Don Sigurani: “la comunione spirituale è devozione. La sola valida è la sacramentale”


“Il responsabile di questo momento negativo della Chiesa si chiama Cei”.

Così ha dichiarato don Pietro Sigurani, rettore della Basilica San Eustachio di Roma a La Fede Quotidiana.

“Non dovevano strillare, ma parlare e mettere in chiaro le cose subito senza prendere ordini. Ma che roba! Non abbiamo potuto celebrare la Pasqua eppure abbiamo cattedrali e chiese grandi dove con le opportune garanzie, la gente distanziata non si contagia”, ha aggiunto don Sigurani.

In merito alle messe in tv, il sacerdote ha spiegato: “parlano di comunione spirituale: ma questa è una devozione. La sola comunione valida è quella sacramentale e si sa che almeno a Pasqua ci si deve comunicare. Noi dal punto di vista sacramentale Pasqua ancora non la abbiamo fatta”.

Sull’iniziativa dei vescovi italiani di volere affidare l’Italia al Cuore Immacolato di Maria, don Sigurani è stato critico: “lo ha fatto Salvini qualche tempo addietro e prima di lui, Pio XII. Che novità è? Siamo inetti ed abbiamo paura. La fede non ha dimensione privata, ma sacramentale e pubblica. Le ragioni di questa prudenza dei vescovi? Facile capirle, ma non si può dire!”.


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Consiglierei ai politici di iniziare le loro riunioni dopo aver rivolto al Signore una preghiera di intercessione per ottenere ancora una volta la Misericordia di Dio e l’allontanamento del male. Dove due o più sono riuniti nel mio nome, dice Gesù, tutto quello che chiederete al Padre mio, il Padre mio nel mio nome ve lo concederà. Con la preghiera si ottiene tutto ma deve essere sincera e convinta. Più fede e meno paura.