Una realtà arroventata dalla pazzia

Una realtà arroventata dalla pazzia

di Sergio Caldarella

INTERE SOCIETÀ VIVONO SOTTO IL CONTROLLO FERREO DELL’INDUSTRIA CULTURALE

Dall’avvento dei mezzi di comunicazione di massa, e delle tecniche che a questi soggiacciono, intere società vivono ormai sotto il controllo ferreo e spietato dell’industria culturale, invase dall’opinione, dalla menzogna ben agghindata e da falsificazioni plateali come, per limitarsi ad un esempio, quella della pretesa lucidità mentale del Presidente Biden che si è vanificata, davanti agli occhi di tutti, durante il primo dibattito pubblico per le presidenziali il 27 giugno 2024. Il filosofo Günther Anders riassumeva questa tragica situazione della modernità nella frase: “la menzogna ha mentito se stessa come vera (Die Lüge hat sich wahrgelogen)”. 

Il ben architettato caravanserraglio dell’industria culturale confonde il cittadino facendogli raggiungere il punto in cui il solo modo che egli crede gli rimanga per orientarsi nel mondo è quello di abbandonarsi, mani e piedi, alle ingannevoli fantasmagorie di questo apparato. Chiaramente questa è una negazione aperta di quanto intendeva Kant con “orientarsi nel pensiero” (1786), ma anche il contrario di millenni di pensiero filosofico, logico e razionale.

Nella Politéia, Platone riconduce alla Niobe, una tragedia di Eschilo per noi in larga parte perduta, un passo secondo cui quando il dio vuol distruggere i mortali li fa prima impazzire. Sofocle, nell’Antigone, aveva anch’egli evocato tale concezione nel sublime ammonimento: τὸ κακὸν δοκεῖν ποτ᾽ ἐσθλὸν τῷδ᾽ ἔμμεν’ ὅτῳ φρένας θεὸς ἄγει πρὸς ἄταν, il male appare come un bene nella mente di coloro che il dio conduce alla distruzione. Secondo gli antichi Greci in un mondo arroventato dalla follia vi è, dunque, tanto una connotazione filosofica quanto una teologica.

Un malcapitato benpensante che si avventurasse nella lettura di queste righe introduttive reagirebbe a queste parole come un mafioso a cui qualcuno andasse a parlare di mafia: “dov’è questa mafia? Sono tutte fandonie: è un’invenzione dei magistrati per colpire dei galantuomini, etc.” Il mafioso ha certo dei precisi interessi criminali nel proclamare le proprie menzogne, dunque il suo comportamento è sicuramente immorale ed ingiustificabile, ma razionale, una razionalità strumentale, sanguinaria ed oscura che segue, però, una logica precisa.

Quello che aveva ben compreso il pool antimafia coordinato da Giovanni Falcone era proprio questo, ossia che la mafia agisce razionalmente ed è in tal modo che le sue trame potevano essere portate alla luce, seguendo proprio quella particolare razionalità che, però, condusse Falcone e Borsellino oltre Palermo ed alla terribile morte di cui sappiamo. Il ben pasciuto conformista, similmente al mafioso, direbbe: “dov’e quest’impoverimento culturale ed impazzimento della nostra società? Non vede che abbiamo auto potenti, internet e telefonini con i quali stare costantemente online, possiamo spianare montagne e andare in vacanza dall’altro capo del mondo in poche ore? Che cosa sta raccontando? Qui stiamo tutti bene.”

In questo sciorinamento di “progressi” il conformista non è più in grado di accorgersi che ha elencato solo degli avanzamenti tecnici ai cui vertici si trova l’arma atomica, l’ordigno più distruttivo nella storia della nostra specie sulla quale, proprio in questi giorni, Friedrich Merz, politico tedesco segretario della CDU, ha dichiarato impunemente di “non aver paura di una guerra atomica!” (https://www.n-tv.de/politik/Merz-Habe-keine-Angst-vor-Atomkrieg-article23303793.html).

Un politico rilevante in Europa dichiara, senza patemi, di non temere un’arma il cui coefficiente di letalità è totale e tutto tace. Proviamo invece ad immaginare se, nel 2020, lo stesso politico, di fronte ad un virus a bassa mortalità, avesse dichiarato “io non ho paura del Covid”, non sarebbe forse successo un finimondo sulla stampa e nelle televisioni? Eppure la dichiarazione di Merz sull’atomica è passata quasi inosservata. Per il conformista questo è un mondo normale, persino avanzato, perché egli è stato ammaestrato, proprio attraverso le perfidie dell’industria culturale, a “vedere” solo quello che gli viene dato da vedere, praticamente un indottrinamento alla cecità cognitiva. In questo momento magari si strappa i capelli a cuor leggero per i terroristi assassini e stupratori di Hamas caduti in combattimento, ma non s’interessa – o non ne sa nulla – di quanto avviene in Sudan, nel Nagorno Karabakh, in Somalia, etc. Sono tutti conflitti che non gli vengono presentati, dunque egli non li vede.

Al momento ci sono circa 120 conflitti armati nel mondo, che coinvolgono oltre 60 Stati ed il cui numero di vittime civili è enormemente maggiore rispetto al conflitto mediorientale provocato da un feroce e barbarico attacco da parte di Hamas il 7 ottobre 2023. Per non parlare, poi, del recente attacco missilistico dell’Iran contro Israele in cui sono stati lanciati 170 droni, 30 missili da crociera e 120 missili balistici: quale altro Stato al mondo sopporterebbe tutto questo? Al conformista continua comunque a non importare ed in merito non emette neppure uno squittio. Tutto questo perché l’individuo contemporaneo, se non erige delle necessarie difese cognitive contro la manipolazione, finisce per venir facilmente telecomandato attraverso la messa in scena di ben organizzati teatrini della falsificazione.

La verità è di tutti e per tutti e, dunque, unificante e liberante dalle catene dell’inganno, per questo l’antico messaggio recitava: veritas vos liberat (Giovanni, 8,32).

Proprio una tra le grandi prove empiriche del decadimento culturale della nostra epoca consiste nel fallimento del discorso razionale che si manifesta in una comunicazione infranta, ossia ormai non più capace di veicolare contenuti in grado di raggiungere un consenso comune sui contenuti della realtà.

Nel momento in cui l’individuo ha accettato, senza aver deciso, che per esser “bravo” ed “intelligente” deve sottostare a narrative dominanti, obbedire e ripetere quello che gli viene dato da ripetere, egli accetta un giogo capace di dominarlo fin nel profondo. Proprio questo punto consente, curiosamente, di andare direttamente al testo biblico ed al libro del Genesi in cui, di fronte alla disobbedienza di Eva ed Adamo, l’Onnipotente chiede a quest’ultimo: “dove sei?” (Genesi, 3:9). È una domanda bellissima: “dove sei tu?” In quali meandri sei finito? Chi ti ha condotto qui?

I lettori del Genesi sanno che è stato il serpente attraverso, guarda caso, l’uso di menzogna e manipolazione, a portare la coppia primordiale sulla strada dell’errore che, proprio il testo biblico, ci dice che è dimenticanza della parola divina e, dunque, di sé: “dove sei?” Adamo soffrirà le conseguenze della sua azione con cui ha scelto di allontanarsi dal divino creando una frattura tra il mondo di prima ed il mondo di poi.

Anche il cittadino di questo mondo nuovo sta molto male e sta già patendo le conseguenze, su se stesso, di una società del contrario che lo schiaccia, lo confonde, lo avvilisce, lo aliena e lo stravolge al punto da non aver più alcuna risposta alla domanda esistenziale “dove sei?” o “dove vai? quo vadis?”. 

 

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

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