17 Gennaio 2026

Il diritto internazionale viene invocato e dimenticato a corrente alternata

A cura di Angelica La Rosa 

QUALCHE RIFLESSIONE PER L’80 PERCENTO DEGLI ITALIANI…

Le ragioni che mi inducono a non prendere posizione su Maduro sono numerose e strettamente connesse, e la prima nasce da un’esigenza di correttezza intellettuale che oggi sembra quasi scomparsa: a differenza di quella larga maggioranza di italiani che ogni sera discetta con sicurezza assoluta come se fosse composta da luminari di geopolitica e diritto internazionale, sono perfettamente consapevole dei miei limiti, pur avendo una formazione che mi ha insegnato soprattutto il valore della cautela e del dubbio, e so bene che il diritto internazionale, così alto e solenne nei manuali, viene agitato o accantonato con disinvoltura, trasformato in uno strumento morale da usare solo quando serve a colpire l’avversario designato.

Non difendo bandiere ideologiche, perché le ideologie, quando si irrigidiscono, finiscono per soffocare il pensiero; cerco piuttosto di restare fedele a un insieme di idee, seguendone la logica anche quando conduce a esiti sgraditi o poco spendibili, ed è proprio questa esigenza di coerenza che mi impedisce di aderire a narrazioni opposte e a ricostruzioni più o meno fantasiose confezionate a tavolino, dal momento che non possiedo formule risolutive né presunte chiavi universali per interpretare il mondo, e soprattutto non conosco, né fingo di conoscere, le reali strategie del governo degli Stati Uniti.

Davanti a questa consapevolezza della mia ignoranza preferisco tacere, perché il silenzio, in certi casi, è infinitamente più dignitoso del ripetere frasi banali, prevedibili e perfettamente allineate al coro mediatico dominante.

Ho sempre ritenuto, del resto, che gli Stati Uniti si comportino come una potenza imperiale coerente con se stessa, nel bene e nel male, mentre l’Europa continua a inseguire un’identità che le sfugge, soffocata da classi dirigenti mediocri e da una retorica autoreferenziale, buona solo per i comunicati ufficiali e le liturgie celebrative.

A questo si aggiunge una diffusa e fastidiosa ipocrisia collettiva: quando l’interventismo americano ci risultava utile, da Kennedy fino a Biden, lo abbiamo accolto senza troppe crisi di coscienza, giustificandolo e difendendolo, salvo riscoprirci improvvisamente pacifisti e paladini della legalità internazionale quando lo scenario cambiava.

Siamo gli stessi che hanno osservato senza fiatare la ritorsione statunitense contro Craxi dopo Sigonella, facendo finta di non capire o di non vedere perché era più comodo così, perché voltarsi dall’altra parte costava meno; e se si guarda alla storia con un minimo di onestà, non c’è davvero nulla di sorprendente in tutto questo, perché dall’impero romano in avanti il copione si ripete, e solo chi nutre una fiducia quasi mistica nel mito del progresso ha potuto credere che organismi sovranazionali come l’ONU fossero in grado di garantire pace e giustizia durature.

La Società delle Nazioni è fallita, e l’ONU mostra ogni giorno i propri limiti, paralizzata da veti incrociati, interessi divergenti e dalla legge del più forte, e nonostante ciò continuiamo a stupirci, quando la realtà insegna che le guerre accompagneranno l’umanità fino al ritorno glorioso di Nostro Signore Gesù Cristo.

Quanto a Maduro, non provo alcuna attrazione né alcun imbarazzo nel dirlo: mi è sgradito come lo sono tutti i tiranni, senza distinguo e senza alibi ideologici, ma nemmeno questa avversione personale mi spinge ad abbracciare giudizi urlati o letture semplicistiche, perché so, e ne sono intimamente convinta, che spesso, piaccia o meno ammetterlo, siamo soltanto comparse, strumenti all’interno di dinamiche immensamente più grandi di noi, guidate da fili che non controlliamo e che raramente riusciamo a scorgere, ed è forse proprio per questo che rivendico il diritto di tacere: per un sano cinismo, per puro pragmatismo, e perché non ho alcuna intenzione di prestare la mia voce a una rappresentazione scritta da altri.

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