di Padre Giuseppe Agnello*
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SI È INCARNATO PER CANCELLARE I NOSTRI PECCATI
Il Pròlogo di san Giovanni, cioè l’inízio del suo Vangelo, ci dà una visione di insieme su tutta l’incarnazione: Chi è il Verbo eterno che ha cominciato ad esístere nel tempo; in quale pòpolo si rivela anzitutto; che tipo di accoglienza riceve; quale dono gratúito e immeritato dà; insieme a questo dono che cosa riceviamo di straordinàrio.
Questa pàgina di Vangelo è come il sommàrio di un trattato di teologia, dove con όrdine dalla Trinitària si arriva alla Cristologia, e poi dalla Cristologia si passa alla Sacramentària.
Il Fíglio unigènito di Dio, Sapienza eterna e sapienza creata, è la “luce vera”, la “luce che illúmina ogni uomo”, la “vita” che sostiene la vita: Dio che si fa uomo nel pòpolo eletto: “i suoi” (Gv 1, v.11).
Il Salmo ci ricorda che «Cosí non ha fatto con nessun’altra nazione, non ha fatto conόscere loro i suoi giudizî» (Sal 147 Vg, v.20), ma il Vangelo sposta l’attenzione dall’appartenenza carnale alla casa di Giacobbe, all’occoglienza di un disegno universale e soprannaturale, che non può restare ètnico: «Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figlî di Dio: a quelli che crédono nel suo nome, i quali, non da sàngue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi» (Gv 1, 11-14).
Gesú Cristo è la presenza viva e visíbile di Dio che ci ha mandato il Pontéfice e il Ponte: in Lui infatti e per Lui può avvenire lo scàmbio tra ciò che è propriamente nostro e ciò che è propriamente suo. Dio dà sé stesso attraverso Gesú, ma noi possiamo arrivare a Dio attraverso Cristo Signore e il suo Sàngue di Víttima. Con la sua carne e il suo Sàngue ha cancellato i peccati, ma con la sua divinità ci fa arrivare i mèriti di quel sàngue: «Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: gràzia su gràzia» (Gv 1, v.16).
Sentiamo che cosa dice Orígene dell’Incarnazione: «Supponi, per esèmpio, che non ci sia stato il peccato; se non ci fosse stato il peccato, non sarebbe stato necessàrio che il Fíglio di Dio si facesse agnello, e non ci sarebbe stato bisogno che, posto nella carne, fosse immolato, ma sarebbe rimasto quello che era In princípio: Dio, il Verbo; ma dal momento che il peccato è entrato nel mondo, e le conseguenze del peccato richièdono la propiziazione, e la propiziazione non viene se non mediante una víttima per il peccato», Egli si è incarnato per èssere Víttima, Agnello di Dio.
Tutto questo ci commuove e ci invita a una grande responsabilità: non banalizzare mai il mistero di Dio in noi; non negare il peccato e le sue gravi conseguenze sulla creazione; rispόndere generosamente alla chiamata alla santità. È Gesú che ci rende santi e immacolati; è Gesú pienezza di umanità e pienezza di divinità; è sempre Lui che col Battésimo ci ha innestati in sé stesso e nella vita trinitària.
Pertanto, quando il Vangelo ci parla di una lotta tra le tènebre e la luce (Cfr Gv 1, v.5), in cui chi vince è la luce, noi dobbiamo prèndere sul sèrio questo aspetto spirituale del combattimento, per difèndere la nostra figliolanza, la speranza che viene dalle promesse e della gràzia di Gesú Cristo; il tesoro di gràzia che ci attende oltre questa vita e che è quella vita eterna che già pregustiamo nei Sacramenti.
Viviamo in un tempo in cui il peccato è stato abolito: programmaticamente non esiste. Persino dei predicatori lo dícono, senza sapere che dire questo equivale a dire che Gesú Cristo ha visto il male dove non c’era; oppure che dopo avere cancellati tutti i peccati sulla croce, non ci ricorda piú che il Maligno lavora sempre per farci peccare, ancόr piú da figlî di Dio. Per noi sacerdoti è triste vedere passare le feste di Pasqua e di Natale e i mesi dell’anno, senza che molti dei fedeli non sèntano il bisogno di confessarsi e ricévere il perdono di Dio. Per il Demònio è quanto mai divertente vedere che il motivo dell’Incarnazione, resta incompreso.
Pertanto, cari fratelli, come dice san Pàolo agli Efesini dobbiamo chièdere nella preghiera la gràzia di avere una «profonda conoscenza di lui» (Ef 1, v.17): di Gesú; altrimenti anziché approfondire la nostra fede, ce la faremo rubare e calpestare.
II Doménica di Natale anno A, 4 Gennàio 2026
Sir 24,1-4.12-16; Sal 147; Ef 1,3-6.15-18; Gv 1,1-18
*L’autore aderisce ad una riforma ortografica della lingua italiana



