Le leggi della natura impongono una realtà diversa

Le leggi della natura impongono una realtà diversa

di Dalila di Dio

IL PIAGNISTEO PROGRESSISTA CONTINUA…

Il recente voto con cui la Commissione Politiche Europee del Senato ha sostanzialmente bocciato la proposta di regolamento che obbliga al riconoscimento del cosiddetto certificato europeo di filiazione, ha dato, come prevedibile, la stura al piagnisteo progressista fatto di ostinata negazione della realtà e strenuo contrasto ai più elementari principi della biologia, cui siamo ormai abituati quando si parla di coppie omosessuali e filiazione.

Monica Cirinnà, quasi scomparsa dai radar dopo la bocciatura elettorale, ha prontamente colto l’occasione per tuonare “giù le mani dai nostri figli e dalle nostre figlie”: a dire della ex Senatrice, il pericolo per i bambini non sarebbe costituito da chi ne fa una merca, alla stregua di borse e scarpe griffate, per soddisfare un proprio desiderio ma dal Governo Meloni.

Sandra Zampa, ha parlato di “stop alla registrazione dei bambini nati da persone di sesso maschile”: sì, lo ha scritto davvero. L’ex sottosegretario al Ministero della Salute – era Speranza – ritiene, con tutta evidenza, che dall’unione di persone di sesso maschile possa nascere la vita.

Giuseppe Conte, con un certo ritardo, si è buttato nella mischia parlando di “furore ideologico” e “discriminazioni di segno reazionario volute da questo Governo” (il voto è di una Commissione parlamentare, ma il Parlamento, si sa, è sempre stato un inutile ingombroper il Signor DPCM).

La stampa ha persino rievocato l’annosa questione posta da Emma Marrone a dire della quale in Italia – e solo in Italia, si badi bene! – a una donna sarebbe impedito di concepire un figlio senza un uomo, mentre altrove, nei paesi più evoluti e attenti a #IDiritti, come noto, basta un ovulo ben shakerato per fare un figlio.

Ma a rubare la scena, vero mattatore della categoria piagnisteo senza minimo appiglio con la realtà, è stato tal Tommaso Zorzi, influencer, che in un video ha denunciato: “Sono un ragazzo omosessuale, mi ritengo assolutamente in grado di essere padre, anzi vorrei essere padre…ma io in questo Paese non lo posso fare. Devo pagare le tasse come tutti, ho i doveri di tutti ma non ho gli stessi diritti…Vi rendete conto? Vorrei che qualcuno avesse il coraggio di venire da me e dirmi…tu che sei una brava persona, perché sono una brava persona, solo perché sei gay, perché sono nato gay, rinunciaci perché ho deciso così! Questo è!”

Queste poche parole, pronunciate contro una non meglio identificata “decisione del Governo” – evidentemente, Zorzi, nell’ansia di politicizzare il suo desiderio di paternità ha dimenticato che il ricorso all’utero in affitto, in Italia, è reato da circa venti anni – denunciano la totale distorsione posta a fondamento alle rivendicazioni di una parte – rumorosa ma non così numerosa – della comunità LGBT: Zorzi, assimilando l’accesso alla commercializzazione di un neonato a un qualunque servizio o prestazione cui il cittadino avrebbe diritto perché “paga le tasse”, parla di diritto ad essere padre.

Secondo il giovanotto che si ritiene “assolutamente in grado di essere padre” chiunque, a qualunque condizione, avrebbe diritto ad avere un figlio semplicemente perché lo vuole e sarebbe il Governo, con le sue posizioni discriminatorie, ad impedirgli di godere del suo diritto “solo perché è gay”.

Zorzi sostiene di temere che un giorno possano negargli pure il diritto all’unione civile perché “potrebbero dirmi che per essere un marito serve una moglie”: un po’ come dire che quella di chi sostiene che per fare un bambino servano un uomo e una donna sia semplicemente una posizione ideologica e non una legge della natura.

Ora, tralasciando la banalizzazione dell’idea di vita che sta dietro all’assunto “pago le tasse, ho diritto a un figlio”, che da sola suscita raccapriccio, pare assurdo dover ricordare a Zorzi e a tutti quelli che, come lui, in questi giorni si stracciano le vesti, che, per quanto possano continuare a ciarlare di figli di due mamme e di figli di due papà, le leggi della natura impongono una realtà diversa: piaccia o no a lor signori, ogni essere umano ha una mamma e un papà e nessun genitore2, sia esso uomo o donna, potrà mai cancellare questo fondamentale dato di realtà.

Neppure il ricorso alla tecnologia per confezionare l’agognato figlio può intaccare in alcun modo questo dato: se a Tommaso Zorzi e al suo compagno fosse consentito di commissionare ed acquistare un bambino per soddisfare il suo desiderio di “accompagnare un bambino all’asilo come fanno gli altri”, quel bambino avrebbe comunque una mamma, alla quale, lui che si ritiene “assolutamente in grado di essere padre” e “una brava persona” non esiterebbe a strapparlo, infischiandosene delle conseguenze, perché la sua voglia di essere padre viene prima.

Purtroppo per Zorzi e soci, il padre e la madre esistono a prescindere dalla versione della realtà che i progressisti vorrebbero imporre: alla direttrice di Viareggio che voleva vietare di celebrare la festa del papà, adducendo una poco credibile volontà di tutelare “i bambini che non hanno un padre”, bisognerebbe ricordare che un padre c’è anche quando per le vicissitudini della vita non è più, fisicamente, accanto ai figli, perché vive in loro con i suoi insegnamenti, il ricordo e l’esempio.

Non esistono figli che non abbiano un padre e una madre.
Una madre e un padre ci sono sempre, anche quando due adulti decidono di imporre ai bambini una versione criminale della realtà, blaterando di due mamme e due papà.

E allora, per citare la Cirinnà, di fronte a questo crimine, a noi non resta che batterci perché loro, quelli per cui la vita è merce, tengano giù le mani dai bambini.

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