Un mistero che ci fa guardare oltre

Un mistero che ci fa guardare oltre

di Giuliva di Berardino

LA LITURGIA DI OGGI CI PORTA ALLA MEDITAZIONE DELLA TRASFIGURAZIONE

La liturgia di oggi ci porta alla meditazione del mistero della Trasfigurazione, un mistero che ci fa guardare oltre, alla gloria di Cristo e che anticipa la Risurrezione. Nel brano del Vangelo, che abbiamo letto, Mosè, che rappresenta la Legge, ed Elia, che rappresenta la Profezia, affiancano Gesù Trasfigurato per sottolineare che il centro della rivelazione di Dio è Gesù. E’ Lui, il Figlio amato, che ci apre il dialogo con Dio, affinché tutti possiamo chiamare Dio “Padre nostro“.

Ascoltare il Figlio di Dio, Gesù, ci porta alla comunione perfetta con Dio stesso, col cielo, in modo che ogni giorno che viviamo su questa terra, possiamo partecipare alla gloria di Dio che è Padre, Figlio e Spirito Santo. Abbiamo bisogno di conoscere Dio così, come ci racconta il Vangelo oggi: nella bellezza dello splendore della gloria. Questo bisogno di bellezza è dentro ogni essere umano, ed è un bisogno che quì, sulla terra, si trasforma in desiderio, perché la bellezza che cerchiamo non è di questo mondo!

Possiamo quindi affermare che contemplare la bellezza è il desiderio vero, iscritto nelle profondità di ogni uomo e di ogni donna che abita questa terra. Di questo ne è conferma Pietro, nel testo, che propone a Gesù di restare lì, sul monte, come se percepisse lì, davanti a quella visione di bellezza luminosa, la massima beatitudine che pone fine ad ogni altro desiderio umano. E invece Gesù, trasfigurato di bellezza e di luce, è scritto, “si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete»“.

Quella visione, quella speranza, quel desiderio di stare lì, con Gesù bello, splendente di luce e di gloria, non viene a noi per farci fermare, ma per farci muovere, anzi, per farci correre! Gesù ci fa gustare la sua gloria, contemplare la sua gloria perché il nostro compito è scendere, correre, verso le tristezze umane, nella notte profonda di certe esistenze, nel buio profondo della morte spirituale e della soliturdine umana che ci circonda. Nel Vangelo, infatti, i discepoli scendono dal monte e seguiranno Gesù, con una nuova coscienza, un nuovo slancio d’amore, ma seguiranno Gesù, lo sappiamo, sulla via che va verso Gerusalemme, verso quella Pasqua di dolore e di morte che attende gesù.

Così anche noi oggi siamo chiamati a vivere la prova di questi giorni, che è pesante, ma con fede, sapendo che la fine per noi è sempre nella luce, nella pace, nella gloria. Allora oggi ringraziamo insieme, con gioia, il Signore perché la contemplazione della Trasfigurazione ci riempie di speranza e ci dona di trasfigurare anche il nostro sguardo sulle difficoltà che viviamo oggi, sulle prove che siamo costretti ad affrontare in questo tempo, sulle paure che siamo chiamati a superare.

Che questa seconda domenica di Quaresima sia un giorno di grande  incoraggiamento, di forza, perché possiamo restare anche noi a contemplare la bellezza di Gesù, per poter partecipare alla sua gloria e così portare a tutti la luce di una speranza nuova, anche nella prova.

Buona domenica con il Vangelo di oggi (Mt 17, 1-9)

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo». All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo. Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».

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