L’identità italiana deve essere difesa

L’identità italiana deve essere difesa

di Francesco Bellanti

RIFLESSIONI SUL CONCETTO DI SOVRANITÀ  

Due anni fa, prendendo spunto da due prefazioni ad altrettanti libri di storia siciliana del professore e storico, nonché Segretario dello Snals di Agrigento, Angelo Amato, libri peraltro recensiti per inFormazioneCattolica, scrissi, sempre per questo giornale, due articoli sull’identità siciliana, che, a mio avviso e senza autocelebrazione, gettarono un po’ di luce su un argomento caro a tanti scrittori siciliani (Sciascia, Bufalino, Consolo, etc.) ma anche alla gente comune.

Parlare dell’identità italiana, già allora, forse perché condizionato dalla mia formazione culturale e dalla mia professione di docente di italiano, latino e storia, mi sembrava quasi banale, e certamente mai mi sarei aspettato che se ne dibattesse tanto, come in questi giorni di elezioni europee, nel contesto del dibattito politico sulla sovranità italiana e del suo rapporto con l’Unione Europea.

Allora, brutalmente, buttiamo giù due o tre domande e vediamo di dare ad esse qualche risposta. Esiste una identità italiana? Esiste una identità europea? E se esistono entrambe, che rapporto c’è tra di loro?

Definiamo intanto il concetto di identità sul piano culturale e sociale. L’identità, diciamo noi – ma è un concetto ormai acquisito sul piano etnologico, antropologico, storico e culturale, sociologico – è il risultato di un processo di formazione, storico e culturale in genere, che fa sì che un popolo o una nazione acquisisca caratteristiche culturali, di comportamento, di abitudini, che lo distinguono dagli altri popoli. Identità è senso di appartenenza, consapevolezza di far parte di una storia comune, di avere una lingua, una patria, un sentimento, costumi di vita e abitudini culinarie, una cultura giuridica, una organizzazione amministrativa comuni, e in questo contesto un ruolo importante lo gioca anche la religione.

La politica no, è mutevole divisiva, e non costituisce un elemento fondante dell’identità nazionale. Identità, coscienza nazionale e nazione, sono tre aspetti dello stesso processo. Arte, musica, cucina, credenze fanno parte di questa identità. Dell’identità nazionale fanno parte anche lo spazio storico e geografico. 

Detto questo, possiamo affermare che esista una identità italiana? Sì, possiamo affermarlo. L’Italia ha uno spazio geografico ben preciso, dove si è svolta gran parte della sua storia. Ha una lingua, alla cui affermazione hanno contribuito i suoi dialetti, e tutti, lingua e dialetti, sono derivati da una lingua comune, indoeuropea, il latino. Da questa lingua si è affermata, prima una straordinaria letteratura latina, e poi una letteratura italiana eccezionale condivisa da tutta la nazione, così come nel Medioevo si è affermata – ereditata dalla legge e dall’organizzazione sociale romana – una cultura giuridica che ha influenzato il mondo.

L’Italia, infatti, è considerata la patria del diritto. L’arte, l’architettura, l’urbanizzazione, sono retaggio della civiltà latina e, perfezionate, sono diventate un modello per tutti i popoli del mondo. Dell’identità italiana fa parte la religione cristiana, che ha giocato un ruolo fondamentale, non solo da un punto di vista strettamente religioso, ma anche nella creazione dei valori costitutivi della civiltà italiana, nei comportamenti, nel modo di pensare e di porsi di fronte ai problemi del mondo, nel ruolo svolto nell’evoluzione della pittura, dell’architettura, della letteratura.

Veniamo a un punto importante. L’identità italiana ha un colore? Intendiamo dire, l’italiano è bianco o anche nero, giallo e così via? Il popolo italiano ha un’origine bianca, come bianca – oseremmo dire – è la sua lingua, lingua indoeuropea, caucasica. Ma se vogliamo ancora essere più precisi, gli italiani sono di origine celtico-germanica nel nord, latino-osco-umbro-etrusco-piceno-sabino-volsco-sannito-lucana e altri popoli al centro, e greca al sud, greco-araba in Sicilia. È stata la storia che ha fatto sì che tutti questi popoli parlassero italiano, altrimenti in Italia si parlerebbero tante lingue, tedesco, francese, spagnolo, siciliano, greco, albanese e così via. Ma essendo l’identità un processo di formazione e di acquisizione, il nero o il giallo che acquisiscono la cultura e la civiltà italiana, che parlano italiano, sono da considerarsi italiani. Ad ogni modo, dire che l’italiano è bianco, nei tempi moderni, è dire una cosa superficiale, perché sotto questo colore della pelle ci sono tante diversità etniche.

L’italiano, infine, è riconoscibile come tale anche per altri aspetti che possono sembrare secondari e invece sono i più evidenti e appariscenti. Per le sue abitudini culinarie – e la cucina italiana è la migliore del mondo – e comportamentali, per il suo gesticolare, per esempio, per il suo modo di vestire, per la sua passione per il cinema, il teatro, lo sport. Per tutto questo, la civiltà italiana è accogliente perché sa di essere forte, ma è altrettanto forte nel non farsi cancellare nella sua diversità. Ed è proprio per questa eccezionale diversità che l’identità italiana deve essere difesa ed esaltata non solo dal suo popolo ma anche dalla stessa Europa che, invece di esaltare le differenze dei popoli che la costituiscono, cerca di opprimere e rendere subalterne le culture delle nazioni europee. 

L’identità europea

Anche l’identità europea esiste, e si è formata dopo secoli di guerre e di conflitti. Adesso questa identità si snoda in diverse forme, forse non sempre visibili. Queste – che hanno origine dalla filosofia greca, dal diritto romano, dalla tradizione religiosa ebraico-cristiana, dalla civiltà rinascimentale – sono, principalmente, un mondo aperto e plurale che mette continuamente in discussione le sue credenze e i suoi legami.

Il filosofo tedesco Karl Jaspers identifica nella libertà, nella storia e nella scienza i tre fattori che costituiscono l’essenza dell’Europa. Il primo fattore, il desiderio di libertà, è universale, ma si è sviluppato al massimo in Europa. Ha significato, afferma Jaspers, la vittoria sul dispotismo e un senso di giustizia che si è trasformato in istituzioni concrete. Il razionalismo europeo si è manifestato in forme diverse: dall’architettura romanica alla pittura del Rinascimento, dalla filosofia di Cartesio alla musica di Bach, dal cittadino democratico dell’Illuminismo all’homo oeconomicus dell’economia capitalistica.

Con la sua fiducia nel potere della ragione di controllare e trasformare la natura, il razionalismo europeo è stato il terreno di coltura delle scoperte scientifiche e geografiche e delle innovazioni tecnologiche e imprenditoriali. Anche l’individualismo, secondo Alberto Martinelli, sociologo dell’Università di Milano, ha assunto molte forme di espressione diverse nel tempo e nello spazio dell’Europa: il personalismo evangelico dei cristiani, l’individualismo dei liberi abitanti delle repubbliche autonome medievali, il soggetto economico razionale nel mercato, il libero cittadino delle moderne democrazie liberali e la soggettività riflessiva degli Europei contemporanei. Come il razionalismo, l’individualismo si è sviluppato all’interno dell’eredità culturale della storia europea, ma è emerso pienamente soltanto con l’avvento della modernità. L’individualismo è alla radice dei principi di libertà e di uguaglianza affermati dal Giusnaturalismo (che asserisce che tutti gli esseri umani sono uguali in quanto dotati di ragione), dal pensiero politico anglosassone, dall’Illuminismo francese e tedesco. I principi di libertà e di uguaglianza vennero riconosciuti nelle prerogative del Parlamento inglese dopo la “rivoluzione gloriosa” del 1688-89 e proclamati solennemente dalla Costituzione americana del 1776 e dalla Declaration de Droits de l’Homme et du Citoyen del 1789.

 Ciò che nel razionalismo è specifico è la maggiore propensione a coniugare scoperte scientifiche, invenzioni e innovazioni tecnologiche sotto la pressione costante sia della guerra che della concorrenza commerciale. La seconda innovazione istituzionale è il capitalismo industriale di mercato. Il suo principio guida è la costante ricerca di massimizzazione razionale dell’utilità per competere con successo nel mercato. 

Infine, un altro aspetto dell’identità europea e occidentale è la democrazia rappresentativa. La polis greca, la res publica romana, le libere città dell’Italia, della Germania e delle Fiandre nel tardo Medioevo sono stati tutti antecedenti di questa specificità europea. Le varie forme di parlamento, governo della maggioranza e protezione dei diritti delle minoranze, elezioni libere e periodiche, separazione dei poteri costituzionali, libertà di stampa e di associazione, afferma Martinelli, sono tutte innovazioni nate e cresciute nella cultura europea e poi sviluppatesi negli Stati Uniti d’America (la prima ‘nuova nazione’ costruita dagli emigranti europei) nel corso delle tre grandi rivoluzioni democratiche moderne: l’inglese, l’americana e la francese. Un altro aspetto dell’identità europea è il rapporto tra la religione cristiana e i principi dell’individualismo e del razionalismo. Da una parte, il Cristianesimo, insieme con il diritto romano, ha contribuito allo sviluppo dell’individualismo europeo e occidentale. Come ha rilevato il sociologo e filosofo tedesco Max Weber, le grandi profezie razionali della Bibbia, il piano razionale di vita degli ordini monastici e la teoria della predestinazione hanno contribuito alla crescita della mentalità razionale (1920); i nostri più alti valori e le norme associate a essi, come la dignità e l’inviolabilità della persona, i diritti umani, la coscienza e la responsabilità individuale, non possono essere estrapolati e si sono anzi definiti e articolati attraverso la teologia e l’esperienza storica della tradizione religiosa ebraico-cristiana; la distinzione tra potere temporale e potere spirituale, che origina dal celeberrimo “date a Dio quel che è di Dio e a Cesare quel che è di Cesare”, ma è stata ottenuta attraverso lotte secolari, è un principio ormai consolidato delle democrazie occidentali moderne. Dall’altra parte, la religione cristiana ha avuto fin dalle origini un forte elemento comunitario, che si è manifestato nelle prime comunità di cristiani, nella trasformazione degli eremiti in ordini monastici a partire da quello fondato da Benedetto da Norcia e, in particolare (nelle versioni cattolica e ortodossa), nella mediazione tra il credente e Dio esercitata dalle cerimonie religiose e dal clero; e la nozione della assenza del limite e la credenza dell’uomo come artefice del proprio destino, tratti distintivi della mentalità moderna, sono state fortemente contrastate dalla posizione anti-modernista della Chiesa cattolica. Potremmo aggiungere altri elementi ma ci fermiamo qui, crediamo di avere spiegato bene che esiste una identità comune europea.

Ma identità europea non vuol dire sovranità. L’identità europea deve esaltare e non mortificare la ricchezza delle tante identità – tedesca, francese, spagnola, polacca, ungherese, e così via – che ne sono a fondamento. La grandezza dell’Europa e della sua identità è nel rispetto dei valori dei popoli che fanno parte dell’Europa, popoli che devono essere anch’essi rispettosi delle diversità proprie e altrui, popoli che dopo millenni di guerra hanno finalmente trovato il loro posto nella storia, e che proprio per questo devono proporre e proiettare nel mondo una tensione e una cultura di pace e di progresso. L’Unione Europea, allora, non deve essere un’unione di caste politiche, di banchieri e di finanzieri che fanno solo gli interessi di multinazionali e di gruppi di potere, che condizionano negativamente le politiche dei singoli Stati, e sono al servizio di potenze straniere, come gli USA, in subalternità a interessi sovranazionali, invece di contribuire al benessere materiale e spirituale dei singoli popoli europei. L’Europa non è nata con questo spirito. Va garantita allora e rispettata la sovranità delle Nazioni europee, che solo in questo modo possono dare un contributo più costruttivo al benessere dell’intera comunità europea. L’abbattimento delle differenze mortifica la spinta propulsiva verso il progresso, ma anche l’isolamento assoluto è sterile e non porta da nessuna parte, si deve invece contribuire alla costruzione di una società europea e mondiale migliore con una propria identità, con i valori più alti della propria storia.

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