17 Gennaio 2026

I due pesi e le due misure della politica Usa

di Pietro Licciardi

I CHIAROSCURI NEL BLITZ VENEZUELANO ORDINATO DALL’AMMINISTRAZIONE TRUMP

La notizia che un dittatore socialcomunista come Nicolas Maduro sia caduto non può che essere accolta con sollievo e speranza.

Con il presidente venezuelano infatti potrebbe definitivamente finire un regime istaurato nel 1999 da Hugo Chàvez, che ha condotto in pochi anni un paese ricchissimo di risorse alla miseria, oppresso da una classe politica corrotta e inefficiente, secondo un cliché purtroppo comune a tutti i regimi di sinistra che ancora infestano il pianeta.

Numerose sono comunque le incognite e i possibili scenari che il rapimento e l’arresto del capo del governo venezuelano da parte delle forze speciali americane lasciano intravedere ed è ancora troppo presto per azzardare ipotesi.

Detto questo però non possiamo fare a meno di notare come l’operazione, per quanto largamente annunciata dallo stesso Donald Trump nei mesi scorsi con lo schieramento di navi militari al largo del Venezuela, l’abbordaggio di imbarcazioni sospettate di trafficare droga e le minacce di intervento militare, sia stata condotta in spregio totale del diritto internazionale.

In pratica gli Usa hanno fatto, né più né meno quello che hanno cercato di fare i russi con la loro “operazione speciale” in Ucraina: intervenire contro uno stato e un governo sovrano senza alcuna copertura da parte del diritto internazionale al fine di rovesciarlo e instaurarne un altro, che offrisse la garanzia di non opporsi agli interessi e alla politica della potenza egemone.

In qualsiasi modo lo si voglia mettere il blitz su Caracas costituisce un precedente assai inquietante e una dimostrazione di grande arroganza. Con quale faccia tosta adesso sarà possibile rinfacciare a Putin l’invasione dell’Ucraina o domani lo sbarco dei cinesi a Taiwan?

Gli Stati Uniti hanno inoltre dichiarato di essere ancora l’impero egemone se non del mondo intero – per questo se la deve ancora vedere con la Cina – sicuramente dell’intero emisfero nord e soprattutto che il continente americano è il giardino di casa dello zio Sam, nel quale non sono ammesse interferenze.

Da un punto di vista geopolitico risulta comprensibilissimo e francamente inevitabile l’intervento statunitense dal momento che il Venezuela rappresentata una quinta colonna del principale nemico Usa: la Cina, che con Chàvez e Maduro si era istallata saldamente appena fuori l’uscio di casa.

Per questo Trump ha avuto bisogno di “mettere in sicurezza” il perimetro chiudendo a Pechino ogni accesso economico e strategico in Sudamerica in vista di una prossima ed eventuale resa dei conti.

Dal punto di vista del diritto internazionale, come già detto, si tratta però di una grave violazione e uno sfacciato precedente, che ci offre anche l’ulteriore lezione che nelle questioni internazionali poco o nulla è in bianco e nero e che il tifo da stadio, che si parli di Kiev o di Gaza, è sempre fuori luogo.

Anche se qui una cosa certa sembra esserci: ancora una volta brilla la completa inconsistenza dell’Unione europea, che pure in questa occasione si è dimostrata essere una mera “espressione geografica”, vassalla dei potentati finanziari internazionali e degli Stati Uniti, e questo nonostante sia guidata da élites che si sono a suo tempo formate a pane e Libretto rosso di Mao, a pane e Marx e che con le loro farneticanti politiche green vagheggiano un altro Venezuela: socialista e povero in canna.

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