Non solo in Ucraina… Sono 59 i conflitti in corso nel mondo

Non solo in Ucraina… Sono 59 i conflitti in corso nel mondo

di Pietro Licciardi

NEL MONDO SONO STATE 388 LE GUERRE DAL 1945 AD OGGI. NON SAREBBE ORA DI PRENDERE IN MANO IL ROSARIO E ASCOLTARE LA SUPPLICA DI MARIA?

L’Italia è in pace da ben settantasette anni e anche se dal 1982 a oggi ha partecipato ad alcune missioni internazionali eufemisticamente denominate interventi di polizia internazionale, come nel caso della guerra alla Serbia nel 1999, o “missioni di pace”, come avvenuto dalla spedizione in Libano dal 1982 al 1984 a quella in Afghanistan conclusasi nel 2021, ci siamo illusi di poter vivere tranquilli e al sicuro in un mondo che dalla fine della seconda guerra mondiale a oggi è sempre stato in fiamme. Secondo i Rapporti della Caritas sono stati ben 388 le guerre che hanno insanguinato il pianeta dal 1945 a oggi e 59 delle quali ancora in corso, secondo Armed conflict location & event data project (Acled).

Se il conflitto russo-ucraino rischia di diventare uno dei più sanguinosi con oltre 200mila tra morti e feriti, stimati, in un anno altri non sono meno devastanti anche se magari hanno un numero di vittime apparentemente più basso ma che incide su popolazioni poco numerose: oppure perché durano da decenni. Attualmente sono 5 le guerre “maggiori”: in Afghanistan, in Myanmar, nello Yemen, nel Tigray, in Etiopia, e naturalmente in Ucraina.

L’Afghanistan ha ripreso a bruciare dopo il ritiro delle truppe della coalizione occidentale a causa della complicatissima situazione etnica e tribale interna. Poco considerato ma non meno grave è il confronto tra l’Eritrea e la vicina Etiopia, sconquassata da lotte di potere interne e quasi due anni di guerra civile che infuria nella regione del Tigré (o Tigray), la più settentrionale del paese. Il suo primo ministro, Abiy Ahmed aveva ricevuto il Nobel per la Pace nel 2019 per aver messo fine al conflitto con l’Eritrea, ma adesso è tornato in prima linea per dare l’indipendenza alla regione.  Un’altra guerra di cui sappiamo poco o niente, ma che va avanti dal 2015 a suon di migliaia di morti all’anno, è quella in Yemen, uno dei paesi più poveri del mondo arabo, che vede i ribelli Houthi opporsi da otto anni ai governativi sostenuti dall’Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.

Le guerre portano morte ma anche la distruzione delle infrastrutture e la devastazione delle colture. Se questo avviene in paesi già poveri, come quelli appena elencati, le conseguenze per la popolazione civile sono facilmente immaginabili e infatti la malnutrizione miete ulteriori vittime, nonostante nel 2002 la Fao abbia pubblicato un rapporto secondo il quale la fame nel mondo stava arretrando grazie ai progressi fatti in paesi pacificati.

In Myanmar vi è stata una ripresa della guerriglia, dopo il colpo di stato militare del primo febbraio 2021, in cui Min Aung Hlaing, il comandante in capo delle forze armate del paese, ha ribaltato il governo democratico birmano e preso il potere. Le proteste che ne sono seguite, conosciute localmente come Rivoluzione di Primavera, hanno causato almeno 1500 morti fra i manifestanti e quasi 10mila persone detenute. Da queste è nuovamente scaturita una guerriglia armata, portata avanti da una coalizione chiamata Forza di difesa del popolo che sarebbe la frangia armata del Governo di unità nazionale, ovvero una sorta di governo non riconosciuto in esilio.

Oltre a questi cinque conflitti principali, ci sono tante altre guerre nel mondo più locali e di cui conosciamo poco i dettagli e i numeri. Si combatte in 18 paesi sparsi del mondo; 14 conflitti sono in Africa e taluni coinvolgono più stati, come quello del Maghreb, 2 sono in Asia (Iraq e Siria), 1 è in Sud America (le Farc – organizzazione guerrigliera comunista – in Colombia), l’altro in Nord America (la guerra della droga in Messico). Degli ulteriori 19 conflitti considerati minori, 11 sono in Asia e 8 in Africa.

L’Africa è ancora il continente più martoriato, in cui a volte è anche difficile definire i confini dei vari conflitti e isolarli gli uni dagli altri. Il 2021, come riporta Nigrizia, è stato un anno particolarmente sanguinoso con diversi conflitti che sono diventati ancora più violenti. Ci sono almeno una ventina di principali “aree di crisi” e sempre secondo Acled sono 12 i paesi che dal primo gennaio 2021 all’8 aprile marzo 2022 hanno superato la soglia dei mille morti: Nigeria (10.584), Etiopia (8.786), Rd Congo (5.725), Somalia (3.523), Burkina Faso (2.943), Mali (2.344), Sud Sudan (2.160), Repubblica Centrafricana (1.801), Sudan (1.342), Niger (1.324), Mozambico (1.276), Camerun (1.141).

Complessivamente, nel continente ci sono state oltre 46 mila vittime di conflitti di varia natura e decine di milioni i profughi. Inoltre un rapporto dell’Istituto per l’economia e la pace afferma che il Medioriente e il Nord-Africa hanno rappresentato il 39% delle morti legate al terrorismo in tutto il mondo tra il 2007 e il 2021. E il Sahel sta diventando il nuovo epicentro del terrorismo.

La Madonna a Medjugorje da quarantadue anni ci chiede di digiunare e recitare il santo Rosario per avere la pace. A quanto pare invano. Non sarebbe ora di cominciare a prenderla sul serio prima che sia tardi?

 

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