Pratica religiosa in crescita e messe partecipate: ma perché i tradizionalisti vengono perseguitati?

di Angelica La Rosa

PER LO STORICO FRANCESE CHRISTOPHE DICKÈS È UN MISTERO PERCHÉ LA CHIESA SEMBRA REPRIMERE UN SETTORE MINUSCOLO, MA IN CRESCITA, COME QUELLO TRADIZIONALE, MENTRE LA PRATICA CATTOLICA AVVIZZISCE RAPIDAMENTE OVUNQUE

Per lo storico francese Christophe Dickès è un mistero perché la Chiesa sembra reprimere un settore minuscolo, ma in crescita, come quello tradizionale, mentre la pratica cattolica avvizzisce rapidamente ovunque.

Al prestigioso quotidiano “Le Figaro” lo storico ha spiegato che  i seguaci della cosiddetta forma straordinaria della Messa raggiungono appena il 4% di tutti i cattolici francesi e, pertanto, non rappresentano una “minaccia” per nessuno, a parte il fatto che sono il gruppo più costante nelle pratiche sacramentali e di culto, e quello che sta crescendo di più. Eppure sono soggetti a continue vessazioni.

Tuttavia, i cattolici tradizionali, osserva Dickès, “catechizzano i propri figli”, spesso all’interno della famiglia, “insegnando loro i Dieci Comandamenti e le preghiere che i cattolici dovrebbero conoscere”. Inoltre “cercano di preservare i propri figli dall’annullamento della cultura” inserendoli, con grande sacrificio personale, in scuole private, consapevoli che l’istruzione “vale tutti i tesori del mondo, specialmente l’educazione religiosa fornita dai sacerdoti”.

Ma Dickès, che frequenta sia la liturgia antica che quella moderna, assicura che chi opta per la messa in latino lo fa “non perché preferisca il linguaggio universale della Chiesa, né per snobismo”, bensì per una certa “verticalità e sacralità che si percepisce nel rito, impropriamente detto tridentino, che è meno evidente nel rito della Messa di Paolo VI”.

Rilevando le preferenze per il sacerdote ‘ad orientem’, ovvero davanti a Deum (verso Dio), ha affermato che i fedeli “pregano in un silenzioso incontro faccia a faccia con Dio” e si impegnano soprattutto a rimanere in piena comunione con Roma, consapevoli che “la Chiesa trae la sua unità non dalla liturgia, ma dalla professione della stessa fede”, e consapevoli che esistono altre forme valide del rito romano (anglicano e zairese, ecc.) così come altri riti riconosciuti da Roma (alessandrino, bizantino, armeno, ecc.). Quindi, si è chiesto perché coloro che partecipano alla messa tradizionale vengono “presi di mira” attraverso le restrizioni, anche se riempiono le chiese “quando molte altre si stanno svuotando. I ‘trad’ stanno facendo fiorire il loro fico, ma non sembra importare, poiché non sembra esserci alcuna disponibilità a consultarli. Potevamo provare ad accogliere i responsabili degli Istituti e delle Fraternità [tradizionali] per ascoltarli”.

Secondo Dickès i laici tradizionali avrebbero potuto essere invitati a svolgere un ruolo, data l’attuale enfasi sull’input dal basso.

 

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