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CHE COSA HA FATTO DI DIVERSO DAI SUOI PREDECESSORI IL PRESIDENTE TRUMP? NIENTE, SOLO IL MODO DI PROPORSI AL MONDO COME IMMAGINE
“Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare”.
(Ignoranti quem portum petat nullus suus ventus est)
Lucio Annèo Seneca, Lettere a Lucilio, Epistola LXXI
Sulla cattura del presidente Maduro, e soprattutto sulla politica americana, sia dei democratici che dei repubblicani, molto è stato scritto, che cosa può dire ancora l’umile professore di provincia senza ripetere quel che ha detto su questo giornale in decine di articoli sulla politica americana e sul nuovo ordine del mondo? Beh, qualcosa può dire, e noi ci proviamo.
Intanto, diciamo che finalmente intellettuali prestigiosi di sinistra ma anche di destra, come Cardini e Veneziani, questa volta si trovano d’accordo nel condannare il golpe americano – perché di questo si tratta – senza se e senza ma come una violazione del diritto internazionale e dell’ordine delle nazioni. Anche i partiti e i movimenti politici hanno condannato questa aggressione, pur con voci e sentimenti diversi, tranne la nostra Presidente del Consiglio, che si è espressa – e non è la prima volta – con termini ambigui e, usando un suo aggettivo, “ibridi”.
Che cosa ha fatto di diverso dai suoi predecessori il Presidente Trump? Niente, solo il modo di proporsi al mondo come immagine. Ci spieghiamo meglio. Il diritto internazionale, dopo Hitler, Mussolini, Hiro Hito e la Seconda guerra mondiale, è stato violato dai sovietici, dalla Cina, dagli USA, dalla Nato (Libia, Iraq, Jugoslavia, cioè Serbia, Iran e così via, contro le direttive dell’ONU. Il diritto internazionale è stato violato cento volte in questi ottant’anni dopo la Seconda guerra mondiale, e l’Europa ha permesso che lo si violasse anche dentro i propri confini.
L’Europa, lo abbiamo detto mille volte, deve ritagliarsi un ruolo da protagonista nella politica mondiale, oltre Putin, Trump e Xi, altrimenti sparirà. Forse nel gorgo di una terza guerra mondiale. L’Europa è in via di dissoluzione e di inconsistenza se non intraprenderà una politica autonoma e volta a contribuire alla pace nel mondo e all’equilibrio fra le Nazioni, sempre nel rispetto degli accordi internazionali e dei trattati già stipulati (NATO, UE, ONU, etc.). In un tempo catastrofico in cui gli USA vogliono fare una volta e per sempre – come sempre hanno cercato di fare – del continente americano (Nord, Centro, Sud) il loro giardino di casa per sfruttare le sue immense risorse, soprattutto petrolifere, la Russia di Putin vuole ridefinire i confini del suo ex Impero zarista e la Cina di Xi, che già domina il mondo sul piano economico, vuole ristabilire il suo dominio in Asia, l’Europa deve smettere di fare lo zerbino dell’America e attuare una sua politica autonoma e volta soprattutto alla difesa dei suoi interessi.
E torniamo a Donald Trump. Vedete, rispetto ai suoi predecessori, Trump ha un pregio: è leale, a suo modo naturalmente, non è ipocrita, dice quel che vuole fare, cioè proseguire nella politica predatoria sempre fatta da tutti i precedenti governi. Dice che vuole prendersi il petrolio del Venezuela, dice che vuole la Groenlandia, la Colombia, il Messico, Cuba, farà colpi di Stato in tutti i Paesi del Sudamerica che non faranno gli interessi dell’America. E lo farà personalmente, non delegando, come fece Nixon in Cile nel golpe del 1973, quando mise Pinochet al posto del Presidente socialista democraticamente eletto che governava con i democristiani, Salvador Allende. Insomma, tutti i presidenti USA hanno fatto quello che oggi fa Trump, anche JFK e Obama, e tutti gli altri lo facevano, democratici e repubblicani, solamente dicevano che lo facevano per il bene degli altri Paesi.
Quello che i più non vogliono capire, o non riescono a capire, intellettuali e politici, è che non bisogna più ragionare di destra e di sinistra, ma d’interesse nazionale ed europeo. Le vecchie categorie politiche sono tramontate. Putin è un comunista? Xi è un comunista? La Cina oggi è il Paese più industrializzato del mondo e ha liberato in pochi anni 500 milioni di cinesi dalla fame. E gli americani? Gli americani hanno fatto sempre, lo ripetiamo, i loro interessi, si chiamassero repubblicani o democratici. L’Europa, sia quella cosiddetta sovranista, sia quella democratica, socialista, moderata, deve fare semplicemente i suoi interessi economici, attuare una politica autonoma a difesa dei suoi popoli, porre dei confini politici, geografici, morali, religiosi anche, per difendersi dalle nefaste ingerenze estere.
Questo bullo pericoloso dal ciuffo biondo di origine germanica è, dice Veneziani, un personaggio insopportabile. Per la sua arroganza, la sua prepotenza, per la sua efferata politica volta ad accaparrarsi le risorse del pianeta per risolvere i problemi interni degli USA, Paese in declino economico, morale, civile, terrorizzato di essere sovrastato dallo strapotere economico della Cina. Ma la Cina ha già vinto, se ne faccia una ragione. Voleva portare la pace in Ucraina, in Palestina, qualcosa ha fatto, ma le guerre ancora ci sono, e intanto lui ha bombardato già sette Paesi. Dice che gli europei, suoi alleati nella NATO, devono contribuire di più, anche in termini economici, all’alleanza, e intanto dice apertamente che vuole impossessarsi della Groenlandia, territorio autonomo della Danimarca, Paese NATO.
Con la politica, anzi, con la lotteria, dei dazi ha sconvolto il commercio mondiale e creato un’instabilità pericolosissima per l’economia mondiale. Sul Venezuela, non c’è più un aggressore e un aggredito? Lui vuole il controllo del Venezuela, Paese certamente malgovernato da Maduro (anche se Cardini non è d’accordo), per impossessarsi delle sue risorse e per sottrarlo all’influenza della Cina, agli affari con la Cina. Il problema veramente grave non è solo la violazione del diritto internazionale, ma il fatto pernicioso che questa violazione l’ha fatta un uomo ormai fuori controllo.
Si parla di difesa della democrazia, di diritti umani. Chissà perché non si corre in difesa di questi diritti in quei Paesi in cui ci sono regimi liberticidi, dittature, in cui ci sono genocidi, massacri, oppressione, che però non hanno le immense risorse economiche di Libia, Venezuela, Iraq, e così via. Trump è un politico ormai fuori controllo perché sta creando precedenti e alibi per tutti, la Cina adesso non avrà problemi a prendersi Taiwan, la Russia potrebbe continuare liberamente la sua politica di aggressione per riprendersi le ex repubbliche dell’URSS. Molti del suo stesso partito non condividono più questa politica colonialista, imperialista, interventista, per soddisfare gli appetiti delle lobbies delle armi. Afferma Veneziani, intellettuale certamente non “comunista”, che “dietro l’attacco al Venezuela e la strategia aggressiva di Trump non c’è la pazzia del magnate o la sua indomabile prepotenza ma c’è pure la pressione di un apparato bellico e di alcune lobbies influenti che sono riusciti a riportare gli Usa nella stessa politica militarista fatta con i dem e con i repubblicani, come i Bush. Ricordiamoci il Panama di Noriega e la sciagurata guerra in Iraq che acuì le tensioni in Medio Oriente, allargò l’odio islamico verso l’Occidente, poi l’attacco alle Torri… Così i capi d’accusa infondati a Saddam sugli arsenali militari, la sua uccisione; un errore che pure l’Europa, la Francia in testa, ripeté con Gheddafi con le conseguenze che sappiamo”.
Sarebbe il caso di non aggiungere altro, se non che il Venezuela sarà probabilmente un boccone troppo grosso anche per la prima superpotenza mondiale (prima?), che difficilmente accadrà come è accaduto per gli altri golpe del passato. Il Sudamerica è un subcontinente pericoloso, nelle mani di dittatori pericolosi o di presidenti deboli. L’Argentina è l’unico Paese veramente trumpizzato, mentre il Brasile è troppo vasto e popoloso per essere colonizzato.
Non dovrebbe rientrare negli interessi americani sconvolgere ancora l’ordine delle nazioni e violare ancora il diritto internazionale, soprattutto nella loro area diciamo di pertinenza, anche a danno di Paesi alleati come quelli europei. Questo golpe venezuelano rafforzerà le mire annessionistiche di Russia e Cina, intralciando anche l’obiettivo iniziale dello stesso Trump di allontanare la Russia dalla Cina con una pace troppo favorevole a Putin. Intanto, a parte il leader socialista spagnolo Sanchez e Papa Leone XIV, che pure è uno statunitense, gli europei, come sempre balbettano, senza una politica comune forte e decisa, favorevole ai propri interessi.
E l’Italia, che cosa sta facendo il governo italiano? Come si diceva, attua una politica “ibrida”, indecisa, tutto sommato sempre servile. Qualcuno ha nostalgia di Sigonella e del coraggio del Presidente del Consiglio socialista Craxi, che difese il territorio nazionale nel 1986 dall’arroganza americana, salvo poi pentirsi di questi sentimenti nostalgici quando pensa a quel che accade negli anni di Tangentopoli allo stesso Craxi. È vero che gli USA restano sempre nostri preziosi alleati, ma bisogna alzare la voce e correggere la rotta quando è evidente che non si capisce bene dove porta questa rotta. Perché oggi ci è difficile capire dove ci vuole portare Trump. Come dice Seneca nelle Lettere a Lucilio, “Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare”. E questo è un giudizio non di uno di sinistra, e nemmeno di uno di destra, ma di uno che ama la propria Patria.



