17 Gennaio 2026

Gran Bretagna, libertà religiosa sotto attacco

di Angelica La Rosa

GLI STATI UNITI RIMPROVERANO IL REGNO UNITO PER IL PROCEDIMENTO CONTRO UN’ATTIVISTA PRO-VITA

Gli Stati Uniti hanno espresso una dura critica nei confronti del Regno Unito per il procedimento giudiziario avviato contro un’attivista pro-vita britannica che, secondo quanto riportato da diversi media statunitensi, sarà condotta davanti ai tribunali dopo essere rimasta in silenzio all’interno di una cosiddetta “zona di protezione” istituita attorno a una clinica abortiva.

Da Washington D.C. si sottolinea che le autorità americane stanno seguendo il caso «con grande attenzione».

Secondo quanto pubblicato, un rappresentante dell’amministrazione Trump ha affermato che quanto accaduto non è soltanto «preoccupante», ma contraddice apertamente il «buon senso» e rappresenta una «rottura indesiderabile» con i valori transatlantici condivisi.

La reazione statunitense non si è limitata a una valutazione politica di carattere generale. Anche il portavoce del Dipartimento di Stato è intervenuto sulla vicenda in dichiarazioni rilasciate al quotidiano The Telegraph, collegando esplicitamente il caso alla tutela delle libertà fondamentali. Nella sua analisi ha riassunto così il nodo centrale della questione:

«La decisione di perseguire una donna per una preghiera silenziosa non è soltanto preoccupante per quanto riguarda il rispetto delle libertà fondamentali di opinione e di religione, ma costituisce anche un allontanamento indesiderabile dai valori condivisi che dovrebbero plasmare le relazioni tra Stati Uniti e Regno Unito».

Da parte sua, ADF International ha messo in evidenza un elemento cruciale della controversia: la nuova legge applicata in questo contesto non menziona in modo esplicito la preghiera silenziosa. Inoltre, secondo le linee guida della procura britannica, la preghiera silenziosa, di per sé, non sarebbe sufficiente a integrare il reato, purché non sia accompagnata da un comportamento «manifesto» o esteriore.

Tuttavia, nonostante tali indicazioni e l’assenza di un esplicito riferimento normativo, l’attivista Vaughan-Spruce è perseguita penalmente proprio per un atto interiore e silenzioso compiuto all’interno del perimetro protetto della clinica abortiva.

Un caso che ha acceso forti preoccupazioni sul trattamento riservato oggi a coloro che difendono la vita e esercitano la propria libertà di coscienza.

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