di Zarish Imelda Neno
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LA PORTA È STATA CHIUSA MA NON SI CHIUDE IL CAMMINO INIZIATO
Ci sono chiusure che non tolgono nulla, ma custodiscono ciò che è stato donato. La Porta Santa è stata chiusa, il Giubileo è giunto al termine, e con esso si è concluso un tempo straordinario di grazia.
Non perché la grazia finisca, ma perché ora chiede di essere abitata, portata dentro la vita, lasciata maturare nel cuore.
Ero a Roma pochi giorni fa, e camminando tra quei luoghi ho sentito tutta la forza di questo tempo. Non come un evento da ricordare, ma come un dono affidato. In quelle strade colme di passi e di preghiere, ho percepito che il Signore non stava congedando, ma inviando. Come se dicesse: ciò che hai ricevuto, ora vivilo.
Questo Giubileo è stato un tempo di perdono abbondante, di ritorni silenziosi, di cuori che hanno trovato il coraggio di avvicinarsi a Dio. Non con parole perfette, ma con ferite aperte.
La grazia ha incontrato la nostra povertà e non l’ha respinta. L’ha accolta, trasformandola in possibilità di rinascita.
Ora la Porta è stata chiusa ma non si chiude il cammino iniziato. Si chiude un segno visibile, mentre la grazia continua a operare nel nascosto. Il Giubileo non è stato un punto di arrivo, ma una soglia attraversata, oltre la quale la fede diventa più concreta, più incarnata, più responsabile.
La chiusura del Giubileo non è una chiusura di fede, ma un invio alla vita ordinaria, là dove il perdono deve diventare stile, la preghiera respiro, e la vicinanza a Dio scelta quotidiana.
La Porta Santa si è chiusa ma ciò che è passato attraverso di essa non può più tornare come prima e questa è la grazia che resta.



