“Ministro della famiglia, è umiliante certificare che mia moglie, con 5 figli, è ‘disoccupata’”


 

Gentile Ministro Bonetti,

Sono un avvocato di 35 anni di Roma, padre di cinque figli di 6, 5, 4, 2 e 1 anno. Mia moglie fa la casalinga (“disoccupata”? Qualcuno provi a dirglielo…). In questo periodo stiamo provvedendo alla cura dei nostri figli, poiché da circa 2 mesi siamo chiusi in casa come tutti (per la ‘gioia’ dei vicini che si lamentano del troppo rumore, li capisco), dovendo anche provvedere alla scolarizzazione del primo figlio, in prima elementare. Per conservare un equilibrio psico-fisico e un clima sostenibile, sto lavorando poco o niente. Ma se la Fase 1 è critica, la Fase 2 rischia di travolgermi. Io tornerò a dividermi tra Studio e Tribunale, e i miei cinque figli? Non possiamo contare sui nonni, ovviamente è troppo rischioso.

Mi sono detto: il Decreto Cura Italia ha istituito i bonus BabySitter? Potrei sfruttarli! Insomma, se non io… chi?! Ma ho appreso stasera con stupore (eufemismo) che la mia famiglia non può contare nemmeno su quelli. Sbrigando la pratica sul portale INPS le mie speranze si sono infrante quando, per poter proseguire nell’inserimento della domanda, mi è stato chiesto di certificare la seguente situazione: “Dichiaro che l’altro genitore non è disoccupato ed è un lavoratore”. Mi creda: ho trovato umiliante dover certificare difronte allo Stato Italiano che mia moglie, che si fa in cinque come il numero dei nostri splendidi figli, è una “disoccupata” e “non lavora”. Mia moglie è occupata e lavora più di molti altri professionisti certificati! Perché – è finalmente ora di fare questo balzo culturale – chi cura in forma stabile la famiglia e i figli, che sia il padre o la madre, sta la-vo-ran-do! Sta contribuendo al benessere sociale! Sta accudendo cittadini italiani che saranno protagonisti del nostro FUTURO!

Stando così le cose, comunque, la mia famiglia sta andando a sbattere contro un muro. E farà male. Non posso pensare di andare a lavorare e lasciare mia moglie a casa in “balia” di cinque bambini che, poveretti, non hanno davvero altra “colpa” che essere bambini. L’aiuto di una baby sitter (benché limitato, 60 voucher da un’ora) sarebbe stato molto comodo. Non risolveva il problema, ma almeno attutiva il fortissimo disagio. E invece niente, perché mia moglie, per lo Stato, pur avendo 5 figli non ha bisogno di un aiuto perché è formalmente “disoccupata”.

Vede Ministro, io prendo in mano la Costituzione, la apro, la sfoglio, la ammiro e leggo che “La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose” (art. 31). Che meraviglia! Poi la chiudo, la ripongo in libreria e mi guardo intorno. La famiglia numerosa c’è. Dov’è mai, però, questa Repubblica di cui si parla…?

Con rispetto,
Pietro
Papà di Roma


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