L’Italia non ha più una politica estera degna di questo nome

L’Italia non ha più una politica estera degna di questo nome

di Daniele Trabucco

L’ITALIA SI ASTIENE DALLA RISOLUZIONE ONU SUL CESSATE IL FUOCO IN MERITO AL CONFLITTO TRA ISRAELE E HAMAS

In data 14 dicembre 2023 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite (organismo internazionale sulla cui utilità molto si potrebbe scrivere) ha approvato, con 153 voti favorevoli, 10 contrari e 23 astensioni, una risoluzione (un atto giuridico non vincolante) nella quale si chiede un “immediato cessate il fuoco umanitario”, il “rilascio immediato ed incondizionato di tutti gli ostaggi” e la garanzia di accesso umanitario.

La maggioranza degli Stati membri dell’Unione Europea ha votato a favore (17 in tutto), l’Italia si è astenuta (insieme a Ungheria, Germania, Bulgaria, Lituania, Paesi Bassi, Slovacchia e Romania), mentre l’Austria, che aveva proposto un emendamento poi respinto, e Repubblica Ceca hanno espresso voto contrario. In particolare, Vienna ha ritenuto la risoluzione non sufficiente sotto molti aspetti, in particolare per l’assenza del richiamo al diritto dello Stato di Israele di garantire la sicurezza dei propri cittadini e per il mancato riferimento ad Hamas quale responsabile della cattura degli ostaggi. Per il nostro Paese è un fatto gravissimo che dimostra, ancora una volta, che l’Italia, quanto meno dalla fine degli anni ’90 del secolo scorso, non ha più una politica estera degna di questo nome, in quanto totalmente appiattita sulle scelte degli Stati Uniti d’America (ricordiamo solo la seconda Guerra del Golfo).

Prima il pessimo Governo Draghi ed ora il deludentissimo Governo Meloni non hanno in alcun modo saputo ritagliare una posizione di mediazione tra le parti in causa degli ultimi conflitti: Repubblica di Ucraina e Federazione Russa, Hamas ed Israele. Nel caso specifico dell’ultima risoluzione, non si trattava di prendere posizione a favore di una parte a scapito di un’altra, nè di negare ad Israele il suo diritto a difendersi dagli attacchi, ma di riconoscere semplicemente e drammaticamente che 18.000 morti (in maggioranza donne e bambini) e 1,9 milioni di sfollati costituiscono una tragedia davanti alla quale c’è chi ha scelto di non prendere alcuna decisione.

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