenze delle sanzioni economiche, dell’oppressione islamista e degli attacchi ad alcune città e villaggi a maggioranza cristiana. In Arabia Saudita le violenze estremiste includono l’attacco del 2020 ad uno dei pochi cimiteri cristiani. Resta in vigore il divieto di costruire luoghi di culto cristiani e di esporre pubblicamente croci, Bibbie e ogni altro simbolo cristiano.

 

 

* Testo tratto da “Perseguitati più che mai –
Rapporto sui cristiani oppressi per la loro fede 2020-2022”,
traduzione italiana a cura di
Aiuto alla Chiesa che Soffre – Italia (https://acs-italia.org/)

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