di Padre Giuseppe Agnello*
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COL BATTESIMO SIAMO INNESTATI NELLA VERA VITE E NELLA VITA DIVINA
L’infànzia del Salvatore ha avuto la sua epifania nell’adorazione dei Magî; ma ci sono ancora cinque epifanie, cioè “manifestazioni” di identità che la vita di Gesú presenterà ai presenti: il Battésimo che oggi celebriamo; il segno di Cana di Galilea; la Trasfigurazione sul Tabor; la morte in Croce con tutti i segni straordinarî che l’accompàgnano; e infine la Risurrezione dai morti. Sono Manifestazioni del Fíglio di Dio, Vero Dio col Padre e lo Spírito Santo; Vero Uomo con noi. Del resto san Giovanni lo dice nella sua prima léttera: «La vita infatti si manifestò, noi l’abbiamo veduta e di ciò diamo testimonianza e vi annunciamo la vita eterna» (1 Gv 1, v.2).
Oggi osserviamo come Gesú stupisce san Giovanni Battista della sua presenza al Giordano, in fila coi peccatori, in un luogo che parla di conversione e di desidèrio di avere cancellati dei peccati.
Non è il luogo adatto a Gesú, Lui che è senza peccato e non ha bisogno di nessuna conversione. E infatti Giovanni «voleva impedírglielo, dicendo: “Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?”» (Mt 3, v.14). Infatti che cosa aveva predicato prima? «Io vi battezzo con acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è piú potente di me e io non son degno neanche di portargli i sàndali; egli vi battezzerà in Ispírito santo e fuoco. Egli ha in mano il ventilabro, pulirà la sua àia e raccoglierà il suo grano nel granàio, ma brucerà la pula con un fuoco inestinguíbile» (Mt 3, v.11).
Gesú non contraddice la verità predicata da Giovanni, ma adèmpie ogni giustízia con la gradualità del «mite e úmile di cuore». Egli è il Salvatore, ma realizza la salvezza delle nazioni senza violenza e senza armi, realizzando cosí la profezia di Isaia che la prima lettura di oggi ci espone: «Ecco il mio servo che io sostengo, il mio eletto di cui mi compiàccio.
Ho posto il mio Spírito su di lui;
egli porterà il diritto alle nazioni» (Is 42, v.1).
È Dio Padre che parla del dono dello Spírito Santo che ci farà il Fíglio, e che Unge pubblicante il Fíglio come il Restauratore paziente dell’umanità ferita e smorta, senza diritto e senza insegnamento autèntico, nel búio e nel càrcere. Gesú si immerge nel Giordano per realizzare le profezie che lo riguàrdano e per mostrare l’umiltà del Messia e la realtà di un nuovo lavacro.
Il Battésimo di Gesú mostra il battésimo cristiano, nella sua novità e potenza, in ciò che realizza invisibilmente. Mentre Cristo è già visibilmente santo; noi abbiamo bisogno di questo lavacro per cominciare ad èsserlo, per vederci aperto il Cielo, per vedere scèndere su di noi lo Spírito, e per èssere figlî adottivi del Padre. Anche qui Dio Padre parla e si fa sentire da tutti, ma non piú per bocca di un profeta: «Questi è il Fíglio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento» (Mt 3, v.17).
La santità e umiltà del Fíglio, l’obbedienza e la verità di ciò che còmpie, sono il compiacimento del Padre, la sua giòia, e la sua glòria, il suo stare con noi, perché con questa modalità si distrúggono le òpere del diàvolo.
Lo diceva san Pietro dopo il battésimo dato al centurione Cornèlio e alla sua famíglia: «Voi sapete come Dio consacrò in Spírito Santo e potenza Gesù di Nàzaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stàvano sotto il potere del diàvolo, perché Dio era con lui» (At 10, 37-38).
Dio vuole èssere anche con noi come lo era con Gesú e in Gesú. Il nostro battésimo vissuto è il modo in cui la presenza di Dio nel mondo è di contatto. Noi siamo quel contatto, quella forza nascosta che parte da un rinnovamento interiore che porta il Cielo nell’ànima e l’ànima in Cielo.
Nella preghiera di colletta abbiamo detto: «O Padre, il tuo Fíglio unigènito
si è manifestato nella nostra carne mortale: concedi a noi,
che lo abbiamo conosciuto come vero uomo,
di èssere interiormente rinnovati a sua immàgine».
Questo rinnovamento comíncia col battésimo, ma contínua tutta la vita, perché le promesse del battésimo di fedeltà, coerenza, amicízia con Cristo e partecipazione alle sue sofferenze e ai suoi desiderî, sono il pane quotidiano di chi vuole fare la volontà del Padre. Riscopriamo allora il Battésimo come dono della degnazione e misericòrdia di Dio nei nostri confronti; comprendiamo che il dono di èssere figlî adottivi di Dio vale piú di ogni altra cosa.
Ringraziamo di èssere innestati col battésimo nella Vera vite e nella sua vita divina. Aspiriamo a quella vita nell’amore, che è il frutto di un battésimo compreso e vissuto.
Battésimo di Gesú anno A, 11 Gennàio 2026
Is 42,1-4.6-7; Sal 28; At 10,34-38; Mt 3,13-17
*L’autore aderisce ad una riforma ortografica della lingua italiana



