Anche la pratica religiosa o la preghiera possono essere false

Anche la pratica religiosa o la preghiera possono essere false

di Don Ruggero Gorletti

GIOVEDÌ DELLA DODICESIMA SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO

Dal Vangelo secondo Matteo 7,21-29

 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. In quel giorno molti mi diranno: “Signore, Signore, non abbiamo forse profetato nel tuo nome? E nel tuo nome non abbiamo forse scacciato demòni? E nel tuo nome non abbiamo forse compiuto molti prodigi?”. Ma allora io dichiarerò loro: “Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi che operate l’iniquità!”. Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande». Quando Gesù ebbe terminato questi discorsi, le folle erano stupite del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come i loro scribi.

COMMENTO

Il nucleo, lo scopo della nostra religione è il fare la volontà di Dio. Lo scopo finale della nostra preghiera, delle nostre liturgie, delle nostre pratiche di pietà, dell’ascolto della sua parola è questo: fare la sua volontà. Gesù ce lo dice con parole molto chiare: «mio cibo è fare la volontà del Padre» (Gv 4,34). Ma non dobbiamo pensare che il messaggio del vangelo sia soltanto un insieme di regole, di comandi, al quale siamo costretti ad adattarci. È una proposta d’amore che Dio fa a noi. È una proposta d’amore che attende di essere ricambiata. Ed il modo di ricambiare questo amore è osservare la sua parola: «chi mi ama osserva i miei comandamenti» (Gv 14,21). I suoi comandi non ci sono stati dati per renderci la vita ancora più pesante di quello che già spesso è. I comandi del Signore ci sono stati dati perché noi possiamo vivere la nostra vita in modo pieno e gioioso. Anche quando ci chiedono qualche rinuncia o qualche sacrificio, anche grossi, non dobbiamo temere: il Signore è qui per aiutarci: «i suoi comandamenti non sono gravosi» (1Gv 5,3). Una pratica religiosa, una preghiera, che non portano a cambiare il modo di pensare e quindi di agire non sono autentiche. Sono un parlare vuoto, un agitarsi falso. E non producono frutto. Non riempiono il nostro cuore in questa vita e non ci aprono le porte della vita eterna.

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